Pentecoste

la confusione che la superbia aveva portato tra gli uomini
è ricomposta in unità dallo Spirito Santo (dal prefazio di Pentecoste)

Quando in settimana ho letto le letture di questa Domenica di Pentecoste, le parole che più mi hanno colpito e invitato a fermarmi sono queste che san Paolo scrive alla comunità di Corinto. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.Mi ha colpito questa insistenza sul gran da fare dello Spirito nel distribuire a ciascuno un carisma, una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. A uno, a un altro, a uno, a un altro, a uno, a un altro, a un altro, a un altro, a un altro…
Vien da pensare che nessuno ne rimanda escluso da questa distribuzione; che nessuno possa lamentarsi di essere rimasto con le mani vuote o di aver ricevuto meno di altri; che nessuno possa vantarsi di essere migliore di altri; che nessuno possa avere motivo di perder tempo a far confronti e paragoni.
Mi sono anche venute in mente alcuni pensieri di un teologo svizzero dello scorso secolo Hans Urs von Balthasar. Così scrive: Sinfonia vuol dire accordo. Un suono. Diversi strumenti suonano. Diversi strumenti suonano insieme. Una tromba basso non è un violoncello; un violoncello non è un fagotto. Il contrasto fra gli strumenti deve essere il più netto possibile, in modo che ciascuno mantenga il suo timbro inconfondibile. Il compositore deve scrivere la parte in modo tale che il timbro di ogni strumento raggiunga il suo massimo effetto.  Maestro consumato è Mozart: i suoi concerti per violino, per corno o per clarinetto, mettono sempre in risalto la peculiarità specifica dello strumento. Nella vera sinfonia, però, tutti gli strumenti si fondono nell’accordo generale. Il mondo è simile a una grande orchestra che sta accordando i suoi strumenti; ognuno suona sul suo strumento una nenia monotona, mentre il pubblico affluisce e il direttore d’orchestra non è ancora arrivato. Ad un certo punto però il pianoforte suona un la, perché tutt’intorno si stabilisca una certa uniformità di suono: si accorda su qualche cosa di comune. Anche la scelta degli strumenti presenti non è casuale.  Essi costituiscono già, con la diversità delle loro caratteristiche, qualche cosa come un sistema di coordinate. L’oboe, aiutato forse dal fagotto, farà da contrappunto alla parte degli archi; tuttavia non sarebbe sufficientemente efficace, se i corni non svolgessero il compito di sottofondo unitario per il dialogo dei diversi strumenti. La scelta è determinata dal disegno che provvisoriamente giace, muto, nella partitura aperta; non appena però la bacchetta del direttore d’orchestra si alzerà, richiamerà su di sé l’attenzione di tutti gli strumenti, trascinerà tutta l’orchestra con sé e allora si vedrà qual è il compito di ognuno.
(il testo completo qui: https://www.gliscritti.it/preg_lett/antologia/sinfonica.htm)
A ciascuno è dato un dono. A ciascuno un dono diverso. Verrebbe da pensare che se il mondo a volte è così difficile da abitare è proprio per questa grande diversità che lo abita. Le differenze sono innumerevoli, e certamente possono diventare motivo di scontro: è più importante il linguaggio della sapienza o quello della conoscenza? Il dono della profezia o quello delle lingue? Il dono delle guarigioni o il potere dei miracoli? 
È domanda che neppure ci dovremmo fare: questi paragoni portano solamente a rendere il mondo peggiore. Come se in una famiglia il papà si ritenesse più importante della mamma e viceversa; o in una comunità si ritenesse più stimabile la catechista di chi pulisce la chiesa, o il consigliere pastorale più stimabile di chi non riesce ad avere incarichi perché si occupa del genitore anziano.
La festa della Pentecoste è la festa di un mondo che custodisce le differenze perché ciascuno ne tragga beneficio. È la festa che ci ricorda che ognuno dei doni che lo Spirito distribuisce è essenziale alla vita della Chiesa e di ogni comunità e per questo motivo ci ricorda che non c’è nessuno che non sia necessario agli altri e non c’è nessuno che non abbia bisogno degli altri.
San Paolo nel capitolo 12 della prima lettera ai Corinti non usa l’immagine dell’orchestra, ma del corpo: Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi».
La varietà dei doni di grazia non va semplicemente subita come un fastidio o come confusione, non come motivo di rivalità e di competizione, non come occasione di graduatorie o maldicenze. San Paolo è chiaro: quel carisma che ciascuno riceve è per il bene comune non per l’affermazione personale, è per l’utilità di molti e non per la carriera o il successo individuale. Tutti quei doni sono semplicemente al servizio di  una comunità cristiana, della sua vivacità, della sua fedeltà al Vangelo. Quale spazio può essere lasciato alla gelosia quando si tratta dello stesso Dio che agisce in noi e in tutti? Piuttosto, c’è gioire di questa sua molteplice ricchezza. Quale spazio al voler far tutto, nella convinzione che solo così sarà fatto bene.
Quale motivo c’è di insistere nel difendere le proprie ragioni senza preoccuparsi di custodire anche la comunione e soprattutto la verità?
Rinnoviamo allora insieme, gli uni per gli altri, con fiducia la preghiera di invocazione dello Spirito
«Vieni, Santo Spirito,
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

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