
Prima domenica di Quaresima. Cominciamo il tratto di cammino dell’anno liturgico che ci prepara alla Pasqua, rimanendo consapevoli che il cristiano se vuole rimanere tale, la Pasqua non la può mai dimenticare, non può mai perderla di vista e che per questo dovremmo aver cura della nostra partecipazione all’eucarestia domenicale che è esattamente il ripetersi della Pasqua. Come ogni anno cominciamo questo cammino entrando in compagnia di Gesù nel deserto dove, come ci ricorda l’evangelista Matteo, subisce la tentazione.
Entriamo anche noi accettando la sfida che il tentatore lancia a Gesù chiedendogli di dimostrare se davvero è figlio di Dio, ma soprattutto domandando a noi stessi quale significato e quali conseguenze ha per noi l’essere figlio di Dio. La risposta che dà il tentatore a questa domanda è chiara e affascinante. I figli di Dio approfittano di ogni situazione per ricavarne il massimo vantaggio. I figli di Dio non si fanno mancare nulla di quello che desiderano. Hai fame? E cosa aspetti a trasformare pietre in pane? I figli di Dio amano dare spettacolo e mettersi al centro delle situazioni. Amano stupire ed essere ammirati. I figli di Dio amano le situazioni rischiose, tanto poi un modo per cavarsela lo si trova sempre senza badare a chi poi ne pagherà il prezzo. Sono convinti che quando stan bene loro, stan bene tutti. Il senso di responsabilità è solo un freno ai piaceri della vita, al raggiungimento dei traguardi e degli obiettivi che ci si è posti e qualunque cosa o chiunque si frapponga, è solo un impiccio di cui liberarsi. Ci si può servire di tutti, e tutti possono tornar utili, perfino gli angeli. Comanda, ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”.I figli di Dio vendono l’anima al diavolo pur di possedere il mondo: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».Secondo il tentatore questa è la vera visione del mondo per i figli di Dio e al termine di quei 40 giorni, quando la fame incomincia a farsi sentire, quando la solitudine morde, la propone a Gesù: se tu sei Figlio di Dio, se lo sei veramente, allora trasforma i sassi in pane o gettati giù dal punto più alto.
Dove è il tuo Dio adesso che hai fame? Dio è sempre troppo lontano per far conto sul suo aiuto. La grande tentazione è sempre quella nella vita: il grande dubbio di non poter mai davvero contare su Dio quando hai bisogno, di sentire che se anche ti guarda, poi alla fine non fa mai nulla per aiutarti; non avere addosso il suo sguardo e la sua protezione, di non contare nulla, per nessuno. Ha forse fatto qualcosa per la pandemia? Ha forse fatto cessare le guerre? Ha posto fine alla fame? Ha forse fatto guarire quella persona cara per cui lo hai pregato? Ha forse impedito quella disgrazia o quell’incidente?
È un vero e proprio scontro quello che sta accadendo nel deserto: da una parte Gesù dall’altra il Tentatore; uno scontro tra due mondi; tra due idee diverse di vita e di umanità. Da Gesù è proposta una visione diversa da quella ascoltato finora: ben diversa la sua idea di figlio di Dio. Perché i figli di Dio non sono coloro che aspirano all’abbondanza facile di pane, di potere, di successo. I figli di Dio non aspirano ad una tavola piena di sassi trasformati in pane, incuranti di tutto e di tutto: essi trovano la loro pace e gioia nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti. Essi sanno che non è nel potere e nel successo la gioia. La grandezza non è data dal raggiungere i primi posti e neppure nel guadagnare ricchezza; la riuscita della vita non è stabilità dalla fama e dall’applauso della gente; non è vendendo l’anima, ma custodendola che arriva la pace. Come il Signore ha già rassicurato per mezzo del profeta Isaia, tu figlio di Dio, “se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarài come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono”.
Ogni tempo di Quaresima è momento per decidere di chi fidarsi: se del tentatore o di Gesù. Chi scegliamo come compagno di viaggio e come guida? A chi ci affidiamo nei momenti di tristezza o di prova? A chi diamo ascolto e da chi ci sentiamo ascoltati? Sono le domande che ogni figlio di Dio prima o poi è chiamato a farsi.
È tempo opportuno per verificare quanto siamo distanti da Dio e anche dai nostri fratelli. Per ascoltare la nostra fame di vita e scegliere dove e come ristorarci, ma anche per ascoltare la fame di vita dei nostri fratelli e scegliere, testimoniando nella carità, il nostro essere, nella verità, figli di Dio.



