Ottava del Natale – 1 gennaio 2023

Il Signore ti faccia grazia

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. Le parole del Vangelo che descrivono l’atteggiamento di Maria davanti agli avvenimenti della nascita di Gesù, mi paiono preziosi per disporre il nostro animo ad un sapiente e saggio atteggiamento nei confronti di questo giorno in cui celebriamo l’Ottava del Natale di Gesù, ma in cui celebriamo anche l’arrivo di un nuovo anno. Un anno è lungo. Sono 365 giorni; Non sono mai tutti uguali; possono accadere molte cose. Noi siamo soliti contare la vita per anni, ma siamo chiamati a viverla giorno per giorno e occorre a volte molta, molta, molta pazienza. Oggi non siamo molto diversi da quello che eravamo ieri e domani non saremo molto diversi da quello che siamo oggi. Difficilmente la vita ha svolte così improvvise; procede più per continuità che per discontinuità. La pace non la si fa in un giorno e neppure la guerra. È sempre un processo, un’evoluzione: qualcosa che si prepara nel tempo perché accada. Lo scorrere lento dei giorni è limite invalicabile, ma insieme è dono prezioso per chi intende crescere, costruire, piantare, raccogliere, educare.
Trovo illuminanti le parole di papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium che mi permetto di ricordare: il tempo è superiore allo spazio. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli.  Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci.
Maria, custodendo tutto quanto stava accadendo, meditando nel suo cuore, aveva messo da parte la pretesa di capire tutto e subito e di risolvere ogni problema: solo il tempo poteva offrire risposte e mettere ordine e illuminare il mistero che stava davanti agli occhi.
Occorre imparare a dare tempo al tempo, ma ancora di più a concedere tempo a Dio e a noi stessi. Se anche siamo insoddisfatti dei nostri sforzi, di quanto abbiamo raccolto, se siamo delusi da qualcuno e forse anche da noi stessi, non possiamo lasciarci tentare dalla tristezza o dall’amarezza o peggio dall’angoscia. Dobbiamo dare tempo e fiducia a Dio.
È bene continuare a sorridere. Nulla è mai tutto e subito. Nemmeno questo bimbo appare Dio tutto e subito, ha bisogno del tempo per crescere e per farsi conoscere, eppure i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Gli stessi primi discepoli – anche coloro di cui si dice: subito lo seguirono – ci metteranno del tempo.
Per il cristiano, ovvero per colui che crede nel Dio del Vangelo, il tempo non è mai un nemico: è il luogo della conversione; il luogo del peccato e del perdono; è il luogo della grazia. È il Signore stesso che ci insegna come invocarla e come distribuirla, quando ordina a Mosè di insegnare ad Aronne e ai suoi figli cosa dirsi gli uni con gli altri: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.Parole che assomigliano ad una carezza di cui abbiamo bisogno in questo tempo in cui la dura realtà sembra invece volerci prendere a sberle, facendoci credere che sia il male a vincere; facendoci sentire di cosa è fatta la vita, dopo anni forse troppo trascorsi nella spensieratezza, illusi di poter vivere di sogni e di fantasia, di potere tutto.
Abbiamo bisogno di imparare a ringraziare non per un anno senza guai o problemi, ma per tutto quello che il Signore ha fatto per accompagnarci attraverso guai o problemi, per tutti quelli che ci sono stati accanto, ci hanno benedetto e custodito, per chi non ha voltato la faccia.  Di invocare non un anno senza problemi, ma di farci essere capaci di rimanere accanto, benedire, custodire, non voltare la faccia, credere, fidarsi.
La grazia e la benedizione di Dio poche volte sono miracolo, sono più frequentemente seme che cerca terreno buono, che cerca la nostra collaborazione, che cerca cura, che necessita appunto tempo e attesa, pazienza e speranza. Se non ne avete, chiedetele, mi pare che sia il migliore dono che possiamo ricevere dal Signore.


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