9° domenica dopo Pentecoste

Un tempo, Signore, parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo: la mia mano è il suo sostegno

Un tempo, Signore,
parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:
la mia mano è il suo sostegno

Siamo ancora dentro il capitolo 22 del Vangelo di Matteo. Siamo ai versetti finali di un capitolo che nella sua interezza ci fa toccare con mano la grande e aspra rivalità che si era creata tra Gesù e i farisei. Domenica scorsa abbiamo ascoltato i versetti centrali e la domanda che i farisei rivolgono a Gesù con il chiaro intento di metterlo alla prova: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?
Ma in quel capitolo ci sono anche altre due domande che nascono dallo stesso desiderio di mettere in difficoltà Gesù e screditarlo e renderlo inviso ai suoi discepoli e alla folla che lo seguiva.
I sadducei lo interrogano in merito alla resurrezione: c’erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo… Alla risurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie?
Poi tocca ad un dottore della legge: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
Le risposte di Gesù sono tutte di grande equilibrio e di grande chiarezza: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi».
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Ma dopo aver ascoltato le domande, Gesù tiene quasi sempre rilancia e tiene aperto il dialogo, rivolgendo a sua volta domande. Ecco allora che visti i farisei di nuovo riuniti, ora è lui a chiedere: «Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?».
La domanda è simile a quella che aveva già posto ai suoi discepoli ed è domanda fondamentale per chiunque voglia avere a che fare con Gesù: chi dite che io sia?
È domanda a cui non è possibile rispondere dicendo semplicemente che cosa sappiamo di lui; piuttosto chiede di mettere in gioco pensieri e parole che dicano chi è lui per noi. Ci ha cambiato ed è ancora in grado di cambiarci la nostra fede in lui?
È domanda a cui neppure si può rispondere citando la Bibbia a memoria o ripetendo quello che si è imparato fin da piccoli a catechismo: è figlio di Davide.
Non contano le opinioni; questa domanda chiede di mettere in gioco quella stessa fede che deve essere messa in gioco quando noi facciamo domande a lui, quella stessa fede che non avevano messo in gioco i farisei che avevano domande solo per metterlo alla prova, ma che non si erano lasciati mettere alla prova da lui.Non bastano le opinioni neppure davanti ad una pagina di Vangelo: non è sufficiente dire mi piace o non mi piace. Questa banale interazione è buona per i social moderni. Occorre poter dire mi fido o non mi fido; occorre poter dire come quella pagina interpreta la mia vita; mi aiuta a capire chi sono e chi voglio diventare, cosa voglio, cosa non voglio; come sa mettere ordine ai miei pensieri e ai miei desideri; se e come sa mettere ordine anche ai sentimenti più nascosti e rassicurare; come interpella la mia disponibilità o il mio rifiuto, aumenta la mia fede o la mia incredulità.
Credere non è lasciarsi convincere da un altro, neppure da Gesù, ma è lasciarsi porre la domanda: che pensi tu di me? È sentire dentro se stessi un piccolo sussurro che dice: mi fido, gli credo e perciò credo.
Il Dio del Vangelo non si lascia certo spaventare e non dobbiamo spaventarci noi con lui, di risposte che sembrano imperfette o parziali.
Gesù ha avuto pazienza anche con i suoi discepoli. Li ha scelti, li ha accolti; è stato con loro, li ha istruiti, ha chiarito e coinvolto, incoraggiato e rimproverato e sa che una fede è valida anche se è piccola come un granello di senape.
Ogni domanda del Vangelo racconta la chiara volontà di Dio di intrattenere una relazione di amicizia, di alleanza, e di dialogo con l’uomo. Manifesta la sua attenzione nei nostri confronti, il rispetto della nostra libertà e coscienza; crea un rapporto fatto di stima e rispetto, di diritto di esprimersi e di decidere.
Ogni sua domanda, come ogni pagina di Vangelo, soprattutto dà da pensare.
Non sempre, dopo aver fatto la domanda, Gesù pretende la risposta immediata: le vere domande non perdono così facilmente la propria forza.
Rimangono lì nel cuore e al momento giusto tornano a bussare, a risvegliare la nostra coscienza, a riportarci alla verità di noi stessi e della nostra vocazione.
Spero che anche oggi possiate tornare a casa con una domanda e con qualcosa a cui pensare, con il desiderio di fare tutto il possibile perché mai si interrompa il dialogo con il Signore.

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