Siamo ancora dentro il capitolo 22 del Vangelo di Matteo. Siamo ai versetti finali di un capitolo che nella sua interezza ci fa toccare con mano la grande e aspra rivalità che si era creata tra Gesù e i farisei. Domenica scorsa abbiamo ascoltato i versetti centrali e la domanda che i farisei rivolgono a Gesù con il chiaro intento di metterlo alla prova: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?
Ma in quel capitolo ci sono anche altre due domande che nascono dallo stesso desiderio di mettere in difficoltà Gesù e screditarlo e renderlo inviso ai suoi discepoli e alla folla che lo seguiva.
I sadducei lo interrogano in merito alla resurrezione: c’erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo… Alla risurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie?
Poi tocca ad un dottore della legge: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
Le risposte di Gesù sono tutte di grande equilibrio e di grande chiarezza: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi».
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Ma dopo aver ascoltato le domande, Gesù tiene quasi sempre rilancia e tiene aperto il dialogo, rivolgendo a sua volta domande. Ecco allora che visti i farisei di nuovo riuniti, ora è lui a chiedere: «Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?».
La domanda è simile a quella che aveva già posto ai suoi discepoli ed è domanda fondamentale per chiunque voglia avere a che fare con Gesù: chi dite che io sia?
È domanda a cui non è possibile rispondere dicendo semplicemente che cosa sappiamo di lui; piuttosto chiede di mettere in gioco pensieri e parole che dicano chi è lui per noi. Ci ha cambiato ed è ancora in grado di cambiarci la nostra fede in lui?
È domanda a cui neppure si può rispondere citando la Bibbia a memoria o ripetendo quello che si è imparato fin da piccoli a catechismo: è figlio di Davide.
Non contano le opinioni; questa domanda chiede di mettere in gioco quella stessa fede che deve essere messa in gioco quando noi facciamo domande a lui, quella stessa fede che non avevano messo in gioco i farisei che avevano domande solo per metterlo alla prova, ma che non si erano lasciati mettere alla prova da lui.Non bastano le opinioni neppure davanti ad una pagina di Vangelo: non è sufficiente dire mi piace o non mi piace. Questa banale interazione è buona per i social moderni. Occorre poter dire mi fido o non mi fido; occorre poter dire come quella pagina interpreta la mia vita; mi aiuta a capire chi sono e chi voglio diventare, cosa voglio, cosa non voglio; come sa mettere ordine ai miei pensieri e ai miei desideri; se e come sa mettere ordine anche ai sentimenti più nascosti e rassicurare; come interpella la mia disponibilità o il mio rifiuto, aumenta la mia fede o la mia incredulità.
Credere non è lasciarsi convincere da un altro, neppure da Gesù, ma è lasciarsi porre la domanda: che pensi tu di me? È sentire dentro se stessi un piccolo sussurro che dice: mi fido, gli credo e perciò credo.
Il Dio del Vangelo non si lascia certo spaventare e non dobbiamo spaventarci noi con lui, di risposte che sembrano imperfette o parziali.
Gesù ha avuto pazienza anche con i suoi discepoli. Li ha scelti, li ha accolti; è stato con loro, li ha istruiti, ha chiarito e coinvolto, incoraggiato e rimproverato e sa che una fede è valida anche se è piccola come un granello di senape.
Ogni domanda del Vangelo racconta la chiara volontà di Dio di intrattenere una relazione di amicizia, di alleanza, e di dialogo con l’uomo. Manifesta la sua attenzione nei nostri confronti, il rispetto della nostra libertà e coscienza; crea un rapporto fatto di stima e rispetto, di diritto di esprimersi e di decidere.
Ogni sua domanda, come ogni pagina di Vangelo, soprattutto dà da pensare.
Non sempre, dopo aver fatto la domanda, Gesù pretende la risposta immediata: le vere domande non perdono così facilmente la propria forza.
Rimangono lì nel cuore e al momento giusto tornano a bussare, a risvegliare la nostra coscienza, a riportarci alla verità di noi stessi e della nostra vocazione.
Spero che anche oggi possiate tornare a casa con una domanda e con qualcosa a cui pensare, con il desiderio di fare tutto il possibile perché mai si interrompa il dialogo con il Signore.
In Evidenza
Orari Messe
decanato di Missaglia
Libretto per i canti
E' possibile scaricare sul proprio cellulare il libretto dei canti da usare durante le messe a questo link

VUOI ESSERE AGGIORNATO SULLE INIZIATIVE?
Chi vuole avere le notizie della parrocchia direttamente sul proprio cellulare si può iscrivere al gruppo di WhatsApp, un gruppo solo di informazioni, senza commenti.
Basta usare il seguente link
Canale YouTube
Canale YouTube delle Parrocchie di Monticello-
Articoli recenti
Twitter Papa
Link
Login


