5° dopo Pentecoste

Gesù disse loro di nuovo: In verità, in verità vi dico: io sono la porta

Gesù disse loro di nuovo: In verità, in verità vi dico: io sono la porta

Il versetto che precede quelli che abbiamo ascoltato e accolto nel Vangelo, ci dà una indicazione preziosa per entrare dentro questo racconto: Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Con i suoi discepoli sta raggiungendo Gerusalemme, sta andando incontro alla sua ora. La strada intrapresa da Gesù è quella più difficile: quella della passione e della Croce. Solo passando da lì, si arriva alla gioia della resurrezione. Solo lungo quella strada, consegnando la propria vita, la si comprende; solo perdendola la si trova. Solo amando ci si salva.
Mentre è in cammino un tale gli rivolge questa domanda: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»
Gesù aveva già indicato come ci si salva. Il suo camminare verso Gerusalemme è esattamente coerente con quello che aveva già annunciato: chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
È la domanda che abita forse anche il nostro cuore di fronte a queste condizioni così esigenti e anche così lontane dalla nostra logica. È la domanda che ci abita di fronte alla constatazione che la nostra buona volontà, le nostre capacità, il nostro impegno non sono sufficienti a risolvere le situazioni che ci affannano e dentro cui ci sembra di perderci; non sono sufficienti neppure a vincere la nostra personale battaglia contro i nostri difetti, i nostri vizi, le nostre debolezze; non bastano a impedirci di ricadere a volte negli stessi errori, negli stessi peccati.
Pensiamo a quei difetti che ci pesa tanto confessare, non tanto per la loro gravità, ma per la loro eterna presenza. E tanto più sono piccoli e tanto più persistono in noi, tanto più grande è il senso di frustrazione rispetto al non saperli proprio dominare e vincere.
Chi si salva, Signore? Quanti sono quelli che ce la fanno?
Chi ci vorrà ancora bene se davvero vedesse come siamo dentro. Se davvero leggesse tutti i nostri pensieri, inconfessabili e nascosti. Le nostre fragilità, le nostre insicurezze, le nostre paure…
Chi si salva Signore? Diventa questa la domanda gridata, piena di disperazione, che a volte ci affiora dal cuore come gemito, a volte come domanda rassegnata…
Ma io vorrei che oggi provassimo a cambiare anche solo di poca la domanda. Chi ci salva? Quali sono le persone che ci salvano? Perché io credo che ciascuno di noi abbia nella propria vita persone a cui deve la propria salvezza.
Persone che ci hanno visto e conosciuto a fondo e hanno deciso con determinazione di volerci bene lo stesso. Di consumare la loro vita perché noi avessimo vita; persone che ci riservano attenzione e premure di cui a volte neppure ci accorgiamo, ma che appunto ci salvano da una vita grigia e monotona; persone che con la loro presenza, con un semplice sorriso, con una parola giusta detta nel momento giusto, ci raccolgono quasi da terra e ci sanno rialzare.
Io oggi vorrei invitarvi a domandarvi: chi ci salva Signore? Chi ci hai messo accanto per salvarci? Per darci continuamente la forza di rialzarci dai nostri errori, di rimetterci in piedi e di continuare a cercare e a camminare verso la porta che ci fa migliori? Chi continua a volerci bene nonostante le delusioni che gli abbiamo dato? Chi continua a credere in noi e ci dà la forza di credere in noi stessi e nella vita?
La vita a volte non è una lotta contro altri uomini, bensì una battaglia che ognuno di noi combatte nel proprio cuore contro la parte egoista, insicura e fragile di noi stessi, direbbe la lettera agli Ebrei: contro il peccato che ci assedia, contro tentazioni seducenti…
Persone che, come Abramo, pensano che in noi ci possa essere del bene sufficiente per poter ricominciare. Non importa sia tanto o poco. Non sarà forse 50, non sarà forse 40, non sarò forse 30… ma fosse anche solo per quel 10… noi da lì possiamo ripartire.
Da lì e da quel Signore Dio che il salmo ci ha ricordato: Ascolta la voce della mia supplica, quando a lui grido aiuto, quando alzo le mie mani verso il tuo santo tempio. Il Signore è mia forza e mio scudo; in lui ha confidato il mio cuore. Mi ha dato aiuto…
Noi non siamo soli in questa che pare una dura battagli per la salvezza. Signore tu hai messo accanto a noi persone che come Abramo intercedono per me. Fanno il tifo, stanno dalla mia parte. Ci sopportano quando neppure noi ci sopportiamo, mortificati dagli errori di sempre.
Ti chiediamo innanzitutto di benedirle e di insegnare a noi a dire bene di loro. Sia questa la nostra prima forma di gratitudine. Ricordaci che non abbiamo la necessità di sapere quanti si salvano, perché crediamo che sarai tu a salvarci Signore. Abbiamo solo bisogno di capire che per passare da quella porta che tu ci tieni aperta, noi abbiamo solo bisogno di farci piccoli, e che la forza su cui conteremo è la tua e non la nostra.

Questa voce è stata pubblicata in Riflessioni, Vangelo della domenica. Contrassegna il permalink.