Una pubblicità domandava una volta: ti piace vincere facile? Era la pubblicità dei tagliandi “gratta e vinci” e penso di poter dire che era certamente una pubblicità ingannevole perché per quanto si possa dire o credere non è così facile vincere. Più facile perdere soldi che guadagnarli.
La stessa cosa potremmo dirla oggi. Se ti misuri sul comandamento antico – il numero 5: non uccidere – allora ne usciamo tutti vincitori. Penso proprio di poter dire infatti che nessuno di noi ha mai ucciso qualcuno. Ne usciamo tutti vincitori e con l’immagine dei bravi ragazzi e dei bravi cristiani, che non hanno mai ucciso nessuno, vanno a messa e non sono soliti fare del male. Facile.
Gesù oggi alza l’asticella e non di poco e non è così facile scavalcarla. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Ditemi voi, quanti di noi qui presenti, sentono di poter superare questo esame di buona condotta.
Tutti noi stiamo dentro bene i confini del comandamento, ma non “non uccidere” è troppo poco. Io – dice Gesù – vi chiedo molto di più. Vi chiedo quello che Caino non ha capito. L’essere fratelli è la verità del vostro vivere; l’essere custodi l’un dell’altro; il prendersi cura; l’interessarsi.
Con tuo fratello – io ti chiedo – evita, se ti riesce, perfino di arrabbiarti; evita, se ti riesce, di dirgli pazzo o stupido. Prima di entrare nel merito di queste parole, io credo sia importante apprezzare l’operazione liberatoria di Gesù nei confronti dei comandi antichi. Non li cancella, illudendo l’uomo di essere più libero senza quei comandamenti, ma restituisce loro la propria forza originaria, la loro capacità di indicare una strada e un cammino di carità, di vita, di gioia. Invita ad andare oltre, ma anche ad andare dentro il comando, un oltre e un dentro dove incontri il cuore di Dio, il suo volto, incontri il suo amore. Vinciamo facile anche se ci paragoniamo a Caino, il cui nome è diventato sinonimo di malvagio, di omicida. Ma le sue parole non sono forse anche se non sulla nostra bocca, nel nostro cuore: «Sono forse io il custode di mio fratello?». Meno facile è stare davanti a Dio quando ci chiede conto dei nostri fratelli: «Dov’è Abele, tuo fratello?». La tentazione nostra è la stessa del primo omicida: sono forse chiamato io a dover essere il custode di mio fratello? a dovermene prendere cura? ad interessarmi di lui?
Con la sua semplicissima domanda rivolta ad ogni uomo, Dio smonta ogni nostro tentativo di giustificare l’indifferenza come unica risposta possibile. Ci spinge piuttosto a far nostra una mentalità diversa, un sentimento diverso, perfino una cultura diversa, che ci disponga a superare le inimicizie e a prenderci cura gli uni degli altri.
Occorre per questo stare attenti alle radici del male.
Dopo essere andati oltre la legge ed arrivati fin dentro al cuore di Dio, occorre arrivare fin dentro il nostro cuore dove possono aver messo radici sentimenti tossici come il disprezzo, la gelosia, l’invidia, l’ira, la competizione, la superbia.
Occorre fare pulizia. Le domande che Dio pone a Caino prima ancora che egli uccida Abele, sono domande che dovremmo fare anche a noi stessi: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai».
Guai a dare spazio, a coltivare ai propri sentimenti negativi sentimenti.
Il piccolo Principe lo chiama il dramma dei baobab.
Infatti, sul pianeta del piccolo principe ci sono, come su tutti i pianeti, le erbe buone e quelle cattive. Di conseguenza: dei buoni semi di erbe buone e dei cattivi semi di erbe cattive. Ma i semi sono invisibili. Dormono nel segreto della terra fino a che all’uno o all’altro pigli la fantasia di risvegliarsi. Allora si stira, e sospinge da principio timidamente verso il sole un bellissimo ramoscello inoffensivo.
Ma se si tratta di una pianta cattiva, bisogna strapparla subito, appena la si è riconosciuta.
C’erano dei terribili semi sul pianeta del piccolo principe: erano i semi dei baobab.
Il suolo ne era infestato. Ora, un baobab, se si arriva troppo tardi, non si riesce più a sbarazzarsene.
Ingombra tutto il pianeta. Lo trapassa con le sue radici.
E se il pianeta è troppo piccolo e i baobab troppo numerosi, lo fanno scoppiare.
“È una questione di disciplina”, mi diceva più tardi il piccolo principe.
È una questione di disciplina, dice Gesù.
Non si vince facile contro il male e contro il peccato che è accovacciato alla porta del nostro cuore. Occorre la disciplina di estirparlo prima che il male diventi troppo grande e trapassa il cuore con le sue radici fino a farlo scoppiare. Non si vince facile. È ingannevole pensarlo.
Occorre disciplina.
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