3° domenica dopo Pentecoste

non temere

non temere

È possibile vivere senza dover in qualche modo esercitare la fiducia? Mi pare che le letture che abbiamo appena ascoltato ci suggeriscano di rispondere di no. Di qualcosa o di qualcuno occorre fidarsi. E se anche non ti fidi degli altri, sei in qualche modo costretto a fidarti di te o anche solo di quelle paure che ti fanno dire che non fidarsi è meglio.
Si fidano Adamo ed Eva, quando il serpente li conduce, pian piano a credere che è di Dio che non ci si può fidare. «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».  Decidono di fidarsi del serpente e di non dare peso al comando che Dio aveva dato loro in precedenza e che loro stessi ricordano: Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.
Uomo capace di fiducia è anche Giuseppe. Gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa”. Sostenuto e mosso da quella fiducia che Giuseppe decide di consegnare a Dio, contro ogni evidenza e ogni logica, quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
Nella vita non è possibile rimanere senza in qualche modo esercitare la fiducia. Poi possiamo cominciare a discutere chi merita la nostra fiducia. Senza fiducia, non ci avvicineremmo a nessuno, non viaggeremmo, non mangeremmo, non berremmo, salvo prima o poi morire in solitudine di vecchiaia o morire per una malattia a cui non avevamo pensato, o scivolando su un pavimento bagnato. Essere cauti è saggio; essere sempre sul chi va là e sospettosi è comunque pericoloso e alla fine insensato. Tocchiamo tutti con mano il crescere la diffidenza nei confronti delle istituzioni, Chiesa compresa, e di una scarsa fiducia negli altri: sentiamo la fatica di fidarci delle istituzioni pubbliche e di coloro che le guidano, dei medici, degli scienziati, dei manager, dei finanzieri, dei politici e dei giornalisti, ma anche spesso del vicino di casa e di chi sta dentro casa.
La fiducia è il cemento che tiene insieme ogni nostra relazione importante, le nostre amicizie, i grandi amori, i legami famigliari. È ciò che ci fa attendere il domani. È ciò che ci fa vivere insieme.
Non è facile certo, perché significa consegnare una parte di noi stessi ad un’altra persona, con il rischio di farci male e di sentir male, con il rischio che non ci venga restituita e di restarne prigionieri.
Ma questo rischio ci deve solo portare a scegliere bene coloro a cui decidiamo di dare fiducia, non a decidere di non darla a nessuno. Se ci pensiamo, ci renderemo conto che la  fiducia risiede in forma implicita in gran parte delle attività che svolgiamo ogni giorno.
Ogni giorno per andare al lavoro, per mangiare, per muoverci, per vivere, noi compiamo una serie infinita di atti di fiducia. Ci affidiamo agli altri: al medico che ci cura, al muratore che ha costruito la nostra casa, a chi cucina per noi e a chi ci ha venduto il cibo, al conducente dell’auto che si ferma per darci la precedenza. Diamo fiducia non perché lo vogliamo, perché davvero ci fidiamo, ma perché non possiamo farne a meno. E non è vero che la fiducia si dà solo alle cose serie, la fiducia si dà a tutto e tutti, per obbligo, perché la fiducia ci fa vivere. Anche quando andiamo a letto ci occorre la fiducia che nessuno ci sorprenderà nel sonno e ci farà del male o anche solo uno scherzo. Diversamente non ci addormenteremo e non ci riposeremo mai.
Bello questo addormentarsi e riposare di Giuseppe e ancora di più questo suo alzarsi con la tranquillità di chi sa di chi fidarsi e quindi sa quale scelta prendere e cosa deve fare. Il suo incubo – la donna che ama aspetta un bimbo e lui non è il padre – si trasforma in un sogno.
Adamo ed Eva che vivono il sogno del paradiso terrestre, quando smettono  di fidarsi di Dio vedono la loro vita trasformarsi in un incubo: Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba dei campi. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane. L’aver perso la fiducia in Dio per riporla nelle parole ingannevoli del serpente fa si che basti il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno ad incutere loro paura e a portarli a nascondersi.
Proviamo allora a guardar a Giuseppe che ci invita ad essere fiduciosi in Dio perché di fiducia abbiamo bisogno per vivere, sapendo che non tutto dipende solo da noi e stare al mondo come gente che si consegna a Dio ci aiuta a non lasciarci schiacciare dal peso stesso del mondo come se ogni responsabilità fosse caricata solo sulle sue spalle. Giuseppe è uomo che non perde il sonno perché è uomo che sa riporre fiducia in Dio. È uomo profondamente evangelico che fa pensare alle parole del Vangelo che abbiamo ascoltato domenica scorsa: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete;. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.
La storia di Giuseppe, di Adamo e di Eva sono la nostra storia, sono la nostra vita.
Da chi vogliamo prendere esempio?

 

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