Mangiare, bere, vestirsi… difficile poter vivere a lungo senza in alcun modo avere a che fare con questi verbi. Per questo potrebbe sembrar strano sentir dire Gesù: non preoccupatevi di queste cose. Nessuno di noi può rinunciare a nutrirsi e a vestirsi. E Infatti Gesù stesso ci dice: Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno.
È un altro il verbo a cui questo Vangelo ci chiede di dedicare meno tempo e meno attenzione: il verbo preoccuparsi. Preoccuparsi è certo sinonimo di darsi pensiero, avere cura e sollecitudine per qualcosa o qualcuno, ma più facilmente esso non ha a che vedere con un’azione, ma con uno stato dell’animo e della mente. Certamente ha a che fare con la responsabilità che avvertiamo verso la realtà, certamente ha a che fare con uno sguardo sul futuro inevitabile. Ma non possiamo non notare che oggi per 3 volte, e sarebbero state 4 se avessi letto anche il versetto successivo, ci viene detto: non preoccupatevi. E viene inoltre definito questo atteggiamento come abbastanza inutile la dove si legge: chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
Preoccuparsi indica quello stato mentale in cui ci ritroviamo quando anticipiamo i fatti o ci immaginiamo le conseguenze sgradevoli di una certa situazione, in cui caschiamo quando non siamo concentrati sul presente, l’unico tempo in cui noi possiamo agire e provare quindi a cambiare la situazione, ma ci proiettiamo nel futuro, dove tutto è ancora solo possibilità, ma non occasione.
Le occasioni che puoi sfruttare non sono quelle di domani, sono quelle che hai adesso.
La fiducia che questo Vangelo ci chiede di mettere nel conto nei confronti di Dio, non è quella di domani, ma quella di oggi. La grazia con cui Dio risponde alla nostra fiducia non è quella di domani, ma quella che ci offre oggi.
Con la solita semplice profondità in un’udienza del mercoledì papa Francesco spiega così questa cosa: “Non esiste altro meraviglioso giorno che l’oggi che stiamo vivendo. La gente che vive sempre pensando al futuro: “Ma, il futuro sarà meglio…”, ma non prende l’oggi come viene: è gente che vive nella fantasia, non sa prendere il concreto del reale. E l’oggi è reale, l’oggi è concreto. E la preghiera avviene nell’oggi. Gesù ci viene incontro oggi, questo oggi che stiamo vivendo. Ed è la preghiera a trasformare questo oggi in grazia, o meglio, a trasformarci: placa l’ira, sostiene l’amore, moltiplica la gioia, infonde la forza di perdonare.”
Oggi si crede, oggi si agisce, per il domani si spera, ma non ci si preoccupa. Sperare è sapere che anche Dio si occupa di noi, che anche Dio è in azione.
Come dice san Paolo, sperare è credere che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. Paolo non è ingenuo e sa che la realtà è difficile e a volte dura: tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi… la gloria futura è grande, ma intanto ci sono le sofferenze del tempo presente.
Quello di Gesù non è un invito a rimanere con le mani in mano; non è uno sguardo ingenuo sulla provvidenza che viene dall’alto; non è una giustificazione alla nostra pigrizia e trascuratezza. È la semplice constatazione che si cammina meglio liberi dall’affanno. Significativo che la precedente traduzione della bibbia del 1974, traduceva esattamente così il verbo greco: non affannatevi. Non preoccuparsi significa liberarsi da quella tremenda e spiacevole sensazione di non avere mai abbastanza, significa uscire dal pensiero che ci manchi sempre qualcosa. Questi convincimenti non sono sempre causati dalla scarsità dei doni del Padre, ma dalla scarsità della nostra fede e dalla incapacità di accontentarci nel senso più bello della parola che non ha a che fare con i contentini, ma con la capacità di essere contenti.
Per non perdere tempo e serenità preoccupandoci, il Vangelo ci invita a far nostri altri verbi: guardate. Osservate. Cercate la giustizia. E tutto vi sarà dato in più…
Dovremmo far nostro l’atteggiamento del salmista: rendete grazie al Dio degli dèi,
perché il suo amore è per sempre. Rendete grazie al Signore dei signori, perché il suo amore è per sempre. Lui solo ha compiuto grandi meraviglie, perché il suo amore è per sempre.
Dovremmo dedicarci un po’ meno a fare l’elenco delle cose che ci mancano e a dare voce alla conseguente lamentela, per osservare e godere di ciò che abbiamo, trovando poi il tempo e le parole giuste per ringraziare.
Allora cominceremmo a riconoscere che Dio è stato buono con ciascuno di noi.
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