Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse. L’inizio di questo Vangelo potrebbe farci sentire degli intrusi indiscreti. La parole che abbiamo ascoltato non sono rivolte a noi, ma sono rivolte da Gesù al Padre. Sono parole di preghiera e non di insegnamento, sono parole che raccontano e svelano cosa c’è nel cuore di Gesù, in quella notte, prima di consegnarsi alle vicende della passione. Forse per questo fatichiamo a comprenderle. Non sono rivolte a noi, anche se comprendiamo parlano di noi. Parlano della preoccupazione di Gesù per i suoi discepoli. Sono parole di affidamento.
Gesù sa bene a cosa stanno andando incontro, ma sa anche a quale fatica stanno facendo i discepoli e non solo loro, nel credere, nel riconoscere in Gesù il Figlio di Dio. Stefano, come sentiamo nella prima lettura, definisce così quei cuori: testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. I Vangeli ci raccontano di un Gesù che è risorto, ci consegnano l’annuncio di questa travolgente storia di gioia e pace che si diffonde, di questa vittoria della vita sulla morte… ma i ‘grandi’ del popolo, anziani e scribi, coloro che pretendono di avere la verità in tasca, si oppongono, anzi, “resistono allo Spirito Santo” che sta per cominciare la propria straordinaria opera dentro la storia dell’uomo. Quella verità tutta intera che Gesù aveva promesso, come abbiamo ascoltato domenica scorsa, si sta manifestando ma ancora qualcuno non ascolta e non capisce, si chiude e si ribella apertamente.
Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. E il risultato di questa testardaggine è terribile nella descrizione cruda delle parole del libro degli Atti: All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Chi resiste allo Spirito Santo, si riempie di rabbia. Uccideranno Stefano, come gli altri prima di loro hanno ucciso Gesù. Forse la nostra resistenza all’azione dello Spirito non arriva a queste conseguenze, ma dobbiamo riconoscere che, anche noi testardi a fidarci di Dio e a lasciarci condurre dallo Spirito, spesso ci sentiamo vuoti, tristi, sempre in affanno e sempre insoddisfatti. L’inquietudine e l’agitazione sono un tratto comune e diffuso del vivere oggi. Di fronte alle inevitabili difficoltà della vita perdiamo la tranquillità, la calma, la pace che è forse il primo dono dello Spirito. Nel nostro cuore trova casa l’amarezza. La preoccupazione. La voglia di discutere sempre. Diventiamo incoerenti e giriamo a vuoto intorno a mille cose che ci stancano e si prendono più di quello che ci lasciano. Conoscendo tutto questo, Gesù prega. Lo fa con insistenza: prego, dice Gesù, perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria.
Egli sa che non ci è facile restare uniti a lui. Che la nostra paura è spesso più forte della fede. Che contiamo di più sulla nostra testardaggine che sulla sua tenerezza. Egli è preoccupato: sente la nostra fragilità di fronte al peccato e di fronte alla tentazione che in un attimo può travolgerci e dividerci da lui e in noi stessi. E prega. Il suo desiderio che si fa richiesta è preciso: “Tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.
Ormai in prossimità della solennità di Pentecoste, dovremmo unirci a Gesù in questa preghiera che egli fa per noi; per non sprecare il dono; per non continuare a lungo ad opporre resistenza allo Spirito Santo; per lasciare che lo Spirito con i suoi doni, curi e guarisca ogni nostra ferità. Di questa forza, di questa unità ne abbiamo bisogno noi e ne ha bisogno il mondo. Ne abbiamo bisogno noi perché si realizzi la promessa di Gesù: la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Ne ha bisogno il mondo perché da sempre dove i cuori dei credenti sono una cosa sola tra loro e una cosa sola, nello Spirito, con il Padre e con il Figlio, dove c’è questa capacità di amarsi gli uni gli altri, lí anche i non credenti rimangono affascinati e attratti a Dio.
Proviamo a tenere nel cuore la preghiera di san Paolo: il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore




