La domanda dei discepoli è anche la mia: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”. Che cos’è questo che ci dice e cos’è questo poco? Poco è parola che indica una quantità modesta di un qualcosa, è il contrario di molto. In questo caso è riferito al tempo. Ancora un poco di tempo e non mi vedrete, un poco di tempo ancora e mi vedrete. Indica lo spazio di tempo tra due momenti, tra due eventi. Non ci è difficile immaginare che Gesù stia facendo riferimento al tempo che separa l’ultima cena dalla sua morte e poi il tempo che separa la morte dalla sua resurrezione. Indica quella porzione di tempo tra due momenti fondamentali della vita di Gesù: la morte e la resurrezione. Potremmo chiamarlo semplicemente il tempo dell’attesa, quel tempo che a volte consideriamo perso, inutile, nel quale rischiamo di perdere il tempo non sapendo come impiegare quelle briciole di tempo che ci paiono troppo banali per la nostra attenzione, troppo piccole per le grandi cose, frammenti senza troppo valore.
Potremmo chiamarlo ancora più semplicemente “il tempo del frattempo” che in un’epoca come la nostra dove il pregio sembra consistere nella velocità, nell’immediato, nel tutto e subito, rischia di essere guardato con noncuranza. Eppure se ci pensiamo sono tanti i tempi del frattempo. Ne è piena la nostra vita. Li potessimo raccogliere e rimettere insieme, troveremmo forse quel tempo che sembra sempre mancarci.
Quel “poco” è il tempo che rischiamo di abitare male. Quel “poco” sono i frammenti di tempo che spezzettano la vita e disperdono energie, ci lasciano con la sensazione di essere sempre nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.
Il “frattempo” infatti porta con sé la sensazione del tempo perso, della parentesi senza molto valore tra occasioni importanti che devono ancora venire; come se tutta la nostra attenzione dovesse essere riservata solo a chissà quali attimi e quali tappe significative, a traguardi da raggiungere e prove da superare. Nel frattempo rimandiamo: “dopo che ho risolto quel problema”, “quando mi libero di quella cosa”, “quando ho raggiunto quell’obiettivo”. Il frattempo è parte della nostra vita e dovremmo averne cura tanto quanto ne abbiamo del tempo.
Dovremmo aver cura di questi frammenti come degni di rispetto, di attenzione e di fedeltà alla nostra persona, ai nostri desideri, ai nostri valori.
In ciascuno di essi si può nascondere una grazia, un’opportunità, una provocazione, un segnale. Dovremmo diventare protagonisti anche e soprattutto di quegli attimi, a volte fugaci. È spesso infatti in quei momenti di trascuratezza che ci scappano le risposte sgarbate, le parole a volte semplicemente disattente ma comunque taglienti. Nello stesso modo è in quei frammenti che possiamo seminare un’infinità di bene che dice, molto più di quello che facciamo nelle grandi occasioni, chi siamo e di cosa siamo capaci di fare. Nel frattempo spesso succede di tutto e accade la vita, eppure fatichiamo a prestarci attenzione. Quello che manca al povero “nel frattempo” è proprio un po’ di attenzione.
Scoprirne la bellezza e l’importanza è rivoluzionario; è imparare a dare importanza non solo alla meta, ma anche al viaggio e a quello che può accadere durante il viaggio. È l’esperienza di Saulo. Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”.
Il tempo invece di frantumarsi si dilata, l’animo si rasserena. Ogni attimo ritrova valore e diventa capace di produrre gioia. In quel poco, in quel frattempo, dice Gesù, “vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia”. Imparare a vivere il frattempo è imparare ad abitare la vita, il qui ed ora, il momento favorevole dove la grazia si rende presente e può essere accolta.
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