Protagonista di ogni pagina del Vangelo è certamente sempre il Signore Gesù, ma in quel giorno in cui Gesù entra in Cafarnao protagonista è certamente anche questo centurione. Un ripasso veloce di storia ci dice che è un ufficiale al comando di cento legionari, non certo quindi un uomo qualsiasi, non uno sprovveduto privo di mezzi e risorse. Lo riconosce lui stesso: ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa. Ma con queste parole riconosce che non ha modo di comandare nulla per quel suo servo. Che non c’è comando che possa risolvere quella situazione dolorosa. Non può dire a quell’uomo malato: guarisci! Non c’è medico a cui poter dire: guariscimelo. Riconosce che nella vita ci sono situazioni in cui non si può comandare nulla, ma si può solo chiedere. Situazioni in cui l’impotenza può solo prendere per mano la fiducia e incamminarsi senza garanzie se non la speranza di trovare quello che si cerca, di ottenere quello che si chiede, di vedere la porta aprirsi dopo aver bussato. Mi piace immaginare così quell’incontro tra Gesù e il centurione. “Di cosa hai bisogno? Cosa posso fare per te? Vuoi che venga a casa tua?”. Sono le parole del Signore. “Non lo so, Signore. So che le ho provate tutte e a nulla è servito. Ti conosco appena. Non so cosa tu puoi fare per me: so solo dirti che il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente e mi spiace terribilmente di non poter far nulla. Neppure saprei dirti di cosa ho bisogno, ma qualsiasi cosa tu voglia fare con me, io ci sto. Mi fido”. Sono le parole del centurione. «Verrò e lo guarirò». La promessa di Gesù. Mi piace immaginare così quell’incontro tra Gesù e il centurione. L’incontro inatteso tra il figlio di Dio e quella che potrebbe sembrare la fede imperfetta se non mancante di un uomo che forse non ha mai pregato, non ha mai frequentato la sinagoga, non è mai stato a catechismo. Un uomo che ha capito che quando da solo non ce la fai, non devi comandare, non serve e non risolve, ma devi fidarti. Di se stesso dice: non sono degno. È quello che a volte pensiamo anche noi di noi stessi. Ma questa considerazione non fa che aumentare la consapevolezza che deve fidarsi: di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Sa che la sua impotenza non è la fine, ma è solo il confine lungo il quale si incontra Dio. Quando ancora abitiamo territori conosciuti, confortevoli, collaudati e sotto il nostro controllo, quando ancora siamo nelle condizioni di cavarcela da soli, sottovalutiamo la bellezza, la necessità e l’urgenza di quell’incontro con Dio. Quello che più mi sorprende di questo racconto e di questo incontro sono le parole di Gesù rivolte a quelli che lo seguivano: In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ma ancora di più mi sorprendono le parole con cui l’evangelista ci svela il cuore di Gesù: ascoltandolo, Gesù si meravigliò. Questo è l’unico esempio registrato nei Vangeli in cui Gesù reagisce in questi termini. Una cosa simile non viene detta per nessun altro nel Vangelo. Non viene mai detto che Gesù si sia meravigliato della fede di un discepolo, di un rabbino. Si meraviglia della fede di un soldato romano. Mi sorprende un Dio che sa meravigliarsi della fede di un uomo. Mi emoziona un Dio che non dà per scontata la nostra fede, perché sa quanto sia faticoso continuare a credere di fronte a certe situazioni, dentro certe prove, schiacciati da certi pesi che la vita ti mette addosso senza neppure chiederti il permesso o verificare prima se ce la fai a reggerli. Mi emoziona un Dio che incontra quest’uomo, un militare, sui confini della sua impotenza armato solo di umiltà e di speranza, di carità e di gentilezza. È bello pensare che noi possiamo meravigliare e stupire Dio, non però, come a volte crediamo di dover fare, attraverso le nostre opere, i nostri meriti, i nostri talenti. Perché del resto Dio dovrebbe meravigliarsi di qualcosa che ci ha dato lui o che facciamo grazie a lui!? Egli si stupisce piuttosto di quell’esercizio e di quell’uso della nostra libertà che diventa fede! Questo incontro ci dice che la più bella sorpresa che possiamo fare per Dio è semplicemente la fede, e precisamente la fede nella sua Parola: di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Così scrive san Paolo. Chiediamo la grazia di poter credere a questa Parola. Chiediamo la grazia con la nostra fede di poter meravigliare Dio stesso.
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