“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”. Chi ha letto la Fattoria degli animali di George Orwell si ricorda certamente queste parole diventate il motto di quella celebre fattoria diventata cornice di tutto il racconto. Mi sono tornate in mente queste parole non solo ascoltando alcuni fatti di cronaca di questi giorni, ma anche soprattutto leggendo il vangelo. Sono parole che pur scritte nel 1945, suonano attuali e raccolgono forse semplicemente l’eterna tentazione dell’essere umano, di ritenersi ed ergersi così sopra a tutto e tutti da ambire, come ci racconta il libro di Genesi, a diventare come Dio. Tutti gli uomini sono uguali. Ma alcuni giocano a tennis meglio di altri, sono il numero 1, e così pensano di poter trarre vantaggio dalla loro bravura e poter godere di un trattamento speciale e diverso dagli altri. Alcuni hanno più soldi di altri e pensano di poter pagare meno tasse degli altri. Alcuni scendono in piazza e gridano di più degli altri e pensano di avere e ottenere ragione per quel semplice motivo. Alcuni sono più forti delle altre e pensano così di poter alzar le mani e usare violenza. Non credo serva continuare con gli esempi. Abbiamo tutti sperimentato l’umiliazione di sentirci trattati da meno, come forse abbiamo tutti provato a trovarci nella condizione contraria di chi ha trattato gli altri come inferiori. Tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri. Storie di ordinaria amministrazione. Oggi però, c’è un uomo che ha rinunciato ad essere più degli altri e si è messo in fila, come non fanno quelli più uguali degli altri, come a volte non facciamo noi, che cediamo alla tentazione di mettere in fila gli altri e giudicarli: un uomo di nome Gesù, decisamente qualcosa di più di un uomo ci dice la fede ma che ritroviamo in fila, mentre tutto il popolo veniva battezzato e una voce dal cielo di lui dice: Ecco mio figlio! E ancora mentre leggevo queste parole del vangelo mi è ritornato alla mente la sera del 13 marzo 2013. Così sono andato a rivedermi il video. Il mondo intero attendeva il nuovo papa. Viene annunciato prima il nome. Giorgio Mario Bergoglio. Papa Francesco. Ancora qualche attimo e si sarebbe potuto anche vederne il volto. Il mondo intero era pronto a ricevere la sua prima benedizione. Fratelli e sorelle… buonasera. Il papa venuto dall’altra parte del mondo stupì tutti. Prima di dare la sua benedizione chiese la benedizione di tutta la gente, sul suo vescovo, sul vescovo di Roma. Vi chiedo un favore. Prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica. La preghiera del popolo, chiedendo la benedizione per il suo vescovo.Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. Il papa si è chinato. Il silenzio ha riempito l’intera piazza finchè il papa non ha rialzato la testa… A chi si aspettava la benedizione, è chiesta la benedizione! Stupì tutti. Tutti abbiamo fatto la nostra preghiera. Ma credo tutti abbiamo sentito il sapore evangelico di quel gesto; evangelico perché questo, oggi ci viene detto, è stato lo stile di Gesù. Il papa ha abbassato il capo, come Gesù quel giorno di fronte a Giovanni; evangelico perché oggi ci viene detto che Gesù non è venuto a mettere in fila i peccatori dinanzi a se, per giudicare e condannare, ma per mettersi in fila con noi. Uno stile che dovrebbe essere non solo del papa, ma che deve diventare nostro. Nostro non ad imitazione di papa Francesco, ma a imitazione di Gesù. Non abbiamo ricevuto un battesimo per poi, a volte con molta disinvoltura, metterci al di sopra di tutti, per fare quelli più uguali degli altri! Stiamo tradendo il nostro battesimo in questa maniera e stiamo tradendo il vangelo. Abbiamo ricevuto un battesimo per stare dalla parte di Gesù, non per stare sopra gli altri. Non abbiamo ricevuto un battesimo per permetterci di giudicare tutto e tutti, a volte senza un minimo di prudenza. Questo genera in noi un sentimento di fraternità che è molto più di un sentimento di uguaglianza. Proprio papa Francesco scrive nella Fratelli tutti: “Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme». Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”. A questo ci spinge il mistero del Battesimo di Gesù, sentendo come rivolta a noi e ad ogni uomo le parole che Gesù ha rivolto a Gesù: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» e imparando così a dire ad ogni uomo: tu sei mio fratello!
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