«Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Vorrei invitarvi a fermarci insieme su queste parole della prima lettura che il profeta Isaia in questa solennità dell’Epifania consegna a noi per custodirle come parole preziose. Mi sembrano infatti capaci di raccontare l’oggi che stiamo vivendo, di interpretare i sentimenti del nostro animo e la cronaca di questi giorni: la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli. Nello stesso tempo hanno la forza di indicarci una strada: alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce. È da qualche giorno che osservo gli addobbi del Natale, il presepe e non vedo l’ora di rimettere tutto nelle scatole e di spegnere le luci dell’albero. Non le trovo più sufficienti a scacciare le tenebre che ricoprono la terra, a disperdere la nebbia fitta che avvolge i popoli. Così, ho trovato questo compromesso: ho lasciato solo i Re Magi davanti al bambino, rimandando “a casa” tutti gli altri personaggi. Queste parole di Isaia sembrano dirmi: metti pure via le luci, disfa pure gli addobbi del Natale, non penserai di poter affidarti a loro?! Ti sono stati di aiuto, ma tu ora àlzati, rivestiti di luce, una luce che viene da Dio. Alzati e cammina! Come hanno fatto i Magi! Nella notte di Natale proprio questo ci è stato annunciato come buona notizia: Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Questa luce ci è stata offerta in dono e non possiamo e non dobbiamo metterla via come fosse un addobbo tra gli altri. Soprattutto non possiamo rimanere seduti semplicemente perché è notte o perché la nebbia avvolge i popoli come se questo Natale fosse già concluso e con esso ogni spiraglio di tranquillità, come se ora dovessimo semplicemente arrenderci alle tenebre e alla nebbia o anche solo dovessimo essere riconsegnati ad un quotidiano così carico di fatiche. Alzati, rivestiti di luce. Non è un ordine, è semplicemente un invito. Quella luce è tua. L’Epifania, quasi fosse capace di guardarci nel profondo del cuore, ci fa un invito chiaro: non osare nasconderla sotto il moggio, come dice il Vangelo in un’altra pagina. Ma vi è una altra Parola che oggi merita di essere custodita, per la precisione una domanda: Dov’è colui che è nato? Siamo portati a pensare che prima di partire, di decidere, di fare occorra avere qualche certezza e qualche risposta, ma i magi ci insegnano che a volte è più importante avere la domanda giusta. È la domanda che i Magi fanno a se stessi e fanno a chi incontrano ad ogni passo del loro cammino, è domanda con cui anche noi possiamo muoverci dentro le tenebre e la nebbia di questo tempo. È domanda che li aiuta ad interpretare la realtà, a sciogliere i dubbi, a decidere la strada, a comprendere l’errore di essere arrivati nel posto sbagliato, a vincere la sfiducia e a rimettersi in cammino. I Magi cercano, camminano, seguono stelle nel cielo e ci dicono che da questo misuri il valore di un uomo: dai desideri che coltiva, dalle domande che fa, dalla sua capacità di rialzarsi dopo gli errori e dal coraggio con cui riparte. Ricordo queste parole del cardinal Martini di cui in questi giorni ho riletto alcune pagine: È bello cercare nella storia i segni dell’Amore di Dio; è bello seguire Gesù e amare la sua Chiesa; è bello leggere il mondo e la nostra vita alla luce della croce; è bello dare la vita per i fratelli! È bello scommettere la propria esistenza su Colui che non solo è la verità in persona, che non solo è il bene più grande, ma è anche il solo che ci rivela la bellezza divina di cui il nostro cuore ha profonda nostalgia e intenso bisogno. Sono questi segni le luci che ci faranno compagnia. Alza gli occhi intorno e guarda: così incoraggia ancora Isaia. Perché un segno c’è sempre, per tutti, anche oggi. Spesso si tratta di piccoli segni, sommessi e lievi; più spesso ancora si tratta di persone che sono manifestazioni di bontà, pagine viventi di Vangelo, persone che hanno occhi e parole che inseguono le stelle e vestono di luce. Cerchiamo quei segni che Dio ha certo seminato anche nella nostra vita. Soprattutto, rivestìti di luce e con nel cuore il desiderio di cercare quel bambino, diventeremo anche noi dei segni perché come dice san Paolo pronti per ogni opera buona. Lasciarci alle spalle il Natale, non significa tornare spenti e assuefatti, prigionieri delle tenebre e della nebbia come se nulla di buono fosse accaduto e nulla di buono possa più capitare, è piuttosto la possibilità di camminare verso la Pasqua lasciando a Dio di manifestare ancora in mezzo a noi la sua grazia.
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