Non si nasce imparati. Per quanto l’espressione non sia corretta, credo possa aiutarci a comprendere questa pagina di Vangelo con cui l’evangelista Luca racconto l’inizio della vita pubblica di Gesù. Per quanto possa sorprenderci, nemmeno Gesù “nasce imparato”. Succede così, anche con il diavolo che ambisce ad essere suo maestro. Lo leggiamo proprio nei versetti precedenti al Vangelo di oggi, quando Luca ci racconta l’episodio delle tentazioni. Siamo nel deserto dove Gesù passa quaranta giorni. Il diavolo gli si fa accanto con l’intenzione di istruirlo, ma anche di tentarlo. La prima volta: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». Una seconda volta: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Ancora una terza: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; E ogni volta Gesù, anche da questi cattivi insegnamenti, impara: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». Decisivo diventa il momento in cui Gesù, ritornato in Galilea, e arrivato a Nàzaret, entra nella sinagoga. In quel momento, a farsi maestra è la Parola di Dio! Si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore». Non sapremo mai se fino a quel momento avesse idea di cosa fare da grande, ma certo quel giorno lo capisce. Capisce chi è chiamato a diventare, cosa è chiamato a fare e soprattutto che quel che si diventa e quel che si fa non possono essere due cose troppo diverse. Capisce che la sua vita ha solo da guadagnarci se è guidata da quella parola del Padre che è parola da ascoltare e da fare, parola di cui fidarsi e a cui affidarsi. Capisce che tanto più farà questo, tanto più crescerà in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini. Sarà proprio la sua esperienza della Scrittura, la Parola ascoltata dal Padre a guidarlo, passo dopo passo, in ogni situazione, a vivere e compiere i gesti appropriati per realizzare e donare la salvezza, una vita e una speranza nuova e per realizzare, quindi, il regno di Dio tra gli uomini. Mi piace ricordare le parole usate dal cardinal Martini nella sua seconda lettera pastorale intitolata: In principio la Parola. Era il 1982. È l’accoglimento della parola di Dio che ci fa diventare comunità autenticamente cristiana secondo le leggi della comunione. La parola di Dio ci assicura il contatto vivo e immediato con Cristo stesso, Parola vivente del Padre, fonte della comunione… La vita, la morte, l’amicizia, il dolore, l’amore, la famiglia, il lavoro, le varie relazioni personali, la solitudine, i segreti movimenti del cuore, i grandi fenomeni sociali, tutta questa vita umana, insomma, ci viene consegnata dalla parola di Dio in una luce nuova e vera. E noi, mentre incontriamo questa Parola, incontriamo noi stessi, il nostro passato, il nostro futuro, i nostri fratelli. Impariamo a costruire una comunità che, in fedeltà alle leggi della comunione, trova un posto, un senso, un messaggio di speranza per ogni uomo e per ogni situazione umana. Quando noi ci affidiamo a questa Parola, si compie l’oggi di Dio, come si è compiuto quel giorno a Nazaret: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Occorre rinnovare questo interesse per la Scrittura. Occorre che anche il nostro cuore sappia emozionarsi nell’ascolto come è accaduto quel giorno nella sinagoga quando tutti erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca; come è accaduto ai discepoli di Emmaus: non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?» Occorre accendere i nostri occhi e indirizzare il nostro sguardo: nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. L’ascolto della Parola ci renderà capaci, con Gesù, di essere buona notizia per i poveri, essere liberatore per chi si sente incatenato, essere occhio per chi è cieco, essere perdono per chi ha peccato, essere annunciatore dell’amore gratuito di Dio.
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