santo Stefano

senza perdersi dietro alle favole

senza perdersi dietro alle favole

Se il Vangelo ieri ci diceva Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, la parola ascoltata oggi è di tutt’altro tono: Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi;  Potremmo pensare che anche la liturgia voglia archiviare il Natale e accompagnarci su altre strade. Potremmo perfino pensare che voglia fare un dispetto al Natale o peggio farci subito intendere che per essere cristiani occorre essere pronti a soffrire, a portare la croce e morire. O forse potremmo semplicemente pensare che questa festa di santo Stefano voglia in realtà difendere il Natale. Tu però vigila attentamente – scrive san Paolo – dando ascolto alla verità senza perdersi dietro alle favole, magari da aggiornare in chiave moderna, lasciando a babbo Natale il merito di portare i doni e di prendersi le simpatie e i ringraziamenti. Perché lo sappiamo quanto sia alto il rischio di trasformare il Natale in una favola e di trasformare la festa di santo Stefano semplicemente nell’occasione per stare a tavola con i parenti con cui non siamo stati ieri. Oggi la liturgia ci chiede di prendere così sul serio questa festa del santo Stefano, da essere celebrata anche di domenica, nonostante il rito ambrosiano non lo permetta mai. Così a noi che siamo già pronti a ritenere passato e concluso il Natale è proposta questa testimonianza di fede di Stefano che invece muore per quel Dio che abbiamo messo al centro del Natale. Certo il Vangelo è difficile da considerare immediatamente come una buona notizia: parole dure, parole che si vorrebbero lasciare sulla carta per non doversi mai trovare a essere messi alla prova in situazioni simili. Parole dure che pure il Signore Gesù stesso ha sperimentato ancora prima di Stefano: lui che è stato per primo consegnato ad un tribunale, flagellato in una sinagoga, condotto davanti a governatori e messo poi a morte. Un Vangelo che Gesù pronuncia innanzitutto per sé e che ci aiuta a prendere sul serio la festa del Natale, spogliandola del suo clima ovattato per riconsegnarcela nella sua serietà e nella necessità di prendere sul serio questo bambino che viene indifeso, viene bisognoso di cure, viene chiedendo in maniera sommessa e discreta di trovare posto dentro la nostra vita. Non per riservarci o destinarci ad un destino crudele e tragico come quello di Stefano ma per fare di noi i suoi figli diletti. A chi lo ha accolto, a quanti credono nel suo nome, ha dato il potere di diventare figli di Dio dice Giovanni nel suo Vangelo. La gioia del Natale provata solo ieri, la fede che abbiamo nel cuore, irrobustita dal mistero celebrato, dovrebbero dare a ciascuno di noi il desiderio di poter un giorno ripetere le parole di Paolo. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede La perseveranza è forse ciò che a noi cristiani manca di più al giorno d’oggi: troppo facilmente retrocediamo, vacilliamo, veniamo meno nella nostra fede, nell’ascolto della parola, accontentandoci di una fede tiepida, di una testimonianza stanca. Ci manca la perseveranza e la forza di credere che il Vangelo non è parola qualunque per il credente: che la potenza di questa parola è per l’uomo e non contro. Ci aiuti la testimonianza del martire Stefano, in questo giorno che segue il Natale, a irrobustire la nostra fede nel Dio fatto uomo, ci conduca a credere che solo il Signore è una roccia di rifugio, un luogo fortificato che mi salva. I presepi che ancora rimangono nelle nostre case ci incoraggino a non mettere da parte la preghiera. Le luci e gli addobbi che abbelliscono le nostre case, non ci scoraggino nel compito di continuare a tenere bello e gentile il nostro cuore. Il Natale non è affatto finito. Non solo perché Dio non ha mai ritirato o cancellato la sua promessa di essere sempre in mezzo a noi. Ma soprattutto perché oggi, persone come santo Stefano, ci ricordano con la loro luminosa e intensa testimonianza che la festa del Natale è cosa seria, che chiede serietà. Non è una favola a cui correre dietro. Il Dio che ieri si è fatto vicino, non ha nessuna intenzione di andarsene. Dio con noi non ha nessuna intenzione di lasciarci soli.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.