Quale volto ci mostrerà il 2022? Cosa ha in serbo per noi questo nuovo anno? Ci regalerà un poco più di serenità e di tranquillità nonostante le premesse poco favorevoli? Finirà questa pandemia? Torneremo a poter mandare i nostri bambini a scuola senza troppe preoccupazioni? Torneremo a lavorare, a incontrarci, a far festa, ad abbracciarci senza prima misurarci la temperatura? Sono domande che inevitabilmente abitano il cuore di ciascuno di noi, ma la cui risposta ci è sconosciuta. Inevitabilmente l’incertezza e la preoccupazione diventano desiderio e augurio di un anno migliore, di un anno buono, di un anno propizio che ci restituisca felicità, libertà, salute, prosperità. Succederà, succederà prima o poi. Arriverà quel giorno, non sappiamo quando, ma arriverà, e forse dovremo già sorridere semplicemente confidando in questo: arriverà quel giorno. Ma nel frattempo che faremo? Aspetteremo impauriti come soldati in trincea, aspettando che il nemico si arrenda prima di noi? Aspetteremo terrorizzati che passi la tempesta, sperando che la casa rimanga in piedi? Da bambini quando ci prendeva la paura, ci era di conforto chiudere gli occhi, nella convinzione che così i mostri sarebbero scomparsi, ma da grandi dovremmo aver imparato che non funziona in questo modo. Neppure nelle favole funziona così: occorre sempre un buono, ci vuole un cavaliere coraggioso e disponibile a qualche sacrificio, non bisogna mai perdere la speranza, che il male esiste, ma che l’unione fa la forza e che c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarti. Dovremmo aver capito che le cose sono un attimo più complicate o anche semplicemente meno immediate; che i problemi non si risolvono, dimenticandoli o non pensandoci; che le difficoltà non si superano sulle spalle degli altri; che il male non lo si vince facendogli male; che non basta cambiar calendario o chiudersi alle spalle una porta per scoprirsi più felici. Come scrive papa Francesco nel messaggio per la giornata della pace: la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati. E così, noi, quale volto mostreremo al 2022? Non credo serva mostrare al nuovo anno il volto triste o duro di chi è già fin troppo provato dai giorni che stiamo vivendo. Forse ci è più di aiuto sorridere noi a questo nuovo anno, perché si convinca a sorriderci, si arrenda alla nostra speranza, alla nostra tenacia, al nostro coraggio che, giorno per giorno, ogni giorno, come artigiani di pace e di bene, ci fa costruire quella pace che desideriamo, quell’anno migliore che ci auguriamo, quella gioia che cerchiamo. È sotto i nostri occhi comprendere come è molto faticoso costruire, e viceversa come è rapido e facile distruggere, ma non possiamo dimenticare, proprio cominciando questo nuovo anno, che il primo artigiano di pace è il Signore e che la materia che egli preferisce usare per creare, rinnovare e rende migliore il mondo siamo noi. Siamo materia a volte grezza, a volte fragile, a volte poco malleabile e poco docile alle sue mani, ma materia con cui egli è ancora in grado di compiere capolavori e miracoli. È sempre motivo di meraviglia ascoltare le parole della prima lettura di questo primo giorno dell’anno: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” Ogni volta che il Signore fa splendere per noi il suo volto e ci fa grazia è un nuovo giorno. È un nuovo inizio. Si fa nuova la speranza nel domani. Non chiediamo nulla a questo anno. Non chiediamogli di essere migliori, ma di trovarci migliori. Proviamo noi ad offrire a questo nuovo anno la disponibilità a diventare artigiani umili, instancabili, appassionati e dediti al bene di tutti, custodi dei diritti di tutti, ma anche memori e attenti ai nostri doveri. Madre Teresa così pregava: Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo; quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare; quando la mia croce diventa pesante, fammi condividere la croce di un altro; quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento; quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi; quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra persona. Che il volto del Signore splenda per noi e su di noi e ci conceda di costruire e di godere la sua pace.
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