Natale del Signore

È il giorno in cui una culla si riempie dell’Atteso

È il giorno in cui una culla si riempie dell’Atteso

Per deporre il bambino davanti all’altare, è servito preparare una culla vuota, perché Natale è il giorno in cui una culla si riempie dell’Atteso. Quella culla serve e serve vuota. È per questo che vorrei invitarvi a porre il vostro sguardo, prima ancora che su questo bambino che oggi adoriamo come il Dio in mezzo a noi, su quella culla che era vuota fin quando non abbiamo deposto Gesù. Perché il Natale è innanzitutto questo: una culla vuota che si riempie di un bambino, è una promessa che trova il suo compimento, è l’Atteso che riempie l’attesa. Vorrei invitarvi a domandare a voi stessi quali sono le vostre culle vuote, quelle che sono in attesa e hanno bisogno di essere riempite di una presenza, quelle culle vuote che invocano e attendono la vita. E se non ce le abbiamo, svuotiamone almeno una di quelle culle che forse per non sentire il dolore del vuoto, abbiamo riempito di altro. Vorrei invitarci a mettere a disposizione di questo bambino proprio una culla vuota, perché non sia più il luogo di una dolorosa mancanza, di un’assenza amara, di un dolore inconsolabile… perché oggi proprio lì possa essere deposto dalle mani stesse di Dio quel bambino di nome Gesù. Io sono sicuro che ciascuno di noi, ha una culla vuota da offrire questa sera a Gesù. Il cuore di chi soffre è una culla vuota. Così lo scrittore Franco Arminio la descrive. Natale e i giorni che lo circondano sono una spina feroce per i dolenti.  Il Natale dei vecchi nelle case di cura, il Natale dei carcerati, il Natale negli ospedali e di chi ha una persona cara in ospedale. Questi giorni sono feroci anche per chi sta a casa e ha la stanza del figlio vuota, il figlio morto, a Natale diventa un ferro rovente che ti rovista il cuore.  Il Natale di chi sta a casa e sente che è passato troppo tempo e non hai più venti anni e nemmeno quaranta. Il Natale dei bambini circondati da merci più che da persone, il Natale degli scapoli, quelli che quando tornano a casa la sera sentono il vento che fischia dietro la porta e non ti viene voglia di spostare un bicchiere, di lavare un piatto. Il Natale degli amori sgretolati, delle diffidenze, delle bugie che diciamo agli altri e a noi stessi.  Il misero Natale di chi ha successo e ne vuole avere ancora di più, il Natale dei disonesti che prima o poi saranno scoperti, il Natale di chi è stato lasciato e di chi non è stato mai trovato. Il Natale del fegato malato, del dente guasto, il Natale degli occhi gonfi, il Natale delle rughe, dei capelli caduti, il Natale di chi non si ama più e di chi non ha amato mai.  Proprio lì il Signore nasce e vuole essere deposto.Queste culle vuote, questi dolori, non possono essere riempiti solo di regali, di dolci, di abbondanza di cose. Queste cose, messe nella culla vuota di chi soffre non riempiono un vuoto, ma lo moltiplicano, facilmente diventano offesa e ferita ancora più grande, scavano un solco, graffiano l’anima. La nostra culla vuota merita e può essere riempita solo di ciò che viene dal cuore e ha a che fare con l’amore e ancora di più di ciò che viene dal cuore di Dio. Per questo noi dovremmo essere qui a celebrare il Natale. Perché solo per coloro che hanno una culla vuota da mettere a disposizione di quel Dio bambino, oggi può essere Natale perché solo lui può riempire la culla vuota e spesso segreta del cuore. E non ci dobbiamo vergognare di nulla oggi. Il Vangelo ci dice che non disdegna neppure di essere deposto in una mangiatoia di una stalla. L’unica cosa di cui dovremmo provare vergogna è di aver usato quella culla come ripostiglio di tante cianfrusaglie che ci hanno tolto tempo, energie e ora tolgono spazio perfino a quel piccolo bambino che chiede accoglienza. Se noi sapremo offrire una culla vuota al Dio bambino, certo egli sarà contento di riempirla e di riempire così il nostro cuore, guarendo le ferite del passato che ci portiamo ancora dentro, restituendo serenità al presente, facendoci ritrovare speranza nel futuro. Dice la profezia di Isaia: Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra: quello che ci ha ferito, diventerà strumento per seminare, ciò che ci ha umiliato diventerà strumento per mietere. Natale è la festa di un Dio che ha mantenuto la sua promessa, ma non ha assecondato le attese e i sogni ingenui degli uomini; di un Dio che ci coglie di sorpresa inviando un bambino fragile, debole, umile, indifeso, bisognoso di aiuto. Eppure è da lui che i vuoti si riempiono, le attese si colmano, le speranze si riaccendono: venite, camminiamo nella luce del Signore. Oggi è Natale. È il giorno in cui una culla si riempie dell’Atteso.

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