Mancano pochi giorni al Natale. Quasi sempre sentiamo di arrivare impreparati, nonostante tutte le buone intenzioni e l’impegno che ci abbiamo messo lungo questo Avvento. Ma la liturgia, con determinazione e quasi con un senso di urgenza, unità ed una grande tenerezza, ci prende per mano e ci accompagna. Lo fa con la determinazione di Isaia: Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli». Ecco ciò che il Signore fa sentire all’estremità della terra: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”. Lo fa con la tenerezza rassicurante delle parole di Paolo: Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. Lo fa invitandoci a porre lo sguardo su colei che meglio ha vissuto l’attesa di Dio: Maria, la Madre di Dio. Nella casa di Maria, in un giorno qualunque, in un luogo qualunque, Nazaret piccolo villaggio di Galilea, Dio sfiora e tocca la storia degli uomini, la loro storia di tutti i giorni, quella storia feriale che a noi a volte sembra sempre così grigia, anonima, trascurabile se non addirittura pesante e opprimente. Ci è fatto così conoscere un Dio che si rivela dentro la normalità della vita, dentro un giorno qualunque, dentro il quotidiano. Un Dio che ci permette di sperare che quello che a noi sembra possibile solo a Natale, accada invece tutti i giorni; ci permette di sperare che quello che sembra possibile solo un giorno all’anno, o poco più, diventi lo stile di tutta la vita. Non abbiamo bisogno di essere buoni solo a Natale. Non bisogna andar d’accordo solo a Natale. Ricordarsi gli uni degli altri (i nonni, gli zii, gli amici lontani), essere gentili, cortesi, sereni, sorridenti… non lo si può essere un solo giorno all’anno. Non si può andare a Messa solo a Natale. Il Signore non è vicino a noi solo a Natale. Fa sorridere quella canzone che dice: “A Natale puoi. Fare quello che non puoi fare mai. Riprendere a giocare. Riprendere a sognare. Riprendere quel tempo che rincorrevi tanto. Dire ciò che non riesci a dire mai. Che bello stare insieme. Che sembra di volare. Che voglia di gridare quanto ti voglio bene.” Perché solo a Natale? Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te è invito troppo bello per essere rinchiuso dentro un solo giorno. È promessa che vuole avere a che fare con la vita intera e noi dovremmo voler celebrare il Natale con l’intenzione di tenerci stretto proprio questo che è il primo e grande dono del Natale. Il dono di una gioia grande, spiegata e motivata così: il Signore è con te, la tua vita è riempita della vita di Dio, sei amata, Maria, teneramente, gratuitamente, per sempre. In questa nostra vita inadeguata il Signore è con noi. In questa nostra vita distratta e invasa da mille cose che identifichiamo troppo facilmente con la nostra gioia, il Signore è ancora con noi. In questa vita a volte tribolata e turbata da quanto accade senza che si possa né prevenire né risolvere la sventura, il Signore rimane con noi. L’angelo anticipa quella che sarà la promessa conclusiva che Gesù lascerà ai suoi discepoli: Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo. Il Natale è il modo di Dio di stare nel mondo. Non in maniera separata, distante, men che meno disinteressata o fredda. Che l’urgenza di Isaia ci incoraggi: sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre: “Ecco, arriva il tuo salvatore;”. Che la tenerezza di Paolo ci accompagni: Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. Che la disponibilità di Maria ci insegni ad attendere e a vivere questo Natale senza fermarci alla superficie e ci doni di arrenderci a questa grazia che è già data: ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”. Questo Natale arrivi con tutta la sua forza rivoluzionaria, come solo un Dio bambino può esserlo. In questi ultimi giorni, nasca nel nostro cuore l’attesa silenziosa di una grazia e di una gioia che a noi vengono donate, al di là di ogni merito e capacità. Una gioia e una grazia che noi non siamo in grado di procurarci da soli e che nessuno, se non il Signore, ci regala; una grazia e una gioia che nascono e trovano terreno fecondo dentro una disponibilità e fiducia che sono come quelle di Maria, dentro una disponibilità a lasciar fare al Signore.
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