Solennità di tutti i santi

uomoLa solennità di tutti i santi ha certamente un fascino particolare che ci ricorda innanzitutto che il Vangelo non è utopia; non è solo un bel progetto di vita irrealizzabile, ma il miglior progetto a cui ogni uomo possa ispirarsi per fare della propria vita qualcosa di meraviglioso. Ci ricorda che tutti lo possiamo diventare non per la presunzione di sapersi conquistare e poter raggiungere per meriti propri questo traguardo, ma per la grazia di Dio che da sempre agisce nella storia di ogni uomo. Straordinaria occasione per dare onore a tutti coloro che non vedranno mai il loro nome uniti all’aggettivo santo, che hanno avuto una vita santa senza che nessuno lo abbia mai riconosciuto ufficialmente. Non hanno altari questi uomini e queste donne. Non hanno santuari loro dedicati, ma hanno avuto una vita buona, fedele al Vangelo. I loro gesti e le loro storie nessun libro le ha mai forse raccolte, ma hanno fatto la storia. Oggi li onoriamo perché ricordino a noi che quello che hanno fatto loro non è nulla di lontano e impossibile. Perché ci incoraggino a percorrere questa strada che non è fatta immediatamente di gesti straordinari, di gesti visibili e riconoscibili, ma è fatta di piccoli gesti, di docilità alla sua parola e alla sua volontà. Una santità a cui è chiamato ciascuno di noi. Quanti desideri di bene che pure stanno nel nostro cuore teniamo spesso nascosti. Spesso si infrangono conto la nostra e l’altrui mediocrità. Si infrangono contro la paura di non farcela. Contro la paura di restare soli, ma soli non si rimane se si abita il Vangelo: Dio è con te; sono con te una folla innumerevole di uomini e donne, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Non rimani solo perché vivere il Vangelo apre il cuore, tuo e quello degli altri; non lascia indifferenti; crea comunione più vera e più profonda di quella che gli uomini possono creare da soli. Oggi questa festa sembra fatta apposta per risvegliare questi desideri buoni. Per risvegliarli di fronte a questa moltitudine di persone che ce l’hanno fatta. Che hanno preso il Vangelo e lo hanno vissuto. Sembra fatta apposta per ridare speranza a chi l’ha persa. Sembra fatta apposta per ricordarci che la santità, ma ancora più semplicemente una vita buona, non è fatta di gesti straordinari, ma è il vivere straordinariamente bene le cose ordinarie! La vita di ogni giorno. Attenti a non sciupare la grazia di Dio. Pronti a rispondere ad ogni chiamata che la vita ci rivolge. Amando la vita. Pronti a vivere la fede in ogni attimo del giorno e in ogni cosa che facciamo. Perché mi vien da dire che si comincia ad essere santi quando si è al lavoro e non si trascura in nessun modo il proprio dovere, quando non si ruba con la pigrizia lo stipendio. Quando non si vive l’esperienza del lavoro con il solo scopo di arricchirsi. Quando nella propria vita si coltiva il senso di giustizia, il senso del bene comune, il senso civico. Quando si pratica l’onestà a tutti i livelli. Quando si mantiene la parola data. Quando non si agisce con furbizia verso il prossimo e neppure verso lo Stato, quando si pagano le tasse. Quando si rispetta l’ambiente in cui si vive e non si getta nulla per terra aspettando che altri raccolgano. Quando ci si impegna a scuola con uno studio costante. Quando in casa con i propri cari si agisce con rispetto e amore.  Quando ci si rende accoglienti verso i poveri. Quando non si alimentano i pregiudizi e la chiacchiera. Quando, per essere all’altezza di tutto ciò, non si trascura la preghiera come sorgente e motivo del suo agire. Si potrebbe evidentemente andare avanti a lungo. Credo che per essere delle brave persone, non sia necessario essere credenti; ma per essere veri cristiani – incamminati sulla strada della santità – oltre che credenti bisogna essere brave persone, degne di stima e di rispetto, capaci di quelle piccole virtù che sono preziosissime per i nostri rapporti quotidiani: la sincerità d’animo, il rispetto della giustizia, la fedeltà alla parola data, la gentilezza del tratto, la discrezione, la carità nel conversare, l’amore per la verità, la lealtà, il rispetto per ogni persona, compassione, la coerenza, l’equilibrio, l’umiltà… Non si diventa santi senza diventare anche uomini. Ed è l’umanità che manca nella nostra società, quell’umanità che quando la si incontra, ci si ferma, attratti dal richiamo di qualcosa che appartiene al fondo della nostra natura. Tra i primi cristiani, per difendersi dalle persecuzioni, si sosteneva con orgoglio che i cristiani erano i migliori cittadini. Nella lettera a Diogneto si legge che “i cristiani obbediscono alle leggi che sono sancite, e col loro genere di vita superano le stesse leggi”. I cristiani non solo erano soliti obbedire alle leggi, ma in ogni specie di dovere facevano più e con più perfezione di quanto dalle leggi stesse erano obbligati. Il Signore ci renda capaci di incamminarci su questa strada. Ci renda capaci di una vita spirituale. Rendiamo grazie a Dio in questa eucaristia per tutti i santi, per tutti coloro che con il loro vivere, il loro soffrire, il loro morire, il loro rimanere fedeli all’amore di Dio, ci insegnano la verità del Regno; ci insegnano che possiamo anche noi rallegraci ed esultare, perché grande è la nostra ricompensa nei cieli ma anche perché già qui ci è data la possibilità della beatitudine del regno.

Questa voce è stata pubblicata in Riflessioni, Vangelo della domenica. Contrassegna il permalink.