Salva te stesso? Cosa c’è di evangelico in questa richiesta? Nulla. Nulla può essere più lontano dalla logica della croce di questa richiesta: “salva te stesso”. Una differenza abissale che separa gli uomini che stanno sotto la croce, dal Dio che sta sulla croce. Infatti per ben tre volte queste parole vengono gridate a Gesù. I capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, lo deridevano: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Così anche i soldati: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Infine, uno dei due ladroni: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». La sintonia tra i capi dei sacerdoti, i soldati e un ladrone colpisce e fa pensare. Sembrano conoscere tutti molto bene, uomini religiosi, uomini del potere e uomini comuni, come agiscono gli uomini specialmente se potenti. I potenti hanno questa possibilità: di salvare se stessi, a scapito degli altri. Non per nulla li vediamo girare con la scorta. Sono circondati da misure di sicurezza. Sono invidiati. Conoscono bene i privilegi del potere e della forza e non sembra vero che uno che fino al giorno prima aveva compiuto miracoli mai visti, ora si arrenda ad una fine così atroce senza far nulla. È la tentazione di sempre, oserei dire primitiva, del difendersi e del salvarsi che nasce dalla paura. E mi piace pensare che Dio abbia esaudito quella richiesta: ha salvato se stesso. Non si è tradito e non ha tradito. Ha dimostrato fino alla fine chi è il Dio del Vangelo, il volto e il cuore del Dio che Gesù ci ha insegnato a chiamare con il nome di Padre e di cui ha fatto la volontà fino all’ultimo. Non si è lasciato trarre in inganno dalla voce e dal desiderio degli uomini, ha percorso fino in fondo la strada dell’amore: avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Ha testimoniato che c’è qualcosa che vale più della vita e quella cosa è l’amore. Ha raccontato con le parole e con i fatti che la nostra vocazione non è semplicemente quella di vivere e di stare al mondo il più possibile, a tutti i costi, a qualsiasi prezzo, magari a spese degli altri. Ha raccontato con le parole e con i fatti che la nostra vocazione è amare e che amare è esattamente il modo di salvare se stessi. Amare è il modo di rendere straordinaria e memorabile la propria vita, ovvero degna di essere ricordata da qualcuno. C’è chi ci prova a passare alla storia, programmando spedizioni su Marte, chi accumulando ricchezze che non si possono neppure contare; chi insegue la bellezza, chi il successo e la fama; chi rincorre il potere. Amare è il modo di rendere piena la propria vita, ovvero di colmare il vuoto della solitudine e la paura di perdersi, di sconfiggere la paura della morte perché come dice la sposa del Cantico dei cantici: forte come la morte è l’amore. Amare è salvarsi. Salvarsi è amare. Ecco perché voglio e oso pensare che Gesù sulla croce abbia preso seriamente la richiesta così insistentemente espressa: salva te stesso. L’ha accolta nell’unico modo che sa fare Dio, salvando se stesso nell’unica maniera in cui è possibile farlo: donando la vita, amando fino alla fine, consegnando se stesso alla volontà del Padre. Colui che la storia ricorda come il buon ladrone è il primo che si converte e si affida a questa logica. Riconosce che la strada percorsa fino a quel momento, quella di salvare se stesso a scapito degli altri e rubando, non è stata quella giusta, non ha dato i risultati sperati. Non gli rimane che affidare la propria salvezza all’amore di un altro: ricordati di me. Non ho saputo amare, non mi sono salvato, ma se ora mi affido all’amore, una speranza mi rimane! San Paolo oggi, nella festa di Cristo re, ci ricorda che anche ciascuno di noi, nel suo piccolo, può essere un re, rinunciando a quella logica primitiva del salvare se stessi, del dominio, della forza, per abbracciare la logica del Vangelo dell’amore, del dono e del servizio. Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. L’amore si sacrifica e non sacrifica nessuno a favore di se stesso. Non mette prima se stesso. Perché quando è rivolto solo verso se stessi, diventa amor proprio e ci spinge solo a salvarci, anche solo la faccia. Questa festa ci ricorda, a conclusione di un anno liturgico, in cui dovremmo aver camminato come discepoli dietro il Signore, che solo l’amore per il prossimo ci salva e salva, sconfigge la morte e fa risorgere.
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