Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Celebriamo oggi la solennità dell’Assunzione di Maria in cielo; una festa che celebra più ancora che un fatto storico un valore simbolico, come del resto è simbolico il cielo: uno spazio che sta sopra di noi, dove ci sono nuvole e stelle, dove ammiriamo il sole e la luna, ma che definiamo anche come la casa di Dio. Così simbolico il cielo che per definire una situazione di estrema felicità e contentezza si usa dire solitamente: sono al settimo cielo o anche solo ho toccato il cielo con un dito, immaginando il cielo anche come luogo di beatitudine. Proprio da queste due espressioni vorrei partire per entrare dentro questa festa. Ciascuno di noi evidentemente vorrebbe essere felice, sogna di arrivare a toccare il cielo con un dito, sogna di raggiungere il settimo cielo e vedere avverare ogni suo desiderio e realizzare ogni sua aspirazione. Forse anche nelle scorse notti qualcuno di noi ha alzato gli occhi al cielo nel tentativo di vedere cadere le stesse e sentire di poter affidare a qualcuno una propria speranza e un proprio sogno. Oggi di Maria diciamo che non solo ha toccato il cielo con un dito, ma che in cielo è stata addirittura chiamata e portata direttamente da Dio e che là ora abita nella pienezza della gioia e della pace. Possiamo allora con buona ragione provare a chiedere a lei quale sia la strada, magari non per andare in cielo direttamente e con tutto noi stessi, ma di poter provare, con i piedi per terra e il prima possibile, quella magnifica sensazione di pace e di gioia che definiamo con l’espressione: ho toccato il cielo con un dito. Il bellissimo dialogo che abbiamo ascoltato tra Maria e la cugina Elisabetta ci suggerisce due atteggiamenti. Il primo lo definirei semplicemente così: credere in quello che il Signore ti dice. Lo afferma chiaramente Elisabetta: beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Beata, contenta, felice, ovvero nella condizione di toccare il cielo con un dito chi crede in quello che il Signore dice e promette. Il secondo lo suggerisce Maria quando si lascia andare a quel meraviglioso canto di lode e di ringraziamento che è il Magnificat dicendo: Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; Credere e lasciar fare a Dio: ecco la strada per il cielo che Maria ha già percorso così fedelmente e costantemente da arrivare al cielo non solo con un dito, ma con tutta la sua persona.
Credere. Elisabetta riconosce che la cugina che le sta davanti ha un cuore contento e palpitante, vivo e felice proprio perché senza esitazione ha creduto come possibile e come non solo realizzabile, ma come desiderabile quanto il Signore aveva promesso. Lo ha ritenuto migliore di quello che lei e Giuseppe avevano sognato, lo ha ritenuto possibile nonostante la giovane età, nonostante i dubbi: «Come è possibile? Non conosco uomo». Maria ha saputo dire di sì a Dio: questo la rende beata. Ha questo atteggiamento di totale apertura e fiducia nella Parola di colui che tutto può. Toccare il cielo con un dito diventa possibile anche a noi quando lasciamo accadere le cose di Dio che quasi mai danno spettacolo davanti al mondo, ma rendono la vita di chi crede uno spettacolo. Maria ha imparato così bene questo atteggiamento che anche a Cana di Galilea, accortasi che era venuto a mancare il vino, dirà ai servi: “Qualunque cosa vi dirà: fatela”. Abbiate così fiducia in quella parola e in quel comando che Gesù vi darà e non esitate e compierla e a farla accadere: se anche dovesse apparire irragionevole, non ve ne pentirete.
Lasciar fare a Dio. Maria riconosce con gratitudine quanto Dio ha compiuto nella sua vita e ne gioisce: l’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio.Tralasciando magari lo scudetto dell’Inter, la vittoria agli Europei di calcio e le medaglie alle olimpiadi, domandatevi da quanto tempo non esultate, quando è stata l’ultima volta e per quale motivo. Domandiamoci se le nostre braccia sono ancora tese verse il cielo nel tentativo di arrivarci almeno con un dito o se siamo così delusi e stanchi da averle abbassate insieme al nostro sguardo.Prendiamoci oggi del tempo per chiedere a Maria di aiutarci a fare memoria delle gioie e delle grazie passate; di quelle volte che ci siamo fidati anche noi di Dio, di quella volta che lo abbiamo lasciato agire mettendo in pratica il vangelo e facendo quello che ci ha detto.
Perché la festa di oggi non solo ci indica il traguardo, ma ci dice anche e soprattutto che siamo fatti per il cielo, siamo fatti per la gioia. Occorre mettere da parte i nostri se e i nostri ma per ritrovare il coraggio di abbandonare senza nostalgia la vita di sempre, come avevamo il coraggio di fare da giovani e come ogni giovane dovrebbe fare per cominciare a cercare la vita per sempre, la vita eterna; cominciare a fare, come Maria, l’unica cosa che non puoi mai stancarti di fare: amare e lasciarti amare; e sarà come toccare il cielo con un dito.



