Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
La liturgia domenicale offre oggi alla nostra meditazione racconti certamente originali che potrebbero essere presi per semplici storielle. La prima lettura ci racconta di questa singolare sfida che il profeta Elia lancia a re Acab e a 450 profeti di Baal e a 400 profeti di Asera. Una sfida degna della saga di Harry Potter o di qualche libro di maghi e incantesimi: ciascuno invochi il suo dio e vedremo chi dal cielo risponderà con il fuoco necessario a bruciare la catasta di legna con sopra un giovenco. Una sfida resa ancora più incredibile dal comportamento di Elia che apparentemente spavaldo, ma più semplicemente pieno di fiducia in Dio, fa bagnare ripetutamente la legna prima di innalzare la sua preghiera e attendere la possente risposta di Dio: il fuoco consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. Il vangelo offre invece a noi una parabola, più che una storiella, che ha il sapore amaro e drammatico dell’ingratitudine, dell’avidità, della violenza, dell’ingiustizia tanto da essere solitamente intitolata la parabola dei vignaioli omicidi. A loro viene affidato un terreno, dove è stata piantata una vigna protetta da una siepe e da una torre, servita dal torchio, ma la brama di diventare proprietari e non semplicemente custodi, porta prima a fare due volte violenza ai servi inviati e poi ancora addirittura al figlio del proprietario della vigna. A noi, come agli ascoltatori di quel giorno, viene affidata una domanda: Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini? La risposta data a Gesù forse è anche la nostra: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». Perché è facile per tutti riconoscere l’ingratitudine e l’avidità quando è nel cuore degli altri.È facile per tutti riconoscere l’ingiustizia e la prepotenza quando è nei gesti degli altri. Giusto rivolgersi ad altri e togliere fiducia a coloro a cui erano già state date tre occasioni. Giusto allora punire anche severamente. Giusto togliere quanto non è stato apprezzato e custodito.Ma la parabola non ci chiede semplicemente di giudicare i suoi protagonisti, ma di lasciarci provocare in prima persona e di fermarci con umiltà e sincerità a domandarci se in qualche modo il nostro cuore abbia qualcosa in comune con quei vignaioli malvagi. Chiederci, dopo aver ascoltato questa parabola, che come è accaduto ai capi dei sacerdoti e ai farisei possiamo dire: capiamo che parla di noi. Parla del nostro sentirci proprietari possessivi e gelosi della nostra vita, del nostro tempo, delle nostre scelte, della nostra libertà. Parla della nostra ingratitudine, della nostra incoerenza e della nostra incostanza. Parla dei nostri tradimenti e delle nostre infedeltà, dei nostri rifiuti e delle nostre dimenticanze, delle nostre freddezze e delle nostre resistenze. Ci ripropone la stessa domanda che Elia rivolgeva a tutto il popolo accorso per assistere alla sfida da lui proposta: «Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!» Ma ancora di più questa parabola ci parla delle premure e della fedeltà di Dio descritto come un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Viene descritto come un uomo che, con perseveranza e pazienza, manda servi e poi altri ancora più numerosi e infine anche il proprio figlio, per far ragionare i vignaioli e convincerli a fare ciò che è giusto. È un Dio fremente di passione per l’uomo che ci viene consegnato dalle scritture, non un Dio asettico chiuso dentro la sua indifferenza e lontananza; un Dio che ascolta la preghiera di Elia e la esaudisce. Una preghiera che non chiedeva esplicitamente il fuoco, ma domandava che oggi si sappia che tu sei Dio in Israele… Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore! Ci racconta la stessa cosa Paolo che con cuore appassionato e convinto oggi ci dice: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Fino a quando daremo retta alla nostra incostanza e alla nostra pigrizia? Fino a quando ci accontenteremo della nostra stanca e fiacca preghiera? Fino a quando chiuderemo un occhio di fronte alle nostre infedeltà e al nostro peccato quando di fronte a noi c’è un Dio così appassionato e amorevole, fedele e benevolo? Elia invita a fare una scelta: “Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”.




