Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Per comprendere il significato, la portata e insieme anche il peso delle parole con cui Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, chiamati anche Figli del tuono, si rivolgono a Gesù, è importante tornare ai versetti precedenti del vangelo di Marco; tornare a quei versetti centrali del capitolo 10 del suo vangelo in cui riporta il terzo annuncio che Gesù stesso fa ai suoi discepoli.
È un annuncio dettagliato, descritto molto più precisamente di quanto non lo fossero i primi due che ritrovate al capitolo 8 e 9: Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà».
Verrebbe da pensare a dei discepoli come sbigottiti davanti a queste drammatiche parole, discepoli che ammutoliscono sgomenti e rattristati, discepoli che si avvicinano a Gesù per dare conforto e sostegno.
Invece, proprio dopo aver ascoltato queste drammatiche parole, i due fratelli si avvicinano a Gesù dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo»;
E a Gesù che domanda loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?» essi rispondono decisi e sicuri: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Ora che abbiamo chiara la scena e il contesto credo che possa venire spontaneo e naturale immaginarci Gesù rispondere in maniera anche decisa più o meno in questo modo: “ma avete capito quello che vi ho detto? Vi ho detto che a Gerusalemme sarò condannato a morte. Mi consegneranno ai pagani, me ne faranno di tutti i colori fino ad uccidermi e voi vi state preoccupando di chiedermi di assicurarvi di poter sedere nel posto alla destra e alla mia sinistra?”
Ora che abbiamo chiara la scena e il contesto possiamo invece ammirare la pazienza di Gesù che con i due fratelli prova a spiegarsi meglio, senza rimanerci male e senza farli rimanere male.
Sono due dei primissimi che Gesù ha incontrato e ha chiamato a seguirlo; hanno già fatto parecchia strada con Lui, lo hanno ascoltato predicare, lo hanno visto fare miracoli, ma ancora non capiscono!
Credo che possiamo anche ammirare la pazienza di Gesù nei confronti degli altri discepoli che, ascoltato questo scambio di parole, cominciano ad indignarsi, non per la vergognosa richiesta, ma per il timore di vedersi sorpassare nella corsa ai posti di potere e di privilegio. Anche tra loro e Gesù sembra esserci ancora una notevole distanza.
Ancora più semplicemente, ammirando la pazienza di Gesù, credo che possiamo evitare di indignarci per quella corsa ai primi posti che nella storia degli uomini, e in ogni parte del mondo, è ancora in atto e forse ci vede anche protagonisti o che, come Giacomo e Giovanni pretendono e chiedono per sé quei posti, o come gli altri discepoli che sono ancora intenti ad arrabbiarsi con chi in quella corsa ci sta sorpassando, facendoci sentire esclusi e vittime della prepotenza, della mancanza di scrupoli, della scorrettezza altrui.
A noi, come ai discepoli di allora, Gesù sta dicendo con pazienza e calma: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono.”
Voi sapete come gira il mondo, basta guardare e osservare: a volte si ha l’impressione di essere solo parte di un ingranaggio e di un meccanismo più grande di noi, che se ne approfitta di tutto e di tutti, che fa del profitto la sola ragione che muove le scelte, le azioni, i pensieri. Ci fa sentire dalla parte degli sconfitti e dei perdenti…
Voi sapete come gira il mondo, ma non adeguatevi: Tra voi però non è così;
Non si dice: tra voi non sia così! Non è un augurio e neppur un comando: è una condizione dell’essere discepoli e dell’essere cristiani. Non può essere che così. Non è raggiungendo quei primi posti che troveremo la felicità e la pienezza che cerchiamo, ma solo praticando il dono di noi stessi: chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.
Se il mondo si serve degli altri per i propri fini e i propri traguardi, per la propria gloria e il proprio successo, voi servite gli altri, ovvero amateli perché quello è il significato del servire.
Noi siamo fatti per l’infinito e mai nulla di finito ci potrà saziare e accontentare, ovvero permettere di essere contenti. Una volta raggiunto il posto alla destra e alla sinistra della gloria di Dio, conviene ricordare che arriverà poi presto il desiderio di conquistare il posto al centro e prendere quello di Dio. Il vangelo non vieta di desiderare di essere il più grande, non vieta di essere i primi. Vogliamo quel posto? Vogliamo essere davvero come Dio e sentirci i più grandi? Non ci è nascosta la strada per diventarlo: chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».



