II domenica dopo il Natale

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È misterioso il racconto che Luca fa di questa giornata nella sinagoga a Nazareth. La narrazione è asciutta. Lascia più spazio all’immaginazione che alla descrizione dei fatti: non viene esplicitamente detto se Gesù legga quei versetti, anche se le parole successive di Gesù ci fanno immaginare che lo abbia fatto: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Non ci viene detto se il rotolo del libro è aperto a caso o se qualcuno, o Gesù stesso, apre proprio cercando quel passo.
Il racconto, proprio perché asciutto e senza fronzoli, è solenne e capiamo subito che sta accadendo qualche cosa di importante.
Il brano citato è del capitolo 61 del libro di Isaia. Un profeta anonimo si annuncia e si presenta: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione.
Dichiara la sua missione: «Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Non è detto il nome, non è detto quando accadrà. Il popolo di Israele su quella promessa fondava la propria fede e motivava la propria attesa: il Signore ce lo ha promesso e manterrà la sua parola. L’anno di grazia del Signore arriverà.
Gli occhi e l’attenzione di tutti erano giù puntati su di lui: “fissi”, dice Luca.
Possiamo allora capire anche la meraviglia di fronte alle parole che escono dalla bocca di Gesù e che risvegliano l’attesa: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»; una meraviglia che riempie il cuore di tutti, poi la bocca, poi tutta la sinagoga e che ha la pretesa ora di arrivare fino a noi che abitiamo un “qui ed ora” diverso, in un tempo lontano da quel giorno, in un luogo lontano da Nazareth, ma che nella fede ci chiede di essere guardato come l’oggi di Dio.
Sempre Dio si rimette in azione quando proclamiamo la Parola, quando la ascoltiamo, quando la preghiamo: quell’oggi si rinnova. Dio si rende presente.
Potremmo domandarci se quando ci ritroviamo per questo ascolto dentro la celebrazione eucaristica, il Signore trova ancora uomini e donne presenti e attenti, capaci di avere gli occhi fissi su di lui, il corpo raccolto, la mente concentrata.
Soprattutto la mente desiderosa di conoscere per credere e di credere per conoscere.
Il Vangelo di oggi per certi versi ci inganna e non ci mette nelle condizioni di capire a fondo quando Luca ci sta raccontando, perché non ci nasconde, tagliando l’ultima parte del versetto 23,  la reazione della folla, che non è solo di meraviglia, ma anche di incredulità, quasi un “troppo bello per essere vero”.
Nel versetto 23, Luca infatti racconta così: erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e si domandavano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».
È l’oggi di Dio contro l’oggi dell’uomo. Alla fine, anche quelli che lo avevano ascoltato, con gli occhi fissi, in preghiera, quelli che si erano meravigliati finiscono per arrendersi e fidarsi non della Parola annunciata, ma per arrendersi e fidarsi di quello che vedono: ma questo ragazzo è il figlio di Giuseppe, cosa ci sta dicendo?
L’oggi dell’uomo aspira alla certezza, alla sicurezza. Si ferma a quello che vede, si ferma quindi alla superficie delle cose, misura la realtà sui propri bisogni, misura il tempo sulla propria pazienza, misura lo spazio sulle proprie necessità.
L’oggi dell’uomo diventa un procedere a testa bassa verso i propri traguardi.
L’oggi di Dio invece è un camminare a testa alta con lo sguardo al cielo verso il Regno dei cieli.
È appoggiato più sulla fiducia che sulla certezza, più sulla speranza più che sulla sicurezza.
L’oggi di Dio è promessa. È capacità di ricordare che la vita non è fatta di attimi; si concilia male con il tutto e subito, perché sa che occorre la pazienza, la perseveranza, anche un poco di sana ostinazione. Non è misurato sugli istanti, ma sulla continuità e fedeltà.
Nel Vangelo di Luca quell’oggi compare quattro volte come promessa: “Oggi vi è nato il Salvatore”; “Oggi si è adempiuta questa Scrittura”; “Oggi la salvezza è entrata in questa casa”, quella di Zaccheo; “Oggi sarai con me in paradiso”. Compare anche come avvertimento: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».
Ora è rivolto a noi che, come la folla, possiamo meravigliarci o rimanere increduli e indifferenti.
Sta a ciascuno di noi cogliere la promessa e l’avvertimento.
Sta a noi scegliere se entrare nell’oggi di Dio o rimanere nell’oggi degli uomini.
Scegliere, per dirla con le Parole di Paolo, se vivere sotto il dominio della carne o dello Spirito, lasciando che lo Spirito di Dio entri e abiti in noi. Signore, abbiamo cominciato un anno nuovo e abbiamo davvero desiderio che sia un anno di Grazia. Aiutaci a lasciarci guidare dal tuo Spirito, dilata il nostro cuore e infondi in noi fiducia nelle tue promesse

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