Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza
Sono potenti queste parole di Giovanni, l’apostolo di cui oggi facciamo memoria.
Sono piene di vita e di energia, di passione e di concretezza.
Non vi racconto storie, sembra dirci, vi racconto qualcosa di così strepitoso che ho avuto bisogno di orecchie, di occhi, e di mani per conoscerlo, ho avuto bisogno del cuore e della mente e quello che ho incontrato è così straordinario che non riesco a non raccontarlo! Il mio racconto diventa testimonianza proprio perché la mia vita ne è stata coinvolta.
Questo Natale credo ci abbia dimostrato che non è certo possibile ad un virus e nemmeno alle restrizioni che sono state rese necessarie per contenere l’epidemia, sminuire questa festa.
Abbiamo toccato con mano che non è la durezza della vita che rende difficile celebrarlo, ma che anzi ci permette di farlo forse con una sintonia ancora maggiore con il primo Natale. Abbiamo forse anche toccato con mano che, liberato da tanti orpelli, abbiamo goduto di un Natale più sincero. È la nostra poca fede la sola cosa che può spegnere il Natale. Il Natale non ha bisogno di tradizioni di uomini che la difendano, ma ha bisogno di uomini che la incarnino, la interpretino dentro il proprio tempo, che abbiano le radici in Dio, ma che siano riconoscibili dai frutti come il vangelo stesso chiede. Ha bisogno di uomini fedeli a Dio, fedeli ai tempi.
Giovanni nei suoi scritti ci ha raccontato la sua bruciante esperienza di Dio, la sua avventura per le terre di Palestina, la sua conversione al Maestro, il suo essere diventato discepolo e, ancor di più, discepolo amato da Gesù.
Il Vangelo che abbiamo letto si conclude così: Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Manca l’ultimo versetto, quello in cui Giovanni dice: Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.
Quasi con ironia ci dice che avrebbe molte altre cose da dire su ciò che Gesù ha fatto, anzi, a ben pensarci, il Vangelo non si dovrebbe mai finire di scrivere. Giovanni ha posto un termine al suo scrivere, ma di scrivere il vangelo non si finisce mai.
Il Vangelo ancora oggi chiede di essere scritto da ciascuno di noi.
Così rimane vivo, diversamente, per quanto Parola di Dio, per quanto Parola potente rimarrebbe morta. Come seme finito sulla strada o su terreno sassoso o in mezzo a rovi.
Ognuno non solo potrebbe ma dovrebbe aggiungere la sua pagina. Ogni uomo e ogni donna, che hanno incontrato la luce del Signore e dicono di credere in lui, hanno il dovere di aggiungerne altri versetti, i propri. Il Vangelo secondo Giovanni, secondo Laura, secondo Mario. Il Vangelo secondo me. Il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere se ciascuno di noi intraprendesse questa opera di scrittura. Quel mondo di cui ci lamentiamo non sarebbe lo stesso. La fatica del vivere forse sarebbe minore. Perché per questo ci è stato dato il vangelo, per questo il Signore Dio si è fatto carne: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero Il Vangelo, il Verbo fatto Carne, come ci ha insegnato a chiamarlo Giovanni, ha bisogno di uscire dalle chiese. Papa Francesco ce lo ripete continuamente, fedele all’insegnamento di Gesù che ha seminato la
sua parola nelle strade, tra la gente, in mezzo agli uomini.
Quella è la sua casa. Quello è il suo posto. Abbiamo bisogno che il Vangelo ci aiuti a leggere e a capire i tempi che viviamo; ci aiuti a guardare lontano; ci aiuti a immaginare e a disegnare e costruire il futuro dove ciascuno possa non sentirsi dimenticato o escluso.
«Vi riconosceranno come miei discepoli se avrete amore gli uni per gli altri».
Il Natale ci chiede e ci spinge a vivere fino in fondo questo mistero di incarnazione.
Chiediamo al Signore ci accompagnarci con la sua grazia nella splendida avventura dell’essere uomini



