Natale – 25 dicembre 2020 – Istanti di Natale

presepe 1Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Come posso commentare la parola del Vangelo che abbiamo letto? Cosa dico in occasione di questo Natale? Quale augurio posso farvi? Ho avuto davanti queste domande in questi giorni e ne ho avvertito il peso.
Così ho provato a cambiare domanda: cosa dice a me questo Natale? Cosa dice a me questo vangelo? Quale augurio mi faccio? Ma anche queste sono domande difficili. Provate a farle diventare vostre queste domande. Cade questo Natale dentro un tempo difficile, dentro giorni difficili. Mi pare diventato quasi imbarazzante perfino domandarsi o sentirsi domandare “Come stai?”. Cosa rispondi?
Che stai bene perché non hai tosse e febbre? Perché il Covid non ha ancora incrociato le tue strade o quelle dei tuoi cari più vicini? È abbastanza questo per star bene in questi giorni? Rispondi “sto male”? Con il rischio di sentirsi e di apparire tristi e scontenti o addirittura ingrati pensando a chi dal virus è stato toccato duramente? Dici: “potrebbe andare meglio”?
È anche difficile dirsi “buon Natale” perché non si sa immaginare e dire come dovrebbe essere un buon Natale quest’anno e ci si accorge che rischia di diventare più che mai una frase di circostanza.
Questo tempo ci ha rubato anche le parole, ci ha rubato la spontaneità; ci ha rubato la leggerezza. Ma questo Natale non è muto. Non può esserlo. Occorre lasciarlo parlare e farci trovare disponibili all’ascolto.presepe 3
Il Natale, come ci dice il vangelo di Giovanni, è proprio la festa del Verbo che si fa carne, della Parola che viene in mezzo a noi.
Siamo piuttosto noi che siamo diventati sordi e fatichiamo ad ascoltare perché altre voci e altri rumori ci stanno frastornando. Altre domande ci stanno più a cuore: quando finirà? Quando arriverà il vaccino?
Riuscirà a risolvere qualcosa?
Perché siamo evidentemente sintonizzati su altro. I nostri pensieri, il nostro cuore, la nostra mente, le orecchie e gli occhi sono in affanno di fronte a preoccupazioni che non abbiamo mai vissuto e che non abbiamo mai affrontato, di fronte soprattutto ai rischi e alle incertezze che questo tempo ci costringono a vivere. Viviamo con la paura di essere contagiati e ammalarci; di contagiare senza saperlo. Il lavoro, la scuola, i figli, i genitori anziani. Non può essere il nostro cuore come l’albergo pieno in cui Giuseppe, Maria e il
bambino che portano nel grembo non trovano posto. Liberiamo una stanza!
La vita ha infinite sfumature di colori. Lo sappiamo che non ha sempre i colori che vogliamo; che qualche volta sono in tinta con i desideri, altre volte sono un pugno nell’occhio. Ma la vita oggi ci sta presentando proprio le sue tinte più scure e cupe.
Ed inevitabilmente anche il Natale che pure solitamente ha altri colori, ne risente: ha colori grigi se non neri
dei giorni che stiamo vivendo. Perfino il cielo è di questo colore.
* Ma è proprio in mezzo a questo grigio che abbiamo bisogno di una luce: Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Perché senza la luce, se anche la vita sfoggia i suoi colori più belli, non li vedi risplendere. Allora vieni, Signore. Ridai lucentezza ad ogni cosa. Rischiara il buio.
* È proprio in mezzo a queste paure che abbiamo bisogno di vedere arrivare di nuovo i tuoi angeli a dire a noi come l’hanno detto ai pastori: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
Cercatelo questo bambino. Sedetevi accanto. Gustate la sua compagnia finchè non avrà parlato più forte delle paure, finche non le avrà fatte tacere, le avrà rese meno feroci e ingombranti. Finchè non avrà trovato il suo posto, facendosi spazio in mezzo ad ogni nostra preoccupazione, affanno, inquietudine e tormento e tutti questi sentimenti che hanno le mille sfumature del grigio.
* È proprio in mezzo a questa mancanza di parole che abbiamo bisogno che arrivi la sua Parola: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Ci ridoni le parole per rispondere con sincerità e senza imbarazzi alla domanda: “come stai”. Ci ridoni le parole giuste e vere per dirci senza formalità: “buon Natale”. Per dirlo alle persone che potremo avere vicino e a quelle che dovremo custodire a distanza nel cuore.
presepe 4Mi piacerebbe regalarvi un piccolo apostrofo da mettere in una parola che è diventata un tormento: “distanti”; per cambiarle significato e farla diventare benevola. Non sia vissuto questo Natale distanti, ma sia un Natale fatto d’istanti. Abbiamo bisogno di questo apostrofo che ci ridoni istanti lieti. Abbiamo noi la responsabilità di essere quell’apostrofo che cambia il significato a questo tempo, ne cambia il colore, che lo renda meno scomodo e inospitale. Abbiamo bisogno di seminare quei piccoli apostrofi quasi invisibili che
sono parole buone, gesti gentili, presenze sincere, sguardi di bene che creano istanti di pace. Questo Natale non sia un Natale difficile, ma sia semplicemente un Natale indimenticabile. Questo Dio bambino è la Parola che ci manca. È la luce nel buio. È la calma tra le paure. Venga e rimanga ad abitare in mezzo a noi.

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