II domenica di Avvento

avvento 2Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Perché una città intera, Gerusalemme, e poi ancora tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a Giovanni Battista che si era ritirato nel deserto a predicare?
Perché accorrono da un uomo dalla cui bocca esce una parola severa e pungente: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”.
Vi confido una cosa: costa fatica ogni domenica, ma per la verità vorrebbe essere e dovrebbe essere fatica di ogni giorno, ascoltare la Parola di Dio. Costa ancora più fatica doverla commentare, predicare, ovvero come dice papa Francesco compiere la bellissima e difficile missione di unire i cuori che si amano: quello del Signore e quelli del suo popolo. Occorre per questa missione un cuore che arde altrimenti è impossibile far ardere il
cuore di altri. Occorre un cuore capace di essere un contemplativo della Parola ed anche un contemplativo del popolo. E qualche volte il desiderio è di sedersi e poter ascoltare, piuttosto che stare qui in piedi e parlare.
Oggi mi riconosco in questa gente che da Gerusalemme e da tutta la Giudea e dalla zona lungo il Giordano accorre per ascoltare una Parola. Capisco perché vanno nel deserto ad ascoltare Giovanni Battista.
Quello che mi incoraggia ogni volta è che so che quando parlo da qui, ho qualcuno davanti che ha sete di quella stessa Parola di cui ho sete io. Una parola che converta e sferzi, colpisca al cuore e ci aiuti a mettere in ordine le nostre parole, i nostri pensieri; ci incoraggi e ci consoli; ci aiuti a trovare uno sguardo diverso sulle cose e sulle situazioni, sulle persone e su noi stessi.
Una parola che ci aiuti a tenere lo sguardo alto e i cuori rivolti al Signore; una Parola che come dice il Salmo 118 sia luce al cammino, balsamo alle ferite, sostegno alla nostra debolezza, correzione ai nostri sbagli; una Parola, come direbbe san Paolo, capace di condurre le genti all’obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito.
Perché questo accada, il vangelo sembra suggerirci due atteggiamenti del cuore che occorre curare.
Il primo è la disponibilità: lasciarsi condurre all’obbedienza, con parole e opere, chiede che il nostro sia un reale camminare incontro alla parola che ci aspetta nel deserto. Ci aspetta quindi dopo un cammino che obbliga a lasciare: i luoghi confortevoli in cui siamo, le abitudini rassicuranti, le cose che già sappiamo fare, per poter esplorare nuove terre, fare nuove conoscenze, conquistare o riscoprire nuove abilità, lasciarci entusiasmare dalla novità.
Siamo in un tempo che certamente ci costringe all’incertezza, ci ha tolto la possibilità di gestire il tempo e lo spazio a nostro piacimento. Non riprenderemo il controllo così facilmente. Inutile cercare il colpevole o negare la serietà della situazione.
Occorre la disponibilità a lasciarsi interrogare dalla Parola su cosa non possiamo permetterci di lasciare e perdere e su cosa invece è opportuno che impariamo non semplicemente a perdere, come se la cosa non dipendesse da noi e con il rischio di tornare prima o poi a riprendersela, ma proprio a lasciare liberamente, a deporre come ci invita a fare la lettera agli Ebrei al capitolo 12: deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù.
Lasciare per vivere più leggeri e perché no anche più lieti e liberi.
Il secondo atteggiamento è l’umiltà: non possiamo andare ad ascoltare una parola con l’atteggiamento di chi dice: lo so già. Giovanni Battista è decisamente chiaro in questo: non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Non crediate di poter dire: siamo già a posto. Non sappiamo molto e forse non sappiamo ancora nulla di quanto sta capitando. Non siamo a posto per niente e anche se credevamo di poterlo essere, questo virus pare si stia impegnando e stia riuscendo a farci capire che tanto a posto non eravamo se tutto rischia di sfasciarsi così facilmente.
Continuiamo questo Avvento come uomini e donne che camminano nel deserto cercando una Parola che faccia luce.
Scrive Michela Marzano sulla Stampa di sabato 21.11: “Al virus non importa proprio nulla della nostra volontà, e ci sorprende tutti fragili e impotenti. Al virus non interessano nemmeno i nostri progetti e le nostre agende: ci sbatte in faccia l’incertezza facendo a pezzi i nostri piani e impedendo qualunque tipo di programmazione. Certo, con l’arrivo del vaccino e la riorganizzazione della vita sociale, saranno in molti a voler ricominciare a vivere esattamente come prima. Ma forse, per cercare di trasformare in qualcos’altro la
sofferenza e il dolore del presente, dovremmo almeno provare a far tesoro di questa vulnerabilità e di questa incertezza, e smetterla di voler sempre cercare di controllare tutto e tutti, imparando ad abitare la quotidianità e a lasciarci sorprendere da ciò che succede”.
Camminando in questo deserto incontro a Giovanni, non ci serve salvare tutto, ma solo quello che conta. Solo il frumento finirà nel granaio, la paglia è opportuno che sia bruciata. Convertiamoci. Il Regno di Dio è vicino.

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