Sant’Agata in Monticello Brianza
Santa Maria della Purificazione in Torrevilla Giovedì 26 Novembre
Salmo 121 (120)
| Alzo gli occhi verso i monti
1 Canto delle salite. 3 Non lascerà vacillare il tuo piede, 4 Non si addormenterà, 5 Il Signore è il tuo custode, 6 Di giorno non ti colpirà il sole, 7 Il Signore ti custodirà da ogni male: 8 Il Signore ti custodirà |
Camminando con il custode di Israele
Mi sono fermato a pensare e mi sono chiesto: |
Pregare i salmi non è facile. Non sempre infatti le parole dei salmi corrispondono ai nostri sentimenti, alla nostra situazione, al nostro momento presente. A volte il linguaggio usato, il ritmo, le immagini, le parole sono lontane se non addirittura sconosciute: la parola di Dio si è fatta poesia e non si rivolge solo all’intelligenza, ma al cuore e dialoga con il nostro intimo. Pregare un salmo è ascoltare questo dialogo tra Dio e il mio io. È possibilità di guardare la realtà con occhio diverso, con sensibilità e profondità di sentimento che solitamente trascuriamo.
Occorre raccoglimento e grande lentezza, rinuncia spontanea e paziente a ciò che può distrarre; abbandonare la pretesa di comprendere e capire tutto, per custodire quelle poche parole sufficienti ad accendere la preghiera.
Ogni cammino, chiede un inizio e un distacco e anche se il luogo da cui è partito era per lui un luogo straniero e di insofferenza (troppo tempo ho abitato con chi detesta la pace) rappresentava comunque una certa stabilità. Decidere di partire significa rinunciare anche a quella, significa certo cercare una stabilità e una sicurezza maggiore, ma anche affrontare il distacco e entrare dentro l’incertezza.
Ogni pellegrino inevitabilmente sente dentro la domanda: ce la farò? Troverò quello che cerco? E cerca dentro se stesso i motivi di conforto e di incoraggiamento.
Quando si domanda: chi mi darà aiuto? Subito da solo si risponde: il mio aiuto verrà certo dal Signore. Soltanto dal Signore. Inutile cercare altri sostegni o altri ripari. E quando ancora si affaccia il dubbio: e se il mio piede inciampasse? E se la fatica sarà più grande delle mie forze? Di nuovo la risposta viene da dentro: il Signore che certo non si farà trovare distratto e mi custodirà.
È un meraviglioso dialogo interiore quello che il salmo propone all’orante nei primi versetti. Le risposte che cerca e il coraggio che manca sono già presenti. Egli ha già fatto esperienza di quell’aiuto e di quel sostegno di cui ha bisogno e che invoca: ora deve fare semplicemente memoria.
Mi ha già aiutato una volta e anche più di una. Non si stancherà certo di farlo di nuovo: il Signore che non tiene di questi conti e non pone limiti alla sua custodia. Non chiude, non va in vacanza, non prende pause, non si addormenta.
Non sono parole e risposte scontate. In altri salmi troviamo infatti ben altre parole: Svégliati! Perché dormi, Signore? Déstati, non respingerci per sempre! (sal 44,24). In mezzo alla tempesta, mentre i discepoli si danno da fare per governare la barca, Gesù se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Mc 4,38)
Il salmista non cede a questo dubbio e anche se sembra parlare da solo, non si sente solo e abbandonato. Certo ha bisogno di dirselo per ricordarselo in questo dialogo con la propria anima, ma anche di trovare conferma proprio da colui che sente essere custode: alzo gli occhi verso i monti.
La risposta non tarda ad arrivare. Improvvisamente le parole vengono da fuori. Alla prima persona si sostituisce la seconda persona singolare. Qualcuno lo sta rassicurando: hai ragione! il Signore ti mostrerà dove mettere i tuoi piedi, è lui il tuo custode. Egli è la tua ombra, ti custodirà da ogni male, custodirà la tua vita.
La preghiera era cominciata parlando, ora diventa ascolto. È la voce del Signore? È la voce di un compagno di viaggio di cui ora si accorge e che il Signore stesso gli ha messo accanto? Potrebbe essere pure la sua voce che ora rassicura gli altri, la sua voce che ora rassicura chi prega: il Signore è anche il tuo custode. Non so se sia importante stabilirlo. L’importante è dare ascolto a quella voce che riempie la solitudine e accompagna il cammino.
Il verbo custodire e il termine custode si ripetono e diventano conforto. Dove c’è un custode c’è qualcosa di prezioso da difendere e lui sa di essere prezioso agli occhi del Creatore. Quando qualcuno custodisce e veglia nella notte, è più facile addormentarsi e trovare riposo, soprattutto se la sentinella è degna di fiducia e per nessun motivo si addormenterebbe.
Il Signore è quel Custode di cui fidarsi, quando nella vita splende il sole e quando viene notte. Nella vita le situazioni pericolose non sono solo quelle di buio e di dolore. Anche nelle situazioni di benessere, anche nelle giornate in cui risplende il sole sono presente i pericoli.
A volte ci si rovina di più nel successo che nel fallimento. A volte è proprio quando siamo in salute che siamo nelle condizioni migliori per allontanarci dal Signore e cadere in tentazione.
Non è detto che quando le cose vanno come vogliamo, noi siamo al sicuro.
Per questo è bene invocare il Signore quando di giorno possiamo essere colpiti dal sole e quando di notte possiamo finire ostaggio delle lune storte, dei cattivi umori, dell’inquietudine.
Il Signore stesso in ciascuna delle situazioni della vita sa come offrire aiuto: ombra sotto il sole, calma nella notte, con una delicatezza e insieme una forza, una fedeltà e una pazienza che lo rendono un custode insuperabile e affidabile.
All’instabilità umana si contrappone e diventa rimedio la stabilità di Dio; alla nostra infedeltà e alla nostra fragilità viene in aiuto la sua fedeltà e la sua forza. Il pellegrino, come colui che prega il salmo, può continuare tranquillo il suo viaggio, non contando solo sulle sue forze, la sua esperienza, ma sull’appoggio del Signore.
Nella seconda parte del salmo è facile notare alcune espressioni che fanno coppia in modo
complementare: il sole e la luna, l’entrare e l’uscire, ora e per sempre. Senza tradire il testo possiamo certo immaginare il Signore come colui che custodisce il nostro entrare nel mondo nel momento della nascita e il nostro uscire dal mondo nel momento della nostra morte. È il ritmo di ogni esistenza! È il dondolio della vita, quel movimento ondulatorio che mai si conclude. A volte ci travolge, altre ci culla; a volte ci porta alla deriva altre ci sospinge risparmiando la fatica.
I singoli momenti sono sempre occasione preziosa per riconoscere la sua presenza e la sua azione. Egli è il Dio della vita, è il Signore custode di ciascuno e dell’intero suo popolo. Se non lo vedi in azione nel momento del tuo bisogno, contemplalo in azione intorno a te: questo sostiene la speranza che presto arriverà a tendere la mano anche a te. Lasciati rassicurare dalla voce di un compagno di viaggio: il Signore è anche il tuo custode. Se non ne hai bisogno tu, invocalo per chi sta cercando il suo aiuto. Sii tu la voce che rassicura: il Signore non dorme, alza gli occhi, fratello.



