Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Tutto, niente o un po’ ?
Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Anche le singole parole del vangelo hanno il loro peso. Gesù non stava semplicemente osservando la gente mentre gettava le proprie monete nelle cassette del tempio. Non stava neppure osservando solo quante monete gettava. Stava osservando come le gettava. Non stava misurando la quantità, ma la qualità di quei gesti. Questo ci impedisce di pensare che questo vangelo voglia fare un confronto tra ricchi e poveri. Si può essere volgari nella ricchezza come nella povertà. Certo l’evangelista Marco ci fa notare come tanti ricchi ne gettavano molte e possiamo ben immaginare la felicità di chi avrebbe svuotato le cassette a sera, ma una povera vedova vi gettò semplicemente due monetine.
È significativo che il vangelo usi il diminutivo che nella lingua italiana serve per dire una ridotta misura o grandezza, ma anche per ad attribuire un valore affettivo al sostantivo (una casina non è solo una piccola casa, ma è una casa cara e graziosa). Sono preziose e care quelle due monete.
Gesù in questo suo osservare capisce che il modo di gettare di quella donna è diverso da quello degli altri.
È diverso per quantità, ma è diverso per il peso di quelle due sole monete.
Essa ha poco, troppo poco; soltanto due monetine di rame. Quella donna non ha molta scelta.
O non butto niente. O faccio a metà di due monete. O butto tutto. La donna butta tutto.
E quel tutto è più di quanto abbia buttato chiunque altro. Perché lo sappiamo che è facile dare quello che avanza. Facile dare quando in mano ti rimane ancora qualcosa e magari anche più di qualcosa, visto che il vangelo fa dire a Gesù che tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo.
Non così facile dare tutto quello che si ha per vivere. Gesù non bada alla quantità di denaro. Conta quanto peso di vita, quanto cuore, quanto di fiducia e di speranze ci sono dentro due spiccioli.
Il vangelo di oggi non è insegnamento sul dare anche poco pur di dare, ma sul dare tutto, così come del resto il vangelo sempre chiede per essere resi degni di ricevere il centuplo.
La nostra generosità nei confronti dei fratelli è più facilmente proporzionata e misurata ai nostri averi: se qualcuno ci chiede qualcosa, badiamo bene a non esaurire le nostre scorte e ci limitiamo a quel tanto che basta per tranquillizzare la coscienza e dire che abbiamo fatto qualcosa…
Questa donna senza nome ha il nome di tanti uomini e donne che ogni giorno si svegliano e ogni mattina con loro svegliano quei valori di fedeltà, di generosità, di onestà, di sacrificio, di dedizione. Loro sono quelli che danno di più e che Dio guarda più volentieri.
I primi posti di Dio appartengono a quelli che ogni giorno, in ognuna delle nostre case come in giro, danno ciò che fa vivere, regalano vita, con mille gesti non visti da nessuno, gesti di cura, di premura, di attenzione, rivolti ai genitori o ai figli o a chi bussa alla loro porta.
Questa capacità di dare, anche quando pensi di non possedere nulla, ha in sé qualcosa di divino che assomiglia ad un nuovo miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Persone come la povera vedova, quello che hanno lo sanno far bastare miracolosamente e senza troppo clamore per tutti quelli che chiedono.
Questa vedova ci insegna, proprio in questo tempo, che non è dal superfluo che dobbiamo ripartire; non è il superfluo che dobbiamo difendere; siamo al mondo non per consumare, ma per consumarci nell’amore.
Non si finisce mai di imparare a spartire, non ad accumulare; ad essere, non ad avere.
Ci sentiamo minacciati dall’idea di austerità, ma dovremmo imparare semplicemente a praticare la sobrietà che è la capacità di distinguere tra le necessità reale e quelle imposte, capaci di eliminare il superfluo e cercare l’essenziale; capaci di pensare ai bisogni e alle esigenze del corpo senza dimenticare la dimensione spirituale, affettiva, intellettuale, sociale della persona umana; capaci di pensare anche all’altro e ai suoi bisogni e non solo ai nostri.
Perdere il superfluo non significa diventare più poveri, ma più liberi
Le cose che compriamo dovremmo imparare a valutarle non solo in euro, ma nel tempo che abbiamo dovuto prendere dalla nostra vita e impiegare per guadagnare quegli euro.
Forse oggi di quella vedova qualcuno potrebbe dire che è persona imprudente, incapace di provvedere a se stessa, incosciente e poco saggia. Quelle monete sono due: avrebbe potuto anche all’ultimo tenerne una e dare l’altra, fare metà e metà. Che esagerazione! Bisogna pensare anche a se stessi!
Ma questa donna, la vedova povera del vangelo, offre quanto ha per vivere in quella giornata con totale fiducia in Dio e nella Provvidenza; il suo amore per Dio è così grande che la libera dalla paura del futuro.
Pare assomigliare a Dio stesso. Gesù darà la sua vita. Ella dà tutto quanto ha per vivere.
Certamente è immagine del vero discepolo a cui Gesù dice: Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto, quello di cui avete bisogno, vi sarà dato in aggiunta.



