Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Chi ci porta a Dio?
Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta;
Bisogna che ciascuno provi ad immaginarla questa casa e quella folla; ma occorre provare anche ad immaginare questo Gesù che semplicemente parla; egli annunciava loro la Parola. Non è lì per guarire eppure la casa è piena; così affollata di persone che è impossibile entrarci; fuori ci sono cinque persone. Uno di loro è paralitico. Sanno del potere di guarigione di Gesù, sanno dei suoi miracoli, ma non riescono a raggiungerlo. Improvvisamente il tetto si scoperchia – possiamo ben immaginare che il padrone di casa non avrà gradito questa mossa – e dall’alto si vede scendere, steso sul suo lettuccio, un uomo paralitico.
In mezzo a tutto questo trambusto, il vangelo dice di Gesù che vide la loro fede e viene da chiedersi in cosa consista la fede di questi uomini rimasti sul tetto. Il vangelo non ce lo dice esplicitamente e tocca a noi allora andare a capire cosa sia questa fede per prenderci cura della nostra; tocca a noi il compito di andare a capire cosa abbia fatto dire a Gesù: questi uomini hanno fede.
– Il primo indizio che mi pare di trovare e sui cui mi fermo è questo prendersi cura di un amico e della sua condizione di malattia. Questi uomini non hanno nulla da chiedere a Gesù per se stessi, non sono saliti su un tetto per chiedere un miracolo a loro vantaggio, non hanno distrutto un tetto per la loro semplice curiosità: lo hanno fatto per un amico. La loro fede è testimoniata proprio dal loro scavalcare la folla, salire su un tetto portandosi dietro il peso dell’amico e della sua malattia; dal loro essersi presi a cuore la sua condizione; dal loro essere disposti non solo a stare accanto ma a prenderselo sulle spalle. Perché la fede non è mai cosa privata che riguarda solo me. Riguarda e ha sempre effetto anche sugli altri. La fede procura benefici non solo a chi la “possiede”, ma anche ai suoi amici, in questo caso tanto caparbi, ingegnosi, coraggiosi da venire ammirati da Gesù stesso: Gesù, vista la loro fede.
Gesù vede e ammira uomini che si fanno carico di altri uomini, del dolore e della speranza di altri.
Perché una fede che non accoglie nel cuore i problemi e le fatiche del proprio prossimo non è fede nel Dio del Vangelo. La fede non è mai affare privato che riguarda solo me. Riguarda e ha sempre effetto anche sugli altri.
Il vangelo da questo saremo riconosciuti come discepoli: se avremo amore gli uni gli altri; se avremo saputo farci prossimo a qualcuno; se avremo portato i pesi gli uni degli altri.
– Il secondo indizio di questa loro fede, è nella certezza che Gesù li avrebbe ascoltati ed esauditi. Proprio quella certezza dà loro l’animo e anche la forza di non fermarsi di fronte ad una folla compatta che impedisce di arrivare fin dentro la casa. Non spintonano, non urlano, non scacciano nessuno, ma offre loro il coraggio di salire su un tetto certamente non robusto come quelli che abbiamo in mente noi e da loro l’ardire di sfidare la possibile rabbia del padrone di casa e la derisione di tutti i presenti.
Ne combinano di tutti i colori per mettere il loro amico di fronte a Gesù. La loro fede diventa ostinazione.
Anche questa capacità di non fermarsi al primo ostacolo è segno di ciò che Gesù chiama fede. Sposta le montagne figuriamoci se non riesce a scoperchiare un tetto.
– Il terzo indizio è più sottile ed è nel fatto che questa fede precede il miracolo e anzi lo prepara. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Non cominciano a credere quando il loro amico cammina, ma credono e perciò Gesù fa sì che il loro amico cammini. La loro fede non cede neppure quando Gesù sembra non capire che quello che cercano è la guarigione dell’amico e si rivolge al paralitico dicendo semplicemente: Figlio, ti sono perdonati i peccati.
La fede, suggerisce il vangelo, non sempre sa cosa cerca, ma sa che troverà anche più di quello che cerca; sa che sarà sempre riconosciuta e gradita da Dio che non rimanderà indietro deluso chi lo cerca e a lui si affida.
Un perdono e una guarigione… oso dire non due miracoli, ma uno! Inutile saper camminare se non sei libero di andare e se non sai dove andare e l’animo è pieno di tristezza e buio. Inutile avere il cuore libero se il corpo è prigioniero della malattia. Alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
– Infine questa considerazione: mi rimane la curiosità di sapere cosa direbbero questi uomini di se stessi.
Dal racconto emerge che la consapevolezza di questa fede è più di Gesù che dei quattro uomini. È Lui che raccoglie sotto la parola fede, tutto quello che vede fare da loro in un termine che descrive e rivela la loro azione, e quindi i loro pensieri, i loro sentimenti, la loro fatica. Emerge quell’atteggiamento di umiltà di chi lascia a Dio giudicare la propria fede. Anche Pietro dovrà arrendersi e fare così di fronte alla domanda di Gesù: mi vuoi bene? «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo»
Signore è così anche per noi. Tu sai tutto. Tu conosci la nostra fede e conosci il nostro peccato. Aumenta la nostra fede e perdona il nostro peccato. Non permettere che la nostra preoccupazione sia solo per il corpo, ma sia anche per l’anima. E se qualche volta non riusciamo noi ad arrivare fino a te, donaci qualche amico che ci cali fino alla tua presenza.



