Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Guardati e chiamati da Dio: più vocazioni, meno carriere.
Mi sono domandato spesso – immagino che lo abbiate fatto anche voi specialmente quando ci si ritrova a dover fare i conti con la morte di persone a cui vogliamo bene – c’è un Aldilà? E cosa c’è di là? Cosa c’è dopo la morte?
Da qualche tempo accompagno a questa domanda sul dopo una certa curiosità e qualche domanda anche sul prima. Dove eravamo prima di venire al mondo? Cosa c’era prima? Abbiamo davvero cominciato ad esistere quando siamo venuti al mondo e smetteremo di esistere quando ce ne andremo all’altro mondo?
C’è il mistero sul dopo la morte, ma c’è anche il mistero sul prima della nostra nascita
Domande impegnative, ma non prive di fascino e di mistero. Forse domande inutili. Che importa dove eravamo prima, che importa dove saremo dopo? Quel che conta è star bene adesso. Tutto. Subito. E tanto.
E poi quelle domande sul dopo ci spaventano, molto più di quelle sul prima… e così abbiamo forse disimparato a farci domande anche sulla vita, sullo stare al mondo.
Oggi però la Parola di Dio ci interroga, mettendoci di fronte a Samuele, Paolo, Pietro e Andrea, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello.
Il Signore chiama. Offre un senso: un significato e una direzione e per chi l’ascolta; è la vita che diventa vocazione e la vocazione che diventa vita.
È ammirevole la capacità del giovane Samuele di farsi domande. Di lasciarsi scomodare dalle domande anche nel cuore della notte; di alzarsi; di chiedere; di sbagliare.
Samuele dormiva. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!».
Per una, due e poi tre volte. Fino ad arrivare a comprendere: Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
È incomprensibile allo stesso Paolo il perché il Signore lo abbia chiamato a diventare apostolo: a me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio
Ma è in grado di riconoscere che quella chiamata è il senso della sua vita, il senso del suo essere al mondo: io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza.
Non diversamente accade a Pietro e Andrea, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello.
Potevano ben pensare di aver trovato la loro strada e il loro mestiere: Simone e Andrea stavano gettando le reti in mare, Giacomo e Giovanni stavano riparando le reti sulla barca…
Gesù li incontra in quel loro quotidiano lavoro; mentre stanno facendo quello che devono e sanno fare arriva l’invito a scoprire una strada nuova, un coraggio che non sapevano avere, una generosità che a volte si ha paura di mostrare, un futuro che non riuscivano neppure a immaginare.
“Può darsi che domani spunti l’alba del giudizio universale: allora, non prima, noi deporremo volentieri l’opera per un futuro migliore” così scriveva Dietrich Bonhoeffer. Allora e non prima smetteremo di rispondere alla chiamata alla vita con il nostro: mi hai chiamato, eccomi
È l’unico modo per non avere paura del dopo: vivere la vita come chiamata. Non sprecare una briciola del nostro talento, del nostro tempo, di quel che siamo, della nostra possibilità di stare al mondo.
È scontato che dobbiamo morire, ma ce lo dimentichiamo troppo facilmente. Possiamo non sopportare questa idea, possiamo negarla o combatterla, ma il rischio è di diventare in un attimo un po’ degli spreconi di vita con l’idea che tanto il tempo ce l’abbiamo.
Non è scontato esserci e anche questo ce lo dimentichiamo facilmente, trascurando la gratitudine; diventando sordi alla voce di quel Dio che ci ha chiamati alla vita e continuamente ci chiama a vivere.
La gratitudine nasce dal sentirsi guardati da Dio, uno sguardo che precede la chiamata: il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello… Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello
La gratitudine è questo vivere accompagnati, preceduti, regalati alla vita, mai soli perché guardati con amore e fiducia. Se tieni nel cuore e pratichi la gratitudine, impari allora ad accompagnare, a guardare, a prenderti cura, a esserci per qualcuno, a generare e custodire vite…e cominci a capire che vivere così è il modo migliore di percorrere quel tratto di strada che sta tra il prima e il dopo, tra la nascita e la morte. Impari che poter rispondere a qualcuno che ti ha chiamato perché ha fiducia in te, rende le tue gambe e il tuo cuore più forte. Ti rende non solo discepolo e cristiano, ma insieme ti rende uomo.



