VII domenica dopo Pentecoste

Parrocchia S. Agata Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione Torrevilla

Il Signore apre varchi

Sono almeno due domenica che il vangelo proclamato nell’Eucarestia domenicale, ci mette davanti traguardi impegnativi. L’asticella sembra alzarsi  sempre più in alto. Seguimi. Va’ e annuncia il regno di Dio e lascia che i morti seppelliscano i loro morti; Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio. Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra.
Mi viene da pensare che ciò che spinge quel tale di cui oggi ci parla il vangelo a fare la domanda a Gesù, sia come una sottile angoscia e preoccupazione. «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Come a dire: ma quanti ce la fanno a mettere in pratica la Parola del Vangelo?
Vien proprio da pensare che la domanda nasca dalla sensazione e dalla conseguente preoccupazione che le richieste di Gesù siano troppo estreme se non estremiste; che quel Regno da annunciare sia un’utopia, bella ma fuori portata, povera di concretezza e di senso pratico; una bella teoria mai dimostrata e irrealizzabile.
Chi potrà arrivare in fondo ad un cammino così impegnativo? Chi potrà percorrere una strada così in salita?
A volte il vangelo dà le vertigini. Ci sentiamo inadeguati. Con il vangelo in mano, facilmente ci rendiamo conto della sproporzione che c’è tra quanto ci è chiesto e quello che sappiamo fare e quello che siamo.
La risposta di Gesù certo non aiuta oggi a mettere da parte questa preoccupazione: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.»
Se ci vuoi così tanto bene, potevi mettere anche una porta più larga, renderci la vita un poco più facile!
In quella domanda c’è tutta la nostra preoccupazione di non farcela, di non essere all’altezza, di non essere capaci e tu alzi il tiro? Ci dici di sforzarci ancora di più? Ci dici che molti non riusciranno ad entrare e rimarranno fuori? No. Non voglio credere a questa possibilità. Il Signor non ci aspetta al varco. Apre varchi!
La porta è stretta ma aperta. Tenuta aperta dal Signore stesso. Dalla sua bontà. Da quell’amore che lui stesso ci ha detto essere grande e fedele. Non può tradirci all’ultimo. Non ci tirerà questa fregatura. Non è da lui.
La prima lettura ci offre il ricordo di come il Signore è capace di aprire varchi: nelle acque del mar Rosso come nelle acque del Giordano che si dividono a diventano un passaggio percorribile.
Così il Signore non ha cessato di fare di fronte ad ogni situazione che sembra senza via di uscita, di fronte a quegli ostacoli che scoraggiano e sbarrano, così di fronte anche ai nostri limiti e alle nostre fragilità.
Perché “lo scoraggiamento è sempre una prova di eccessiva fiducia in sé e di assai scarsa fiducia in Dio.”
La porta è aperta. Nessuno rimarrà fuori per mancanza di posti. L’entrare attraverso quella porta non è una gara tra noi, non è una lotta ad esclusione. C’è posto per tutti. Non è come partecipare ad un concorso dove i posti a disposizione sono molto meno del numero dei partecipanti.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Non i migliori agli occhi degli uomini. Non quelli che avranno accumulato meriti agli occhi degli uomini.
Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi.
Saremo accolti nella vita eterna se già in questa vita avremo saputo anticiparne lo stile. Se avremo vissuto come ci ha insegnato. Vi ho dato l’esempio perché anche voi facciate lo stesso: sono le parole che accompagnano la lavanda dei piedi.
Ci salveremo non solo entrando nella vita eterna, ma costruendo già qui un pezzetto di Regno, se avremo messo da parte la pretesa che sia tutto a nostra misura e accetteremo di confrontarci e soprattutto conformarci con la misura di Cristo.
Fat­ti piccolo e la porta si farà grande; lascia giù tutti i tuoi bagagli, i tuoi successi, il tuo portafoglio, l’e­lenco dei meriti, la tua bravu­ra, sgònfiati della tua presunzione, dal crederti buono e giusto, ma anche e soprattutto dalla paura di Dio, del suo giu­dizio. La porta è stretta ma aperta.
La porta è stretta per­ché è la misura del bambino: «Se non sarete come bambini non entrerete!». Se la porta è piccola, per passare non devo pensare di mettere mano al piccone per buttar giù gli stipiti e allargare il passaggio, non devo pensare di mettere mano al portafoglio e corrompere il custode della porta.
Non ci sono scorciatoie. Non ci sono passaggi segreti o alternativi.
a porta è certo stretta, non tutti ci passano così come sono, ma a tutti è dato di cambiare, di trasformarsi, di convertirsi. Occorre desiderarlo e il desiderarlo presuppone il fidarsi di Dio.
Devo mettere mano alla mia vita e prepararla a quel passaggio, sapendo e credendo che questa preparazione non è solo il modo di aver accesso alla festa, ma è il modo migliore per vivere la vita stessa.
Non abbiamo necessità di sapere quanti si salvano, perché crediamo che sarai tu a salvare Signore.
Abbiamo solo bisogno di capire che per passare da quella porta che tu ci tieni con forza aperta, noi abbiamo solo bisogno di farci piccoli, e che la forza su cui conteremo è la tua e non la nostra.

Questa voce è stata pubblicata in Vangelo della domenica. Contrassegna il permalink.