Memoria di san Giuseppe e Festa dei lavoratori

Monticello Brianza, 1 maggio 2020,

In questa giornata del 1 maggio celebriamo la figura di san Giuseppe lavoratore e a lui affidiamo tutti i lavoratori e il mondo del lavoro.
Affidiamo tutti quei medici, infermieri, personale della sanità che in questi mesi di emergenza si sono spesi in maniera straordinaria, come sempre hanno fatto senza che a volte ce ne accorgessimo, per la difesa della vita di tutti.
Affidiamo tutti quei lavoratori che con il loro impegno hanno continuato a garantire ogni giorno al nostro Paese tutti quei servizi indispensabili al buon vivere personale e al buon vivere comune.
Affidiamo tutti quei lavoratori che sono stati costretti a fermarsi: dipendenti, artigiani, liberi professionisti, piccoli e grandi imprenditori che ora vedono minacciato il presente e cominciano a temere per il loro futuro e quello delle loro famiglie.
Affidiamo tutti quei lavoratori che non avevano un lavoro e ora, ancora più spaventati, disperano di trovarne.
Affidiamo tutti coloro che con il loro lavoro, la loro intelligenza e onestà hanno creato lavoro per gli altri, perché non venga vanificato quanto hanno costruito e possano riprendere la loro opera.
Affidiamo tutti quei lavoratori nascosti, stranieri, immigrati, che abbiamo spesso pensato venissero a cercare la pacchia, ma che sono finiti nelle mani di sfruttatori e hanno costruito la pacchia di uomini senza scrupoli.
Affidiamo tutti coloro che tra poco torneranno al lavoro e vivono con preoccupazione l’affidamento e la custodia dei figli e affidiamo tutti quegli insegnanti, professori, educatori che insieme al personale della scuola si prendono cura della loro educazione e della loro crescita.
Affidiamo tutti coloro che sul lavoro hanno perso la vita e preghiamo perché nessuno mai sia posto davanti alla drammatica scelta tra il lavoro e la salute.
Affidiamo al Signore tutti loro e affidiamo noi stessi perché ci aiuti a sognare e a costruire un mondo più giusto dove il lavoro abbia il giusto riconoscimento e a non dimenticare che il lavoro è il vero punto di difesa, di resistenza, di contrasto al male.
“Se possiamo stare a casa, con le porte chiuse, aspettando che la minaccia si riduca è perché qualche milione di persone esce di casa ogni mattina e prende il suo posto davanti alla cassa di un supermercato, in fabbrica, nel camion che trasporta le merci, nei magazzini delle farmacie. Qualcuno anche oggi prepara il pane per noi, per tutti, ha già raccolto la frutta, imbottigliato l’acqua, tagliato la carne, rifornito le pompe di benzina, e adesso parliamo piano, perché sta facendo in Rete scuola ai nostri figli. Qualcun altro stanotte ha pensato alla manutenzione delle autostrade su cui viaggia l’energia, così come Internet e il telefono. Altri ancora nei giornali, nelle radio e in televisione vanno sui luoghi del contagio, raccolgono le notizie e le distribuiscono, in modo che possiamo  essere informati trovando fatti, dati, giudizi, opinioni e risposte alle nostre domande, uscendo dal buio. È il lavoro degli altri.” (Ezio Mauro in Repubblica del 23 marzo 2020)
Per tutti i lavoratori, per il nostro lavoro e per quello degli altri: preghiamo.
Maria, a cui è tradizionalmente dedicato il mese di maggio, ci aiuti a rimanere perseveranti nella preghiera.
Vorrei raccomandare soprattutto in questo mese la preghiera del rosario come modo non solo di tenere salda la relazione con il Signore, ma anche tra di noi.
Non ci è dato prevedere quando e come torneremo a celebrare insieme la messa o a ritrovarci liberamente per pregare, ma in questo mese di maggio possiamo sentirci uniti nella preghiera a Maria perché ci aiuti a non perdere la calma, la tenerezza, la fiducia, la speranza e la carità.
Vorrei suggerire di invitare a pregare anche solo una decina, ciascuno da casa sua e sempre con le dovute distanze e precauzioni, il nostro vicino di balcone, la signora che abita sul nostro pianerottolo, la famiglia che sta oltre la siepe del nostro giardino, l’amica che abita da sola a cui posso telefonare, un mio famigliare che non vedo da settimane e che posso videochiamare.
Forse ognuno di loro sta solo aspettando qualcuno che glielo chieda: ti va di pregare con me?      (Don Marco)

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