Verso la fase 2 e la ripresa di Messe e funerali

messaParrocchia sant’Agata di Monticello Brianza 
Parrocchia santa Maria della Purificazione di Torrevilla

Dal 4 maggio sarà possibile ritornare a celebrare l’eucarestia nel giorno del funerale.
Innanzitutto, mi sento di dire che non abbiamo mai smesso di celebrare i funerali.
Abbiamo dovuto rinunciare a celebrare l’Eucarestia, ma non di celebrare le esequie.
Nessuno dei nostri cari che ci ha lasciato è rimasto senza una preghiera e una benedizione.
Siamo soliti chiamarlo funerale; siamo soliti pensare che consista nella messa.
Il rito delle Esequie è molto di più di questo.
Nell’elenco delle sette opera di misericordia è compreso il “seppellire i morti”.
È qualcosa che comincia molto prima della messa e si conclude molto dopo.
In questo tempo siamo stati privati molto di più che della messa del funerale.
A chi è stato colpito dal coronavirus è stata tolta la possibilità di avere accanto i propri cari.
Siamo stati privati della possibilità di essere accanto a chi ci stava lasciando: di un’ultima parola, di una carezza, di un silenzio, di uno sguardo, di un saluto.
Siamo stati privati della possibilità di un abbraccio, di un racconto.
Siamo stati privati spesso della possibilità di scegliere come vestire il nostro caro, di un ultimo sguardo, di un rosario.
Non ci è stato possibile ascoltare e raccogliere dalle persone che solitamente si fanno accanto nel momento delle esequie i ricordi degli altri: quelli inediti, quelli conosciuti, quelli inattesi e che ci facevano scoprire aspetti nascosti dei nostri cari; tratti e particolari ignorati, che ci aiutavano a dare forma alla memoria di chi non sarebbe stato più con noi e a cui dovevamo preparare un posto nel cuore e a raccogliere, come eredità preziosa, il messaggio che ha scritto con la sua vita e con la sua morte e rispondere a questo messaggio con la nostra vita; perché nei funerali scorre davanti la vita intera, tanto che come dice qualcuno: peccato non esserci al nostro.
Non ci è stato possibile tornare al cimitero il giorno dopo, portare dei fiori.
La messa nel giorno delle esequie è certamente un momento prezioso e unico, ma siamo stati privati molto di più che della messa. Ci è mancato il tempo di cui ogni lutto ha bisogno. Ora possiamo tornare a celebrare la messa, ma dobbiamo essere consapevoli che lo potremo fare solo con alcune avvertenze, precauzioni e restrizioni.
Le norme del Ministero e quelle applicative della Diocesi dicono che dal 4 maggio è possibile celebrare le esequie con o senza messa a secondo dell’opportunità; possibilmente in luoghi aperti come il Cimitero o se in Chiesa, previa sanificazione; senza corteo o assembramenti; non più di 15 persone, ciascuno con la mascherina, con la dovuta distanza, con la raccomandazione di non partecipare in caso di temperatura superiore ai 37° o in presenza di sintomi di influenza.
Mi piacerebbe poter concordare con i famigliari non solo i tempi, ma anche la modalità di celebrare le esequie. Nessuno ci impedisce di celebrare messa, nessuno ci impone di farlo.
Scegliamo insieme quale è il modo e quale luogo è il più adatto per l’ultimo saluto.
Scegliere e scegliere bene è molto più difficile che fare come si è sempre fatto, ma le cose, liberate dal peso del “si è sempre fatto così” a volte si possono fare anche meglio di come siamo abituati.
Per quanto riguarda la ripresa della celebrazione dell’Eucarestia feriale e festiva, al momento ci sono due certezze:
desideriamo tornare presto a celebrarle non ci è ancora possibile celebrarle.
In mezzo ci sta la realtà. Abbiamo apprezzato, fino a due mesi fa, il principio che papa Francesco enunciava nell’Evangelii Gaudium: La realtà è superiore all’idea. Questo criterio è legato all’incarnazione della Parola e alla sua messa in pratica: «In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio» (1 Gv 4,2). Il criterio di realtà, di una Parola già incarnata e che sempre cerca di incarnarsi, è essenziale all’evangelizzazione. 233
Non possiamo ora, per il solo fatto che la realtà non ci piace e ci è ostile, dimenticare questo criterio.
E ancora prima, nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, pubblicato durante il pontificato di Giovanni Paolo II, si afferma:
«Le autorità chiamate a prendere decisioni per fronteggiare rischi sanitari ed ambientali talvolta si trovano di fronte a situazioni nelle quali i dati scientifici disponibili sono contraddittori oppure quantitativamente scarsi: può essere opportuna allora una valutazione ispirata dal “principio di precauzione”, che non comporta una regola da applicare, bensì un orientamento volto a gestire situazioni di incertezza. Esso manifesta l’esigenza di una decisione provvisoria e modificabile in base a nuove conoscenze che vengano eventualmente raggiunte. (n. 469).
Non possiamo ora, per il solo fatto che l’impazienza è più grande della prudenza, dimenticare questo principio. Il criterio di realtà e il principio di precauzione suggeriscono di rinunciare a scelte affrettate.
Nessuno sta compromettendo la libertà di culto o di preghiera che anzi, forse mai come in questi tempi, stiamo vivendo nelle nostre case.
Dio non ci è stato tolto e non si rende presente solo nei sacramenti, senza con questo sminuire la loro importanza.
Non ci è stata tolta la possibilità di vivere la carità che nasce dall’Eucarestia.
Non siamo sicuri che ci farà star meglio il poter partecipare alla messa con l’obbligo della
mascherina, del distanziamento, della sanificazione della chiesa e di altre necessarie precauzioni e avvertenze. Quello che il vicario generale della nostra Diocesi raccomanda a proposito delle celebrazioni delle esequie mi pare valga anche più in generale per il ritorno alla celebrazione dell’Eucarestia: non dobbiamo alimentare in noi l’ansia e tanto meno evitare i passi graduali. Ogni Parrocchia e ogni Parroco si sentano incoraggiati e sostenuti a procedere con le possibilità che hanno, e se qualche disposizione non può essere ancora adempiuta per mancanza di personale o di strumenti, sospendano e rinviino le celebrazioni quando sarà possibile.
Rimaniamo fiduciosi e pazienti in attesa di nuove indicazioni, saldi nella fede, gioiosi nella
speranza, operosi nella carità.                                      (don Marco con il Consiglio pastorale)

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