Parrocchia S. Agata – Monticello Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Come terreni sassosi
Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.
Provo un pizzico di invidia nei confronti di Gesù su cui, Giovanni Battista dice: lo Spirito scende… e rimane.
Un pizzico di sana invidia per questo rimanere, per questa capacità di lasciarsi abitare dallo Spirito e perciò di rimanere saldo in ogni circostanza.
Se facciamo scorrere le pagine dei vangeli, uno degli aggettivi che possiamo utilizzare per dire chi è Gesù credo sia proprio questo: saldo.
Credo fortemente che questo suo essere saldo trovi la sua spiegazione proprio in questo rimanere dello spirito in lui o se preferite in quel farlo rimanere, perché ad essere onesti, non ritengo che si possa dire che è lo Spirito ad andare e venire, o a giocare a nascondino con noi.
Il Gesù dei vangeli è un uomo saldo, un uomo che in ogni circostanza della vita è padrone della situazione: sa cosa dire e cosa tacere, sa cosa fare e cosa non fare, dove essere e dove non farsi trovare.
Gesù è un uomo che anche in una barca in mezzo ad una tempesta, mentre tutti gridano dalla paura, continua a dormire finché i discepoli non lo svegliano e che dopo essere stato svegliato, ha la prontezza di trovare le parole giuste non solo per fermare la tempesta che violenta il mare, ma per fermare la paura che paralizza il cuore. Come non ricordare ancora una volta le parole con cui Gesù chiude il discorso della montagna: Cadde
la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Ho visto lo Spirito rimanere su di lui ci testimonia Giovanni e la vita di Gesù conferma quel rimanere.
Niente lo aveva scacciato dall’intimo di Gesù: non l’incomprensione, non il tradimento, non la passione, non il sentirsi abbandonato, neppure la crocifissione, neppure la morte. Niente e nessuno.
Come non invidiare e desiderare una tale solidità soprattutto ora in cui percepiamo ogni cosa come troppo fragile e sospesa?
Troppo ballerina la nostra vita. Troppo instabile il nostro animo. Troppo influenzabile il nostro spirito.
Troppo altalenante il nostro umore. Troppo incerta la nostra fede.
Traballa a volte anche quando la vita scorre facile e felice; quando ci pare di toccare il cielo con un dito e di sentirci così in cielo da non aver bisogno di un Dio, figuriamoci quando la vita si fa dura e ci piega sotto il peso di carichi che ci pare impossibile portare: ci ritroviamo in un attimo a dubitare di Dio, del suo amore, della sua presenza.
Assomigliamo così tanto a quel terreno sassoso su cui comunque il seminatore getta il seme; assomigliamo così tanto a colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno.
Ed è così che la nostra casa vien su spesso non fondata sulla roccia ma sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde…
Ora è facile dire che è colpa di un virus, ma è onesto dire che anche in tempi migliori basta a volte un nulla: una parola mal detta, un’attesa delusa, un ritardo, un’incomprensione… e ci rattristiamo, ci innervosiamo, ci amareggiamo, ci scoraggiamo.
Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui
Signore, non sei certo tu quello che si risparmia nel dono di quel tuo Spirito che ha reso forte Gesù, lo ha reso capace di affrontare quella missione che gli avevi affidato di saper testimoniare il tuo amore fino alla fine, che lo ha reso capace di vivere tutto quello che diceva in una unità di parola e di azione davvero invidiabile.
Siamo noi che ci stanchiamo troppo facilmente e che siamo incostanti. Siamo deboli d’animo e incapaci di credere a quello Spirito che abita in noi e che agisce nella misura in cui noi confidiamo e ci affidiamo a Lui.
La nostra vita sembra sempre interrotta e ora lo è più che mai. A volte ci sembra di dover sempre ricominciare da capo. Scriveva Seneca a Lucilio: “La vita è tanto breve, e noi la rendiamo ancora più breve con la nostra incostanza, ricominciandola di continuo ora in un modo, ora in un altro: la riduciamo in pezzi e la laceriamo.”
Abbiamo vissuto ieri la giornata della liberazione, ma siamo dentro quel tempo intermedio in cui è chiesto di resistere senza sapere fino a quando. Occorre prendere sul serio anche questo tempo senza cedere alla nostalgia di un passato glorioso e senza voler anticipare incautamente il futuro. Questo tempo intermedio ha una sua densità, un suo significato e valore e chiede di viverne le sfide e orientarne i progetti.
Determinante è il riuscire a trattenere, a far rimanere quello stesso Spirito che scende su Gesù e che rimane.
“Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito… ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Signore ti vogliamo pregare perché si possa dire anche di noi.




