Seconda domenica di Quaresima

SamaritanaDomenica 16 marzo 2014  vangelo Giovanni (Gv 4,5-42)

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete: ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
n quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ha da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

COMMENTO
“La sete della donna e la sete di Gesù portano agli incontri che vanno valorizzati come segni e attesa di rivelazione. Gesù ha iniziato il suo cammino missionario e la donna, per prima, avendo accolto la novità di Gesù, si fa missionaria presso i suoi concittadini, abbandonando la brocca”

 

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Il cimitero

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Molti storici concordano nel fissare l’inizio della civilizzazione dell’homo sapiens proprio al momento in cui esso comincia a seppellire i morti della propria specie.
L’idea di dedicare uno spazio ai morti si diffuse sin dai tempi dei primi cristiani trovando applicazione dapprima nelle catacombe, successivamente sotto il pavimento delle chiese e dal Medioevo attorno alle strutture religiose stesse.

San Carlo Borromeo emanò precise norme per queste sepolture onde assicurare il rispetto del luogo. Prescrisse tra l’altro che “… al centro dei cimiteri si collocherà una croce di ottone, di marmo o di altra pietra poggiante su una colonna di marmo o pietra o su pilastro in muratura…“.

Si legge che nel 1757 la Chiesa Parrocchiale di S.Agata Vergine di Monticello conteneva 3 sepolcri ed era circondata da tutte le parti dal cimitero chiuso da muro.

Con l’editto di Saint Cloud del 1804 firmato da Napoleone Bonaparte si imponeva di seppellire i morti fuori dai centri abitati, in luoghi destinati allo scopo. Si imponeva l’inumazione delle salme e le eventuali lapidi dovevano essere murate sul muro di cinta del cimitero.
Sul lato nord del muro di cinta del nostro cimitero sono ancora presenti alcune lapidi in marmo/pietra arenaria, non tutte in condizioni ottimali, i cui epitaffi riporto qui di seguito
PIO E CARO RICORDO
DEL SACERDOTE
D.ANGELO CAVEZZALI
PER 13 ANNI
PARROCO DI TORREVILLA
MORTO IL 16 SETTEMBRE 1897
PIU’ VOLTE NELLA SUA BREVE MALATTIA
CONFORTATO DAI SANTI SACRAMENTI
E DALLA BENEDIZIONE
DEL SANTO PADRE
FATE O PARROCCHIANI CHE COLUI CHE VI FU PADRE IN VITA
VI SIA PRESTO PROTETTORE IN CIELO

ALL’ANIMA
DI
GAETANO MAURI
NELL’ANCORA FRESCA ETA’ DI ANNI 39
RAPITO ALL’AFFETTO MATERNO
…….DUE BAMBINE
ED A QUELLO DEI CONGIUNTI
CHE UNITI IMPLORANO ETERNA PACE
MORTO IL 15 OTTOBRE 1867

A MARIANNA PENSA
VEDOVA DI GIUSEPPE GAETA INGEGNERE
DONNA STIMATA
PER CORTESIA PRUDENZA SAVIEZZA
PIU’ COMMENDEVOLE
PER ESEMPLARE RELIGIONE
E GENEROSA CARITA’
QUI DOVE PASSO’ XXVIII ANNI DI VITA
SOLO INTESA
ALLA PIETA’ AL BENE DEI PROSSIMI
MORTA IL II APRILE MDCCCL
IN ETA’ DI ANNI LXXXVI
LA PREGHIERA NON MANCHI
DEI CONGIUNTI DEI BENEFICIATI

ALLA CARA MEMORIA
DI
COLOMBO EVANGELISTA
MORTO A 43 ANNI
IL 20 DICEMBRE 1855
PEREGO CAROLINA
MORTA IL 13 GENNAIO 1887
DI ANNI 74
CONIUGI ESEMPLARI
PERVIRTU’ DOMESTICHE E MORALI
NON CHE ALLA MEMORIA DI
COLOMBO MARINA
DECESSA IL 13 GENNAIO 1867
NELL’ETA’ DI ANNI 71
CONGIUNTA AFFABILE E BUONA
I PARENTI RICONOSCENTI
POSERO
IMPLORANDO LA PACE DEI GIUSTI

CESARE BINDA
NATO IL 2 GIUGNO 1867
MOR………..OTTOBRE 1868
……..PARADISO
…………..GENITORI
E DEI FRATELLI IN TERRA

La croce al centro del cimitero, in pietra arenaria purtroppo alquanto segnata dal trascorrere del tempo, poggia su un basamento di forma parallelepipeda alto circa 2 metri. Si intuiscono iscrizioni, veramente poco leggibili, addirittura solo intuibili.

Una data, forse 1867 (o 1807?).

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Prima domenica di Quaresima

tentazioneDomenica  9 marzo 2014 vangelo di Matteo (Mt. 4,1-11)

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

COMMENTO
Gli angeli sono simbolo della riconquista del Paradiso terrestre da cui l’uomo è stato cacciato, sono il premio per la fedeltà alla Parola del Signore. Qui, servire significa: lo sfamano, lo proteggono, lo riconoscono Signore del mondo. Gesù è veramente tentato tutta la sua vita ed ha superato la suggestione, diventando finalmente il nuovo Adamo. Ed è anche il nuovo Mosé che accoglie la sapienza di Dio nel deserto mentre il popolo ne esce sconfitto dalle tre prove tipiche di Israele nel deserto: “la fame, la sete, l’idolatria”

 

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Don Carlandrea MARIANI, Parroco

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Don Carlandrea Mariani fu Parroco a Monticello dal 1806 al 1858.

Di lui resta il monumento funebre, in pietra arenaria, che balza agli occhi immediatamente entrando in cimitero, sul muro a nord, di fronte all’ingresso principale.
L’epitaffio è ancora ben chiaro su una lapide di marmo bianco che però comincia ad evidenziare i segni del trascorre del tempo.
ALLA BENEDETTA MEMORIA
DEL SACERDOTE CARLO ANDREA MARIANI
DI SEREGNO
CHE SI ADDORMENTO’ NEL SIGNORE
IL GIORNO 18 DI APRILE DEL 1858
PASSATI OTTANTADUE ANNI DI VITA
PER CINQUANTUNO DEI QUALI FU PARROCO DI MONTICELLO
PRECLARO ESEMPIODI MANSUETUDINE
DI BONTA’ DI ZELO
IL CONTE AMBROGIO NAVA
PER L’AFFETTUOSA STIMA E PER L’AMICIZIA
NON MAI DA LUNGHISSIMO TEMPO INTERROTTA
CHE A LUI LO STRIGEVA
POSE

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Ultima domenica dopo l’Epifania

figl prodigDomenica 1 marzo 2014 Vangelo di Luca (Lc 15,11-32)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Commento
“Se noi vogliamo adorare Dio, servirlo, amarlo lo dobbiamo fare inserendoci sempre dal suo cuore. È dal cuore di Dio che si deve comprendere la realtà nella quale viviamo, che è fatta di povertà spirituale e materiale, nella quale noi siamo chiamati a riversare tutta la grandezza della misericordia del Padre, che è perdono, accoglienza, dono di ogni grazia e verità, assistenza, aiuto, soccorso, conferimento della dignità perduta. Dio viene per dare dignità alla sua creatura, per elevarla fino a renderla partecipe della sua divina natura. Se un solo uomo per causa nostra vive senza dignità, la nostra adorazione di Dio è falsa. La nostra religione è vana. Non abbiamo imitato Dio.” 

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TORREVILLA – la colonnina all’incrocio tra Via Battisti e la strada alle piscine

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La posizione attuale della colonnina non è quella originale,  è stata spostata qui durante le opere di realizzazione della strada verso le piscina. E’ una colonna di mattoni di sezione quadrata alta circa due metri. Sulla sommità è posizionato un cippo di granito recuperato dal monumento originale,  il tutto è sovrastato da una piccola croce in ferro.

Il cippo di granito ha una forma quasi piramidale formata da tre bande orrizzontali. Nella banda superiore si intuiscono disegni di cui però è difficile capire la forma e il significato.  Una attenta verifica della banda mediana permette di leggere quello che sembra essere una data MDCC.

Don Arialdo segnalava che si tratta di un monumento a ricordo dei morti di peste.

Chiunque avesse migliori informazioni, non esiti a contattarci.

Ai poveri morti che il monumento ricorda, giunga il nostro requiem.

 

 

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PRESENTAZIONE

In queste pagine desidero mettere in evidenza quegli angoli di Monticello che ci ricordano la vita dei nostri nonni, dei nonni dei nostri nonni e possibilmente ancora più indietro nel tempo, con particolare attenzione a quelli che sono espressione della religiosità dei nostri antenati ma non solo.

Non troveremo monumenti citati sui libri di storia o sui libri d’arte, tuttavia questi angoli sono un pezzo della nostra storia e come tali sono preziosi e da valorizzare. Anche con la collaborazione dei visitatori del sito, spero di trovare vecchi documenti, vecchie fotografie, immagini od eventuali ricordi personali, tutto quanto ciò che torni utile per ricordare il messaggio che i nostri antenati hanno voluto lasciarci.

Ringrazio per la disponibilità di questo spazio sul sito della Parrocchia e inoltre sarò grato a chiunque vorrà condividere questa ricerca.

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Penultima domenica dopo Epifania

Domenica 23 febbraio 2014 Vangelo di Giovanni (Gv 8,1-11)

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In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Commento
“Chi legge la Scrittura Santa noterà che dalla pena pubblica, esemplare, immediata del trasgressore della Legge, il Signore a poco a poco era passato ad insegnare all’uomo la via del perdono, nella conversione, per la remissione della colpa commessa. Dio però parla, ma l’uomo non vi presta attenzione. Spesso si chiude ermeticamente nei suoi pensieri che sono frutto in lui del peccato, non certo della potente luce che scaturisce dalla grazia del suo Dio. Gesù porta a compimento la legge sul perdono, sul pentimento, sulla misericordia. È la Legge del Padre suo, già comunicata, rivelata, donata. Ma l’uomo anche questa volta è sordo e vuole camminare nel non perdono.”

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VI Domenica dopo l’Epifania

Domenica 16 febbraio 2014 Vangelo Matteo (Mt. 12, 9b-21)

vangeloIn quel tempo. Il Signore Gesù andò nella sinagoga; ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni.

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Presentazione del Signore

presentazione al tempioDomenica 26 gennaio 2014 Vangelo Luca (Lc.2, 22-40)

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino e quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, la grazia di Dio era su di lui.

COMMENTO
“È in Cristo Gesù che si compie la parola di Dio annunziata dal Deuteronomio. È dopo di Lui che nulla si può aggiungere e nulla togliere alla luce del Padre. Prima, nello stesso Antico Testamento, i profeti, i saggi d’Israele, sempre aggiungevano luce a luce, essendo la luce data precedentemente incompleta, imperfetta per cogliere tutta la verità di Dio, del loro Signore. Ora invece no, tutto è compiuto, tutto è perfetto.
Nessuno si illuda: conosce Dio chi conosce Cristo Gesù. Conosce se stesso, chi si conosce in Cristo Signore. È Cristo Gesù la luce piena, perfetta, immutabile del Padre.
Come vero Dio Gesù è luce perfettissima. Come vero uomo Lui è luce che diviene ogni giorno più grande. La sua luce raggiunge il sommo del suo splendore il giorno della sua morte sulla croce. È sulla croce he Gesù rivela tutto l’immenso amore del Padre.”

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