V domenica dopo Pentecoste

vangelo 2Domenica 9 luglio 2017
vangelo Luca ( Lc 9,57-62)

In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

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Cosa vuol dire avere coraggio oggi? Il cristiano non può più essere uomo di pasticceria tutto accomodante. Il cristiano è chiamato a spezzare quella cultura di morte che aleggia. Il cristiano deve assumere coraggio nel distanziarsi da coloro che attuano il pettegolezzo che distrugge le persone. Bisogna essere capaci come i salmoni che risalgono la corrente. Ecco il cristiano deve sapere andare controcorrente.

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IV domenica dopo Pentecoste

arcaDomenica 2 luglio 2017
vangelo Luca ( Lc 17, 26-30.33)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.».

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Una vita buona non è frutto soltanto di buone abitudini, di un’educazione sana; la sua qualità più vera e profonda la intuiscono subito quelli che ti incontrano. Quando abitualmente dici grazie o il sorriso segna normalmente il tuo volto.

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III domenica dopo Pentecoste

vangelo domenicaDomenica 25 giugno 2017
vangelo Giovanni ( Gv 3,16-21)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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Nasciamo tutti figli. E come un figlio porta impresso nella carne i segni della paternità che lo ha generato, così ogni uomo è tale in ragione di quel soffio vitale, di quell’alito di vita primordiale che Dio stesso gli ha regalato. la vita è anzitutto un dono di Dio. Al punto che dove il consumismo più imperversa e l’efficientismo la fa da padrone, parole come grazia, gratuità, dono, non attecchiscono e faticano ad essere dette. Possiamo consumare la natura, possiamo rovinare le nostre esistenze, ma il soffio di vita che ci è stato donato da Dio non lo possiamo soffocare. Il fatto che siamo figli di Dio, amati da Dio sin dal principio, è un marchio indelebile, incancellabile in ogni uomo.

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Programma settimanale di base dell’oratorio estivo… in realtà si fa mooolto di più

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170620 programma settimanale di massima

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Lettera del card.Angelo Scola alla diocesi

Carissime e carissimi,
con questa lettera desidero raggiungere tutti i battezzati, le donne e gli uomini delle religioni e di buona volontà, per esprimere la mia gratitudine per il dono della Visita Pastorale Feriale giunta ormai alla sua conclusione.

Nelle sue tre fasi, essa ha consentito a me e ai miei collaboratori di toccare con mano la vita di comunione in atto nella Chiesa ambrosiana, non certo priva di difficoltà e di conflitti e tuttavia appassionata all’unità. La preparazione della Visita, svoltasi in modo forse un pò diseguale nei vari decanati, l’atteggiamento di ascolto profondo in occasione dell’assemblea ecclesiale con l’Arcivescovo, la cura nell’accogliere nelle realtà pastorali il Vicario di Zona o il Decano, e la proposta del passo da compiere sotto la guida del Vicario Generale, hanno confermato ai miei occhi la vitalità di comunità cristiane non solo ben radicate nella storia secolare della nostra Chiesa, ma capaci di tentare, su suggerimento dello Spirito, adeguate innovazioni. Questa attitudine di disponibilità al cambiamento l’ho toccata con mano sia nelle parrocchie del centro, sia nella grandi parrocchie di periferia, esplose negli ultimi sessant’anni, sia nelle città della nostra Diocesi, sia nelle parrocchie medie e piccole.

E’ stata però la visita del Papa a farmi cogliere nitidamente l’elemento che unifica le grandi diversità che alimentano la nostra vita diocesana. La venuta tra noi del Santo Padre è stata, infatti, un richiamo così forte da rendere visivamente evidente che la nostra Chiesa è ancora una Chiesa di popolo. Certo, anche da noi il cambiamento d’epoca fa sentire tutto il suo peso. Come le altre metropoli, siamo segnati spesso da un cristianesimo “fai da te”: ce l’hanno testimoniato gli arcivescovi di grandi Chiese in tutto il mondo che in Duomo hanno raccontato l’esperienza delle loro comunità. Non manca confusione su valori imprescindibili; spesso non è chiaro il rapporto tra diritti, i doveri e le leggi… Ma è inutile insistere troppo sull’analisi degli effetti della secolarizzazione su cui ci siamo soffermati in tante occasioni. Più utile, anzi necessario, è domandarci – con ancora negli occhi il popolo della Santa Messa nel parco di Monza, l’incontro con i ragazzi a San Siro, l’abbraccio al Santo Padre degli abitanti delle Case bianche e dei detenuti di San Vittore, e soprattutto la folla che ha accompagnato la vettura del Papa lungo tutti i 99 km dei suoi spostamenti- che responsabilità ne viene per noi? Come coinvolgere in questa vita di popolo i tantissimi fratelli e sorelle battezzati che hanno un pò perso la via di casa? Come proporre con semplicità in tutti gli ambienti dell’umana esistenza la bellezza dell’incontro con Gesù e della vita che ne scaturisce? Come rivitalizzare le nostre comunità cristiane di parrocchia e di ambiente, perchè con il Maestro, si possa ripetere con gusto e semplicità a qualunque nostro fratello “vieni e vedi”? Come comunicare ai ragazzi ed ai giovani il dono della fede, in tutta la sua bellezza e “con-venienza”? In una parola: se il nostro è, nelle sue solide radici, un cristianesimo di popolo, allora è per tutti. Non dobbiamo più racchiuderci tristi in troppi piagnistei sul cambiamento epocale, nè ostinarci nell’esasperare opinioni diverse rischiando in tal modo di far prevalere la divisione sulla comunione. Penso qui alla comprensibile fatica di costruire le comunità pastorali o nell’accogliere gli immigrati che giungono a noi per sfuggire dalla guerra e dalla fame. Ma, con una limpida testimonianza, personale e comunitaria, con gratitudine per il dono di Cristo e della Chiesa, siamo chiamati a lasciarlo trasparire come un invito affascinante per quanti quotidianamente incontriamo.
A queste poche e incomplete righe vorrei aggiungere una parola su quanto la Visita Pastorale ha dato a me, Arcivescovo. Lo dirò in maniera semplice: durante la celebrazione dell’Eucarestia nelle tante parrocchie e realtà incontrate, così come nei saluti pur brevi che ci siamo scambiati dopo la Messa, e, in modo speciale, nel dialogo assembleare cui ho fatto riferimento, ho sempre ricevuto il grande dono della rigenerazione della mia fede e l’approfondirsi in me di una passione, quasi inattesa, nel vivere il mio compito. Ma devo aggiungere un’altra cosa a cui tengo molto. Ho appreso a conoscermi meglio, a fare miglior uso dei doni che Dio mi ha dato e, nello stesso tempo , ho imparato un pò più di quell’umiltà (humilitas) che segna in profondità la nostra storia. Ho potuto così, grazie a voi, accettare quel senso di indegnità e inadeguatezza che sorge in me tutte le volte che mi pongo di fronte alle grandi figure dei nostri patroni Ambrogio e Carlo.
Se consideriamo la Visita Pastorale Feriale dal punto di vista profondo che la fede, la speranza e la carità ci insegnano, e non ci fermiamo a reazioni emotive o solo sentimentali, non possiamo non riceverlo come una grande risorsa che lo Spirito Santo ha messo a nostra disposizione e che ci provoca ad un cammino più deciso e più lieto. Seguendo la testimonianza di Papa Francesco, la grande tradizione della Chiesa milanese può rinnovarsi ed incarnarsi meglio nella storia personale e sociale delle donne e degli uomini che abitano le terre ambrosiane.
La solennità della Santissima Trinità che oggi celebriamo allarga il nostro cuore rende più incisivo l’insopprimibile desiderio di vedere Dio: “il mio cuore ripete il tuo invito:”Cercate il mio volto”: Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto (Sal 27(26) 8-9a).

Angelo Card.Scola
Arcivescovo

Nella solennità della Santissima Trinità
Milano, 11 giugno 2017

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“Cresciuto in oratorio” – iniziativa per raccontare l’importanza degli oratori

Questa nota è integralmente riprodotta dal foglietto “CELEBRIAMO LA MESSA-rito ambrosiano” del 15 giugno 2017

“Cresciuto in oratorio” è l’iniziativa di Odielle (Oratori Diocesi Lombarde) per ribadire il ruolo sociale ed educativo degli oratori oggi.
Undici testimonial, volti noti e persone comuni, raccontano le loro storie di formazione, nel corpo e nello spirito, in questa fondamentale istituzione educativa.
Tutti possono leggerle su cresciuto in oratorio e raccontare la propria esperienza: chi abbiamo imparato ad essere e cosa abbiamo imparato a fare in oratorio?
Anche su facebook

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II domenica dopo Pentecoste

domenicaDomenica 18 giugno 2017
vangelo Matteo ( Mt 5,2.43-48)

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Commento

Un amore che è disposto a perdere tutto, sino al dono della propria vita: “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita…”. Un amore in grado di resistere a ogni provocazione, a ogni cattiveria, a ogni tentativo di tirarti in campo per cercare di combattere. Sino ad andare oltre la logica comprensibile della legittima difesa. Perdonando ancora, perdonando sempre: Non una volta sola, ma almeno sette, anzi, fino a settanta volte sette. E perché ci si possa avviare verso una misura così smisurata dell’amore, secondo il cuore di Dio, Gesù ci comanda di pregare: “Pregate per quelli che vi perseguitano”

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Invito al recital

Il Gruppo Teatro organizza un recital  per festeggiare il  50° di ordinazione sacerdotale  di don Gabriele.

Tutti siamo invitati.

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…il popolo ha bisogno di sapere che il sacerdote vive la verità che predica. (don Primo Mazzolari)

Quest’anno ricorrono due anniversari importanti per don Gabriele Carena, il nostro Parroco. Ricorre infatti il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale ed il 25° del suo insediamento a Monticello.

Pubblichiamo in questa pagina alcune foto di quella intensa giornata di 25 anni fa, desiderando esprimere la nostra riconoscenza per la sua opera nella nostra comunità.

Grazie don Gabriele.

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Dal Gruppo Caritas

Come di consueto abbiamo consegnato alla Caritas di Casatenovo gli alimenti che generosamente vengono depositati ai piedi dell’altare delle nostre chiese la terza domenica del mese.

Desideriamo estendere i ringraziamenti che ci sono pervenuti a tutti coloro che ad ogni terza domenica del mese rinnovano il gesto generoso in aiuto di chi ha bisogno.

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