III domenica dopo Pentecoste

vangelo domenicaDomenica 25 giugno 2017
vangelo Giovanni ( Gv 3,16-21)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Commenti

Nasciamo tutti figli. E come un figlio porta impresso nella carne i segni della paternità che lo ha generato, così ogni uomo è tale in ragione di quel soffio vitale, di quell’alito di vita primordiale che Dio stesso gli ha regalato. la vita è anzitutto un dono di Dio. Al punto che dove il consumismo più imperversa e l’efficientismo la fa da padrone, parole come grazia, gratuità, dono, non attecchiscono e faticano ad essere dette. Possiamo consumare la natura, possiamo rovinare le nostre esistenze, ma il soffio di vita che ci è stato donato da Dio non lo possiamo soffocare. Il fatto che siamo figli di Dio, amati da Dio sin dal principio, è un marchio indelebile, incancellabile in ogni uomo.

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