Aiutiamo chi ci vive a fianco

raccolta-alimentareGrazie.
La raccolta di cibo di questa terza domenica di dicembre è stata particolarmente copiosa grazie alla consueta e rinnovata generosità di chi si ricorda dell’appuntamento ed al contributo dei ragazzi del catechismo sollecitati a questa iniziativa dai catechisti.
Tutto il cibo raccolto è stato consegnato come di consueto al Centro Caritas di Casatenovo.
E’ un modo silenzioso ed efficace di fare del bene e fare sentire meno solo chi ha bisogno.

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Domenica prenatalizia

domenicaDomenica 24 dicembre 2017
vangelo Matteo ( Mt 1,1-16)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naasòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria. Salomone generò Roboano, Roboano generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm. Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Commento

Siamo in presenza di una vera e propria carta d’identità di Gesù. Matteo sta raccontando alle prime comunità cristiane della Siria e della Palestina quali sono le radici storiche di Gesù, dimostrando come Dio agisce in modo sorprendente per compiere la sua promessa. Con la novità che mentre nelle genealogie più tradizionali venivano indicati solo uomini, in questa genealogia sono indicate anche cinque donne. Si tratta di quattro donne dell’Antico testamento più il nome di Maria, la madre di Gesù. Oltretutto le quattro donne ricordate non solo erano straniere, cioè non appartenevano al popolo di Israele, avendo concepito i loro figli fuori dagli schemi normali del comportamento ebraico dell’epoca, non rispettavano le esigenze delle leggi del tempo di Gesù. Queste quattro donne, contestando e violando i comportamenti imposti dalla società patriarcale del loro tempo, in modo poco convenzionali daranno di fatto continuità alla discendenza di Gesù. Proprio attraverso loro Dio riesce a realizzare il suo piano di salvezza, inviando nel mondo il Messia promesso.

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Il cantico dei pastori. Natale, testimonianza da offrire.

Nel mio presepe quest’anno non ho costruito colline né disegnato cieli stellati, non ho messo statuine d’arte né meccanismi portentosi che muovono braccia di fabbri, accendono luci, trascinano pecore verso la grotta di Betlemme.

Quest’anno il mio presepe è fatto di musica e parola, è un presepe di cantici.

Se potete fare silenzio e vi ponete in ascolto, riuscirete forse a sentire anche a casa vostra il cantico dei pastori del mio presepe.

Il cantico dei pastori è testimonianza.

Non abbiamo meriti, non abbiamo sapienza, non abbiamo mandato.

Abbiamo visto e rendiamo testimonianza.

Siamo stati disturbati nella notte e invitati a partire: ma vi diciamo che ne valeva la pena.

L’umiltà del Bambino incoraggia anche noi che non valiamo niente e non godiamo di nessun prestigio a dire una parola, a contagiare con la gioia, a invitare al cammino. Siamo testimoni: non attiriamo l’attenzione su noi stessi, ma siamo lieti che anche voi andiate fin là, dove c’è il motivo della nostra letizia.

Siamo testimoni: dobbiamo dire semplicemente quello che abbiamo visto e nessun complicato ragionamento, nessun disprezzo che ci mette in ridicolo, nessuna minaccia che ci vuole zittire, nulla può convincerci a tacere quello che ci è stato donato. Siamo stati amati. Proprio noi, povera gente da nulla, siamo stati amati e quel bambino ci ha resi capaci di amare. Di questo diamo testimonianza.

I pastori sono testimoni e il loro cantico condivide la sorpresa, l’esperienza e il suo frutto.

mons. Mario Delpini
Arcivescovo di Milano

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Uno sportello per i familiari delle vittime dell’azzardo

Questa nota è integralmente ripresa dal foglio ” CELEBRIAMO LA MESSA – RITO AMBROSIANO” del 17 dicembre 2017.
Il gioco di azzardo può diventare una malattia.
I primi ad accorgersene non sono in genere i giocatori ma i loro famigliari.
Proprio a loro si rivolge lo sportello “Milano No Slot: Accoglie e orienta”, un servizio gratuito di ascolto e orientamento, gestito da Caritas Ambrosiana, nell’ambito di un progetto del Comune di Milano.
Per avere informazioni e fissare un primo colloquio: Area Dipendenze Caritas Ambrosiana tel. 02.76.03.72.61 da lunedì a venerdì dalle 9,30 alle 13,00 (in altri orari è attiva una segreteria telefonica).

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VI domenica Avvento

VI avventoDomenica 17 dicembre 2017
vangelo Luca ( Lc 1,26-38)

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Commento

Dio ha scelto una donna per entrare nel mondo. La storia della salvezza non esclude nessuno. Con Maria ci viene prospettata in maniera corretta quella visione cristiana della persona composta di anima e corpo, in cui quell’armonia spirituale e corporale ha il compito di ricondurci all’esperienza della serenità e della bellezza di tutto l’essere umano e alla riconquista della sua dignità.

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V domenica Avvento

giovanni battista predicatoreDomenica 10 dicembre 2017
vangelo Giovanni ( Gv 1,19-27a.15c.27b-28)

In quel tempo. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, ed era prima di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Commento

Dichiarandosi voce che grida nel deserto e invitando a rendere diritta la via del Signore, Giovanni il Battista annunzia al popolo che il Signore sta per venire, anzi è in mezzo a loro. È giusto che si metta in risalto una verità: chi viene non è il Messia, chi viene è il Signore. Poiché è Cristo che viene, Cristo necessariamente è il Signore. E noi sappiamo che chi viene è il Signore. È il Verbo Eterno del Padre. È il suo Figlio Unigenito.

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Mercoledì in Sant’Ambrogio il Discorso alla Città

Questa nota è integralmente ripresa dal foglio “CELEBRIAMO LA MESSA “- RITO AMBROSIANO ” del 3 dicembre 2017

Mercoledì 6 dicembre alle ore 18, presso la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, si celebreranno i Vesperi votivi in onore di sant’Ambrogio, patrono della Città e della Diocesi e l’Arcivescovo, mons Mario Delpini, terrà il suo primo discorso alla Città.
La tradizione del Discorso di Sant’Ambrogio è per l’Arcivescovo l’occasione per riflettere sulla vita della metropoli ambrosiana, e delle città della Diocesi.
A questo appuntamento sono invitate le Autorità, i rappresentanti delle Istituzioni, i Sindaci del territorio e i rappresentanti delle diverse comunità etniche di Milano.
Tutti i fedeli possono partecipare.

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Il Sinodo Minore “Chiesa dalle genti”, percorso di ascolto per una lettura matura dei cambiamenti

Con l’intenzione di dare spessore e solidità ad un cammino di rinnovamento avviato ormai da anni, monsignor Mario Delpini chiede alla Diocesi di iniziare un percorso inedito, quello del sinodo minore. Si tratta in un tempo relativamente breve (un anno) di attivare un percorso articolato e organizzato di ascolto e consultazione che porti il corpo ecclesiale ad una lettura matura dei cambiamenti che sta vivendo, nella convinzione che proprio dentro di essi va cercato il destino di grazia che Dio ci sta preparando.

Come recita bene il titolo di questo sinodo minore (“Chiesa dalle genti”), ci è chiesto di leggere insieme come, in un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali, anche l’operazione di raccolta delle genti che lo Spirito santo compie da secoli qui a Milano stia conoscendo trasformazioni sensibili.

C’è bisogno di un sinodo, per riuscire in un’operazione simile. Come nella precedente occasione (il sinodo 47°, nel 1995), riprendendo di quel sinodo il capitolo dedicato alla pastorale degli esteri. Questo testo chiede di essere adeguato ai cambiamenti che lo stanno interessando. Si tratta di comprendere come l’arrivo di nuovi popoli ci chiede non soltanto di attivare servizi di accoglienza e percorsi di integrazione, ma più profondamente ci chiama a realizzare una fraternità di diversi.

Lo scopo di questo cammino sinodale è eminentemente pastorale. Ogni comunità cristiana, ogni realtà ecclesiale è invitata a reagire alle questioni poste da un testo che farà da guida al percorso sinodale. Ai consigli diocesani (pastorale e presbiterale) spetta il compito di fare sintesi del lungo momento di ascolto, trasformando le riflessioni raccolte in mozioni che verranno consegnate al Vescovo attraverso l’assemblea dei decani. L’esito sarà una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità. Una Chiesa dalle genti che con la propria vita quotidiana saprà trasmettere serenità e capacità di futuro anche al resto del corpo sociale, aiutando a superare le paralisi e le paure con cui guardiamo spesso al fenomeno dei migranti. Una Chiesa dalle genti, una Chiesa in sinodo che intende vivere questo cammino proprio per restare fedele alla sua identità ambrosiana: come ai tempi di sant’Ambrogio, in continuità con il suo spirito.

Mons. Luca Bressan
Vicario episcopale

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IV domenica Avvento

IV avventoDomenica 3 dicembre 2017
vangelo Marco ( Mc 11,1-11)

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».
Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

Commento

Quando il cristiano comprende che ogni parola del Vangelo è portatrice di una verità che solo lo Spirito Santo può spiegare all’anima credente e al cuore che cerca luce, allora la smetterà di chiedere spiegazioni agli uomini. Sa che solo lo Spirito lo può illuminare e solo Lui lo potrà condurre a tutta la verità. Farà sempre una chiara e netta distinzione tra le spiegazioni degli uomini e quelle dello Spirito Santo. Si porrà in preghiera perché sia lo Spirito a custodire la sua mente nella purezza della verità.

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Invito al Concerto Sinfonico a sostegno del Fondo Famiglia Lavoro Diocesano

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