
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Proprio così, insegnava come era solito fare. Voglio pensare che l’evangelista Marco non voglia solo ricordare che era abitudine di Gesù parlare e insegnare alle folle, ma anche sottolineare e ricordare che il suo insegnamento aveva un suo stile ben preciso, dei punti fermi, argomenti chiari e irremovibili. A qualcuno piaceva, ad altri no. Folle intere accorrevano per sentirlo, come abbiamo appena letto, altri lo contrastavano e ordinavano perfino di non avvicinarlo. Come anche oggi capita, alcuni ne rimanevano affascinati, altri se ne tornavano a casa indifferenti.
Tutto si può dire tranne che usasse le parole per manipolare o ingannare, che attirasse con false lusinghe o vuote promesse. La sua parola era ed è esigente, come lui stesso ha raccomandato: Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.
La sua parola impegnava lui stesso prima ancora che gli altri. Le cose che diceva le faceva. Era lui stesso, per primo, obbediente ai comandi che dava.
Così, quando leggiamo che alcuni farisei si avvicinarono per metterlo alla prova, possiamo ben pensare che questi uomini sapessero già cosa avrebbe risposto alla loro domanda e che sapessero bene che la risposta che avrebbero ricevuto non avrebbe incontrato le simpatie di molti.
Il racconto ci lascia intendere che la risposta data anche ai discepoli non deve essere andata tanto a genio, tanto che tornati a casa con Gesù sentono il bisogno di tornare sull’argomento ricevendo da Gesù l’ennesima risposta chiara e non facilmente digeribile: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Insegnava loro, come era solito fare!
Non possiamo pretendere di far dire a Gesù quello che ci è comodo o di adattare e aggiustare le sue parole a nostro piacere.
Il vangelo, oggi come allora, ci ricorda che niente senza impegno ha vita lunga.
Certo questo insegnamento non riscuote grande successo e popolarità, non risveglia molto consenso e simpatia perché chiede evidentemente un impegno per essere ascoltato e applicato che non ha a che vedere con l’improvvisazione con cui a volte affrontiamo la vita, le relazioni, con cui viviamo l’amore, la fedeltà, il perdono.
Si avverte il bisogno di stabilire dei confini a difesa della libertà personale nell’illusione di poterla difendere come illimitata, una libertà che sembra poter essere tale solo se non comporta alcun tipo di vincolo. Ogni legame sembra essere visto come una trappola, perché ci fa perdere il completo controllo di noi stessi.
Accade così che l’amore sembra poter fare a meno del matrimonio, il matrimonio sembra poter fare a meno dei figli. Diritto personale sembra poter essere la possibilità di ripudiare una promessa o anche solo di rompere il rapporto con l’altro
La premessa fondamentale è proprio questa, che tutto possa svolgersi senza impegno, perché siamo visibilmente impauriti da ogni proposta che abbia a che fare con la stabilità.
Anche negli scambi commerciali questa sembra essere diventata la regola: compra, se non ti piace restituisci. Vieni a provare, senza impegno.
Ci si dimentica che la vita non è fatta solo di fortuna, ma di impegno. Una relazione forse può nascere dalla fortuna di incontrare la persona giusta, ma poi vive nutrita dall’impegno che ciascuno dei due ci mette a rimanere la persona giusta.
Vive grazie all’impegno di fare le scelte giuste che non sempre sono quelle di comodo.
Ogni giorno ci vengono date decine di occasioni in cui dimostrare e metterci impegno, dall’umiltà di non fermarsi a quello che divide, ma dalla tenacia di far crescere quello che unisce; dalla perseveranza che occorre per prendersi cura dell’altro mettendo da parte la pretesa che l’altro si occupi di noi.
Dio ha un progetto per il cuore dell’uomo, una proposta. Ha dato anche le istruzioni perché questo cuore conosca l’amore e non si indurisca. Solitamente agli inizi ci riesci ad esserne all’altezza, poi si comincia a pensare di poter dare meno, che basti anche meno; cominciamo a riprenderci un poco di quella libertà che abbiamo donato all’altro.
Certo in un tempo come il nostro dove le cose rotte si buttano, ciò che non funziona si sostituisce, quello che non serve si scarta, la parola di Gesù appare dura e rigida e ad essa si preferisce la legge molto meno esigente e più comprensiva. Ma per chi vuole sognare e costruire qualcosa di grande la strada della legge non può che risultare stretta e chiusa. L’accondiscendenza della legge nei confronti della nostra debolezza, dei nostri sbagli o del nostro scarso impegno non ci rende più forti o migliori. Ti può dare il permesso di smettere di amare quando la strada si fa dura, ma mai ti darà la forza di amare di più e di andare avanti.
Possiamo anche sentirci inadeguati ad amare così come Gesù insegna, ma questo non è un buon motivo per non desiderare di saperlo fare perché è esattamente questa la strada su cui conosceremo la felicità che cerchiamo. Egli insegnava loro, come era solito fare. Quella di Gesù è una proposta chiara e impegnativa, non certo seducente e piana, ma credo che quello che davvero conta sia avere qualcuno che ti aiuti ad andare avanti non che ti dia il permesso di tornare indietro.



