2 domenica dopo Pentecoste

non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre

Ascoltami, figlio, e impara la scienza, e nel tuo cuore tieni conto delle mie parole.Così abbiamo ascoltato dal libro del Siracide. Ascolta: ho da dirti una cosa. Guarda che quando il Signore da principio creò le sue opere, dopo averle fatte ne distinse le parti. Ordinò per sempre le sue opere e il loro dominio per le generazioni future. Non soffrono né fame né stanchezza e non interrompono il loro lavoro. Ha fatto le cose per bene Dio.  
Però non possiamo non sollevare l’obiezione e farti e farci una domanda.
Se tutto è stato fatto così per bene e per il meglio, perché a volte ci ritroviamo scontenti e tristi sotto il peso di questa o di quella preoccupazione? Perché in alcuni momenti ci ritroviamo incapaci di continuare a sperare, sognare, creare, progettare? Perché smettiamo di sorridere senza sapere bene dire la ragione? Diventiamo nervosi e trattiamo gli altri male? Perdiamo la voglia di stare con loro, di pregare e stare con Dio? Perché a volte la vita ci sembra solo un peso?
Nel vangelo tu ci dici: Non preoccupatevi! Ma come Signore! È una delle cose che sappiamo fare meglio? La facciamo anche senza volerlo. A volte ci sembra perfino di essere destinati, quasi condannati, a vivere in mezzo alle preoccupazioni.
Nel vangelo oggi tu ci dici: non state in ansia! Neppure questo sentimento non ci è sconosciuto.
Perdiamo facilmente il senso delle proporzioni e anche una minima cosa diventa improvvisamente un pensiero grande. Ci perdiamo dietro cose che solo dopo averle guadagnate con fatica, tempo e anche denaro, ci accorgiamo non sono in grado di darci quella felicità che avevamo intravisto quando abbiamo cominciato a desiderarle.
Il nostro cuore e le nostre mani si fanno insaziabili. Si aprono per prendere e poi si richiudono per trattenere e così facendo diventano inabili a fare qualsiasi altra cosa, soprattutto a prenderci cura di qualcuno, diventano restie a donare, a ricevere ancora, ad accogliere. Nervosamente trattengono qualsiasi cosa perché niente ci sembra mai abbastanza. Accade così che anche il tempo che non ci sembra mai abbastanza.
Io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito.La vita è più della materialità necessaria alla sopravvivenza. È anche questo, ma è più di questo. Queste parole sono un invito non alla superficialità, ma alla leggerezza.
Sono due atteggiamenti molto diversi come scrive Italo Calvino in Lezioni Americane: «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore».
La leggerezza evangelica non è sinonimo di scarsa serietà e frivolezza.
È quell’atteggiamento che ci permette di andare in profondità e nello stesso di essere capaci di volare in alto e prendendo le distanze dall’affanno del presente, dalla pesantezza di tutti i giorni fatta di stress, rabbia, insoddisfazione, delusione e aspettative tradite.
Chi ha il cuore leggero non traffica con il superfluo, non perde tempo con l’inutile.
Cerca contentezza, non il divertimento. Contentezza credo abbia a che fare con il contenere, non con il trattenere, non con il consumare. Queste parole di Gesù e il vangelo intero, ci ricordano che più cerchiamo di trattenere nel tentativo di spegnere preoccupazione e ansie, più le cose ci sfuggono e che le cose che veramente possediamo sono proprio quelle che sappiamo donare.
È la leggerezza che ci permette di accogliere queste parole del vangelo senza la fretta di scartarle come inutili, ci permette di stare nel mondo con quel vivace senso dell’osservazione che oggi Gesù suggerisce di custodire: Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Fermarsi a guardare i corvi e i gigli non è attività per i perditempo e gli sfaccendati.
Guardate i corvi, i gigli e l’erba e imparate a vedere Dio che nutre e veste le sue creature. Trovate il tempo per fermarvi a vedere Dio che si prende cura di ogni sua creatura, imparate a vedere con leggerezza il mondo e la vita.
Il Signore sa di cosa abbiamo bisogno. Cercate il suo Regno. Il resto vi verrà dato in più.

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