
Vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate. Quando ho letto queste parole ho pensato: a chi non è mai capitato di dimenticare qualcosa che gli era stato detto? Ancora di più: a chi non è mai capitato di dimenticare qualcosa o di dimenticarsi di qualcuno?
A volte capita perché di quel qualcosa o di quel qualcuno ti importa poco.
A volta capita perché capita e non te lo sai proprio spiegare nemmeno tu perché ti sei dimenticato di quella cosa o di quella persona a cui pure tieni; di quell’appuntamento che ti eri anche segnato per bene sull’agenda; di rispondere a quel messaggio, di mantenere la parola data.
A volte capita che la promessa l’avevi fatta a te stesso: non farò più quella cosa, non mi arrabbierò più; non capiterà di alzare ancora la voce, di rispondere male a mia moglie o ai miei figli o ai miei genitori. Non capiterà più: te lo sei detto in cuor tuo, eri sincero in quella promessa, ma poi ricapita e il primo a rimanerci male sei proprio tu.
Perché nella vita le cose non è importante solo saperle, è fondamentale ricordarsele al momento giusto; quando servono.
Purtroppo, però, capita di dimenticare: ti accorgi dopo di cosa ti sei dimenticato, ma è tardi. Ti viene in mente dopo cosa volevi e potevi dire, ma non l’hai detto; ti accorgi dopo che potevi star zitto, ma ormai hai parlato.
Non sto parlando di quelle situazioni in cui la memoria viene meno per una qualche patologia particolare o di quel declino inevitabile della memoria dovuto all’età; neppure di quelle dimenticanze che ti capitano per via della stanchezza o della disattenzione o perché hai troppe cose da ricordare.
Sto parlando di quei momenti della vita in cui le cose che sai non riesci a metterle in pratica: come se non le sapessi, come se nessuno te le avesse mai insegnate, come se tu non le avessi mai sentite; come se non te lo fossi mai detto!
È vero che il proverbio dice: “uomo avvisato, mezzo salvato”, ma quante volte pur essendo noi stessi sull’avviso e attenti riusciamo comunque a combinare pasticci.
Sto pensando a quelle situazioni in cui facciamo quello che sappiamo non dovrebbe essere fatto o diciamo quello che non dovremmo dire. Capita a volte consapevoli che stiamo sbagliando, ma incapaci di fermarci, a volte capita quasi senza che ce ne accorgiamo.
Da piccoli solitamente le conseguenze non sono gravi. Magari prendi un brutto voto a scuola, perché, pur sapendo che il pomeriggio prima dovevi studiare, non lo hai fatto.
Diventando grandi le conseguenze diventano solitamente più importanti e a volte anche meno rimediabili; spesso, inoltre, le azioni sbagliate finiscono anche per coinvolgere altri.
Trovo oggi allora molto consolante sentire Gesù dire ai suoi discepoli: vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.
Lo trovo consolante perché è proprio ciò di cui abbiamo tutti bisogno; dovremmo proprio tutti sentire la necessità, quasi l’urgenza di avere qualcuno che ci dica le cose, ce le insegni e soprattutto ci aiuti a ricordarcele nel momento giusto.
Trovo consolante, mentre ci avviciniamo sempre più alla festa di Pentecoste che porta a compimento il mistero della Pasqua, che il Signore Gesù, si preoccupi di darci un aiuto in quei momenti, in cui da soli non ce la facciamo.
Gli errori sono destinati a ripetersi se non li riconosciamo come tali e non impariamo proprio da loro.
Ci aiuti il Signore a ricordare il bene che abbiamo ricevuto e a non occupare il cuore con ricordi inaciditi e incattiviti, che non aiutano a chiudere le ferite ricevute. Il Signore ci aiuti a fare memoria di quelle promesse che abbiamo fatto; ci aiuti a ricordare dove abbiamo lasciato la nostra anima; quando non perdiamo di vista le persone care e i valori in cui crediamo.
Occorre rimanere umili, proprio in un tempo in cui tutti sembrano voler avere le loro ragioni, ma poca voglia di imparare e di riconoscere i propri errori; un tempo in cui è più facile essere impulsivi che riflessivi; in cui domina la paura, più che la calma, la sfiducia piuttosto che la speranza. In un tempo così, avere memoria e ricordare fa bene e avere un Dio a cui chiedere aiuto per ricordare fa ancora meglio.
Tornando sulle letture trovo straordinario il modo con cui Paolo ricorda la sua storia.
Paolo non ha dimenticato di chi è stato prima dell’incontro con il Signore; non ha dimenticato la fatica che ha dovuto fare la grazia di Dio per condurlo sulla via giusta. In quella memoria non c’è vergogna, c’è piuttosto la gratitudine: Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Papa Francesco più volte ce lo ha ricordato: stiamo attenti a non diventare cristiani smemorati, a cui basta una piccola difficoltà, una contrarietà, una fatica, una crisi per dimenticare l’amore di Gesù e cadere nel dubbio e nella nostra paura.



