Natale

eppure il mondo…

Fermatevi a guardare un presepe tradizionale. È un luogo normalmente molto affollato. Naturalmente non sarà difficile trovare il luogo scelto da Maria e Giuseppe per dare alla luce Gesù. Intorno c’è tutto un mondo di persone solitamente intente al loro lavoro. Li trovi nelle loro botteghe, nelle loro case; li trovi lungo la via. Uomini e donne intenti alla loro vita, presenti nel presepe, ma non sempre consapevoli di quello che sta accadendo. Forse nessuno ha detto loro che quel bambino nato in quella notte è il figlio di Dio. Forse glielo hanno detto, ma hanno ritenuto quella notizia infondata e poco credibile; forse avevano comunque altro da fare; forse hanno ritenuto che non avesse molto da dire alla loro vita. Quei presepi rappresentano bene quello che accade anche oggi. Molti sono presenti, ma non tutti consapevoli; molti sanno che è Natale, ma non sono tutti partecipi del mistero del Natale.
Contrariamente a quanto qualcuno vuole e spera di fare, il Natale non è una festa a cui possiamo obbligare.
Non possiamo obbligare a fare il presepe. Non possiamo obbligare a venire a messa, non possiamo obbligare a pregare, così come non si può obbligare ad essere buoni o ad essere felici. Non possiamo obbligare gli altri e non possiamo obbligare neppure noi stessi.
Io come voi sono qui per decidere, se già non lo abbiamo deciso, non cosa fare a Natale, ma cosa fare di questo Natale, chi vogliamo e possiamo essere in questo Natale; in quale Dio crediamo; come e quanto siamo disponibili ad incontrarlo.
Perché siamo qui? In che modo il mistero che qui si celebra ha a che fare con la nostra vita? Cosa possiamo chiedere e cosa possiamo segretamente sperare da tutto questo? Non possiamo sottrarci a queste domande se vogliamo celebrare questa festa.
Rispondere sembra facile, ma non lo è. Io me ne accorgo tutte le volte che mi siedo a pensare l’omelia e mi trovo costretto a dar conto innanzitutto a me stesso di cosa è per me Natale; a prendere atto che non sono preparato come vorrei; che non mi sono ancora preso il tempo giusto per ascoltare cosa il Signore vuole da me in questo Natale, ma soprattutto quale è il dono che Lui ha preparato per me in questo Natale.
Natale è per tutti, ma non è la festa di tutti. Mi accorgo che anche io posso rimanerne fuori. Non perché il buon Dio abbia deciso di venire per qualcuno e a qualcuno di negarsi; non perché abbia deciso di mostrarsi a qualcuno e di nascondersi ad altri. Natale è la festa per coloro che hanno compreso che non ci si salva da soli; che la vita ha una profondità che ancora non abbiamo finito di scoprire. È la festa di coloro che con animo di bambini aspettano ancora che la vita possa loro regalare una qualche sorpresa, un dono, una nuova speranza. È la festa di coloro che diventati grandi, seppur feriti o anche solo delusi dalla vita, scoraggiati o anche solo stanchi, colgono proprio in questa festa che c’è ancora una possibilità; comprendono che se si nasce e si muore una volta sola, molte volte ci è dato di poter rinascere.
Ed è questa la bellezza e la potenza della vita: si può rinascere.
Ce lo ricorda questa festa che cade dentro l’inizio dell’inverno, quando le giornate sono corte, l’aria è fredda, gli alberi sono spogli.
Massimo Recalcati scrive alla vigilia su un Quotidiano: Il Natale celebra la festa della nascita di Gesù, del Dio che si fa uomo, che si inabissa nella vita infranta che è la nostra vita, la vita di tutti gli esseri umani. Il messaggio cristiano non è, infatti, quello di abbandonare questa vita per raggiungere un’altra vita, una vita che non conoscerebbe né nascita né morte, una vita senza tempo, perfettamente compiuta, eterna, sottratta all’inferno di questo mondo. Piuttosto è quello di continuare a nascere in questa vita, di nascere nuovamente, di non smettere mai di nascere.
Che cos’è l’uomo perché te ne curi? Si domanda il salmo 8. Che cosa è l’uomo perché tu Dio venga a cercarlo? Chi sono io perché tu venga a cercarmi? Quale dono hai preparato per me? Sotto l’albero di Natale ci si dovrebbe aspettare di trovare dei doni, ogni anno diversi, perché aggiornati alla nostra età.
Ma dovremmo anche imparare a non attenderci solo ciò che abbiamo chiesto, per accogliere ciò che Dio ha pensato di preparare per ciascuno di noi. La grande meraviglia del Natale dovrebbe tornare ad essere questa: non esigere, ma accogliere. Lasciare spazio alla sorpresa – anche se lasciarci sorprendere e non avere il controllo non è cosa mai tanto gradita –  per non ridurre i nostri desideri a semplici bisogni da soddisfare nell’immediato, per tornare a dare importanza al futuro e non solo al presente; per liberarci dalla fretta e dall’impazienza accettando i tempi e la compagnia di Dio.
Nel mistero del Natale ad ogni uomo è offerta la consapevolezza che per incontrare Dio non occorre salire in alto, perché è venuto lui da noi; Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; La buona notizia che in Gesù, Dio non è da cercare, ma da accogliere. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
Lasciamo che la presenza di Dio accarezzi il nostro cuore, lasciamo libero il Signore di farci sentire il suo Amore, senza dare credito alla paura di rimanere delusi.  Lasciamo che questa notte ci restituisca un Natale di speranza e non solo di buoni sentimenti e di gioia a tutti i costi.  Perché questo è il Natale del Signore, di quel Dio che ancora non si è stancato e dimenticato di noi.

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