
Alla fine della messa vi verrà consegnato un foglietto, con disegnata una pallina di Natale, una di quelle palline che solitamente si appendono sull’albero. Non credo che nelle vostre case ci sia già l’albero, ma per intanto prendiamola e custodiamo soprattutto la parola che ci trovate scritto: attenzione!
La parola in sé, scritta, non chiarisce il suo significato.
Attenzione può essere una minaccia. Fai attenzione, stai attento! Guarda che se non fai questo o quello, peggio per te. Attento che me la paghi! Attento alle conseguenze.
Ma può anche essere un invito alla prudenza, un invito alla cautela, come solitamente accade per i cartelli stradali triangolari bianchi con il contorno rosso e al centro il disegno che segnala a quale tipo di pericolo si può andare incontro. Fai attenzione, si’ prudente; come dice il vangelo: bada a te stesso. Non distrarti.
Terrei quasi buoni questi due significati.
Anche se il primo può sembrare poco gentile, ci fa bene ricordare che un certo modo di vivere il tempo dell’Avvento, o meglio il mese di novembre e di dicembre e, specialmente le settimane immediatamente precedenti il Natale, non ci fa bene. È una minaccia per la fede e per la salute. Ci sfinisce. Arriva a volte a farci detestare il Natale. Toglie tempo ed energie. Allora stiamo attenti! Perché poi la paghiamo, ne subiamo le conseguenze.
Nella stessa maniera stiamo attenti perché il carico di tradizioni, di obblighi e di consuetudini che ci siamo inventati credendo di far più bello il Natale, rischiano di imbruttire noi. Muoviamoci con attenzione e sapienza. Organizziamoci per tempo e troviamo spazio anche per la preghiera.
Ma ancora meglio vorrei suggerire di prendere quella parola: attenzione, come atteggiamento del cuore.
Non occorre solo fare attenzione, ma ancora meglio occorre dare attenzione o, come in maniera forse più garbata si dice, prestare attenzione. Prendere quell’attenzione che solitamente mettiamo verso noi stessi e prestarla agli altri.
A quell’uomo che chiede quale è il più grande comandamento, Gesù risponde: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso.”
Iniziando questo Avvento potremmo ritradurlo così per darci anche un impegno concreto: Presterai più attenzione al Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Presterai più attenzione al tuo prossimo, così come continuerai a prestare attenzione a te stesso.
Prestare attenzione al Signore può certamente voler dire pregare di più, ma soprattutto pregare meglio; farlo con costanza prima ancora che con abbondanza; farlo con semplicità, ma non con trascuratezza.
Può voler dire che quando veniamo a messa proviamo ad evitare di cadere nella trappola della distrazione, delle risposte che diamo, ma non pensiamo. È difficile a volte restare attenti quando ci muoviamo in ambiente che conosciamo, quando non dobbiamo neppure leggere le risposte perché le sappiamo a memoria. Proviamo a ridare attenzione ai gesti, alle parole, a stare attenti anche solo ai pensieri che il Signore vorrà suggerire al cuore mentre preghiamo.
La stessa cosa vale per le persone. Quando incontriamo qualcuno che non conosciamo solitamente cerchiamo di stare attenti anche solo per non fare brutte figure, ma poi accade che quando ci muoviamo in ambienti e in mezzo a persone che conosciamo, smettiamo di osservare, di dare attenzione, a volte addirittura non ascoltiamo. Prestiamo allora più attenzione alle persone.
Simone Weil diceva che “coloro che si sentono infelici, di null’altro al mondo hanno bisogno se non di qualcuno che presti loro attenzione”. L’attenzione, come lascia intendere la parola stessa, è un tendere verso l’altro, dedicandogli qualche parola e forse un gesto, ma soprattutto riservandogli quel dono raro che è l’ascolto partecipe, l’essere accanto a lui anche in silenzio, riempendo con la nostra “attenzione” la sua “attesa”. I regali che, senza l’attenzione alle persone, sono solo un buon modo per far tacer i nostri sensi di colpa dal momento che è più facile dare cose che tempo, perfino ai nostri figli.
Prestiamo attenzione, inoltre, anche a quello che accade nel mondo: alle troppe persone che soffrono per la guerra, a chi patisce ingiustizia, a chi cerca una terra dove sognare un futuro. Almeno il nostro non sia chiuso.
Prestiamo attenzione anche a noi stessi. Proviamo anche ad avere cura della nostra persona, della nostra anima, anche della nostra testa; proviamo a non finire le nostre giornate così stanchi da diventare a volte intrattabili. Cerchiamo di non affrettare il passo, di non lasciarci travolgere dal fare e all’opposto cerchiamo di non vivere distrattamente i nostri impegni e le nostre responsabilità.
Prestiamo attenzione anche al Natale. Ci sono tanti modi di viverlo e non sono tutti importanti.
Qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. Voi, però, fate attenzione!



