4° domenica dopo il martirio del precursore

Se tu squarciassi i cieli e scendessi!

Il capitolo del vangelo di Giovanni è composto da 71 versetti. I primi 15 sono dedicati al racconto di quella che conosciamo come “la moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Gesù si guardò attorno, e vide tutta la gente che era venuta. Allora disse a Filippo: – Dove potremo comprare il pane necessario per sfamare questa gente? Gesù sapeva benissimo quello che avrebbe fatto, ma diceva così per mettere alla prova Filippo. Filippo rispose: – Duecento monete d’argento non basterebbero neppure per dare un pezzo di pane a tutti. Andrea che era fratello di Simon Pietro, disse: – C’è qui un ragazzo che ha cinque pagnotte d’orzo e due pesci arrostiti. Ma non è nulla, per tanta gente! […] e riempirono dodici cesti con gli avanzi delle cinque pagnotte.
Il resto del capitolo, ovvero la maggior parte del capitolo, è praticamente dedicato alle spiegazioni che Gesù deve dare di quello che aveva fatto. A volte le cose si fa prima a farle che a farle capire. C’è sempre il rischio di essere fraintesi; il rischio di equivoci o di imbarazzi, di gelosie o diffidenze, di nuove ulteriori pretese o di lamentele per attese deluse. Qualcosa di simile era accaduto anche in quell’occasione della moltiplicazione.
Voi avete mangiato e adesso mi cercate perché pensate e sperate che possa sempre andare così.«In verità, in verità io vi dico – parole solenni – voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Ma io non sono venuto semplicemente e solamente per questo. Davvero questo è tutto quello che potete chiedermi? Solo di questo avete bisogno? Senza voler banalizzare, è come se un amico ti invita a cena e l’unica cosa che ti importa sapere è cosa si mangia.
Anche il nostro rapporto con Dio corre sempre il rischio di fraintendimenti e incomprensioni. Lo abbiamo sentito anche nel vangelo di domenica scorsa: alcuni dicono che sei Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto.
Per questo motivo non possiamo mai sederci sulle nostre convinzioni. Abbiamo bisogno continuamente di confrontarci, di ascoltarlo, di parlargli. Senza la paura che le nostre domande possano apparire banali e senza la paura che le sue risposte possano essere troppo esigenti.  «Rabbì, quando sei venuto qua?» anche da una domanda semplice come questa, forse nemmeno la più importante, possono nascere discorsi profondi. 
Quello che emerge nella lettura completa del capitolo 6 di Giovanni è l’infinita pazienza di Gesù di prendersi il tempo per raccontare, ascoltare, rispondere, spiegare. Non sempre ci si intende, neppure quando a parlarti e a spiegarti le cose è Gesù stesso, neppure quando lo vedi compiere miracoli. Il dialogo a volte avvicina, a volte allontana. A volte ci si trova d’accordo, a volte i punti di vista rimangono distanti. Così racconta Giovanni: molti discepoli, sentendo Gesù parlare così, dissero: ‘Adesso esagera! Chi può ascoltare cose simili?’ molti si tirarono indietro e non andavano più con lui. Allora Gesù domandò ai Dodici: Forse volete andarvene anche voi?
La fede è anche e soprattutto questo discutere e domandare, rispondere e ascoltare, avvicinarsi e tirarsi indietro. La fede è movimento perché ha a che fare con la vita.  È certezza e insieme dubbio. È domanda e insieme risposta.  È il nostro modo di poter abitare il mondo e la storia; non è un sapere tutte le risposte, piuttosto è il modo di rimanere davanti alle domande che non hanno ancora risposta e non sentirsi persi. È il modo di tenere insieme ciò che apparentemente non sta insieme. La prima lettura tratta dal profeta Isaia è l’invocazione a Dio di un popolo che sa di essere stato infedele: abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli e che, una volta in esilio si è sentito abbandonato da Dio: tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.Ne coglie la severa potenza: tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli; insieme ne riconosce la misericordia e la premura: mai si è sentito dire di un Dio che abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie.  
Ora quel popolo cerca di ricostruire con Lui un rapporto e lo invoca: Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Tu sei nostro Padre!
La storia di Israele è anche la nostra storia, come la storia dei primi discepoli. 
Ricambiamo la pazienza di Dio e ritroviamo il desiderio e il tempo di stare con lui.

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