
Credo sia capitato a tutti almeno una volta di chiedersi: ma gli altri che cosa pensano di me, che idea e opinione? Facilmente la risposta a questa domanda influisce sull’idea che abbiamo di noi stessi. Sentirci stimati e considerati aumenta la nostra autostima, la personale fiducia in noi stessi. Non sentirci compresi, o scoprire che gli altri si sono fatti un’idea di noi che sentiamo non corrispondere, ci fa male, ci fa sentire soli. Nessuno può davvero sentirsi amato se prima non si sente capito e compreso.
Non per nulla la domanda che abbiamo ascoltato oggi nel vangelo ”chi dite che io sia?”, precede l’altra che Gesù farà a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?» È insomma una domanda delicata e sembra quasi portare alla luce una insicurezza di Gesù.
Questa domanda sembra nascere più dalla debolezza, dalla fragilità, dalla paura che tutti in un modo o in un altro sperimentiamo di essere incompresi e dimenticati e alla fine di non essere amati abbastanza da coloro che amiamo. Sentire che gli altri ci capiscono o anche semplicemente capiscono quello che diciamo, facciamo e proviamo è essenziale per far nostro un minimo senso di sicurezza e benessere di cui abbiamo necessità in ogni stagione della nostra vita per diverse ragioni.
Sentirci capiti ci fa sentire preziosi, rompe quella solitudine che non abitiamo certo volentieri e soprattutto quando ci sentiamo compresi, ci è più facile capire meglio noi stessi, perché abbiamo l’aiuto degli altri. Anche Gesù, pare di poter pensare, ha avuto bisogno di conferme che sembrano però non arrivare. La risposta dei discepoli alla prima domanda «Le folle, chi dicono che io sia?» sembra confermare la confusione che circondava Gesù e che nello stesso tempo lo isolava: Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». A quel punto sembra voler cercare conforto e certezza dai suoi stessi discepoli. «Ma voi, chi dite che io sia?». Ditemi allora almeno voi se avete capito chi sono.
La risposta di Pietro è perfetta, da primo della classe: tu sei il Cristo. Giusta, ma fredda che non reggerà la prova della vita; la sera del processo a Gesù, proprio Pietro dirà: non conosco quell’uomo. Soprattutto dobbiamo anche considerare che più che cercare certezze, Gesù volesse offrire qualche certezza ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Soprattutto possiamo fermarci non tanto nel considerare l’umano bisogno di comprensione, ma la straordinaria capacità di non comprare o guadagnare quella comprensione correndo dietro alle attese degli altri, ai loro bisogni e men che meno al successo, alla popolarità o alla fama. Non sarebbe stato neppure tanto difficile: parlare sapeva parlare, i miracoli li sapeva fare. Qualche giorno prima di porre questa domanda, Luca stesso ci racconta nei versetti precedenti, che aveva sfamato la folla moltiplicando cinque pani e due pesci. Dai racconti evangelici, pare di poter dire che aveva il suo fascino tanto che un giorno una donna in mezzo alla folla gridò: Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!
Gesù non ha mai approfittato di tutto questo; non ha mai usato a proprio vantaggio di quel potere e del suo essere Dio per sottomettere qualcuno, neppure quando sotto la croce lo sfidano: «Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso; se sei il Figlio di Dio, scendi giù dalla croce!».
Gesù sa rimanere fermo in un desiderio di amare più grande di quello di essere amato, nel desiderio di salvare e non di salvarsi, nel desiderio di obbedire alla volontà del Padre.
Non ci ha comprato, ci ha amato. Non ci ha usato, ci ha servito.
Quando ci mettiamo davanti alla domanda: “chi è Gesù per me?”, non possiamo cercare la risposta pensando a quello che abbiamo bisogno da lui, a quello che possiamo chiedergli, a quello che ci possiamo aspettare a nostro vantaggio. Ha saputo anche deludere le attese della gente e anche dei suoi discepoli al punto tale che uno di loro lo ha tradito. Ma così facendo, Gesù non ha tradito noi e ci ha amato fino al dono della vita. Ricordo che il cardinal Martini, ormai anziano, disse in un’intervista: «Ho sempre pregato e prego perché sia un po’ diminuita la mia ignoranza di Dio, dato che sento il pudore di chiedere che sia accresciuta la mia conoscenza di Lui».
Chiediamo anche noi la stessa grazia di poter conoscere il nostro Dio e di poter conoscere meglio anche noi. È quello che è stato concesso anche a Paolo: “se prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento… ora grazie a quel Dio che mi ha giudicato degno di fiducia, mettendomi al suo servizio, sono diventato un altro”. Il Signore non si stanchi di essere nostro maestro e ci aiuti a non stancarci di essere suoi discepoli.



