
Anche ai figli dei re capita di non sapere cosa pensare. Il tetrarca Erode è il figlio del più famoso re Erode, quello della strage degli innocenti per intenderci. Ma capita anche ai potenti di non sapere cosa pensare. Come capita a noi. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare.
Anche a noi, grazie ai Vangeli, è stato dato di sentir parlare di quegli avvenimenti riguardanti Gesù: aveva guarito il figlio di un centurione, restituito alla vita il figlio della vedova di Nain, aveva operato guarigioni da malattie, da infermità, da spiriti cattivi, ridato la vista ai ciechi, placato una tempesta che sul lago aveva spaventato i discepoli; aveva raccontato parabole, aveva cominciato a parlare di un regno dei cieli, diverso da quello di questa terra e per questo così difficile da comprendere. Di questo Erode aveva sentito parlare, ma non sapeva cosa pensare.
È quel genere di situazioni in cui non è facile restare. Non sapere cosa pensare lascia nell’animo un turbamento, un’incertezza che facilmente può diventare ansia, genera tensione. Niente di tutto questo è piacevole ed è così che siamo spinti a soluzioni che non sono sempre efficaci. Puoi rimanere come paralizzato e non prendere nessuna decisione. Oppure, può capitare che facilmente si prendano decisioni affrettate, impulsive. È quello che aveva fatto suo padre, re Erode, quando aveva ordinato la strage degli innocenti. Oppure, come forse farebbe chiunque di noi, si comincia a cercare più informazioni. Si chiede in giro; si cercano consigli; ci si lascia condizionare da quello che dicono gli altri. Quando non sai cosa pensare, diventa facile pensare quel che pensano tutti. Adeguarsi alla massa, rinunciare ad un proprio pensiero. Ci si astiene. Si lascia decidere agli altri. Fanno tutti così.
Nel caso di Erode però sembra non funzionare. Quello che si dice in giro è contrastante: alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».Rimane così in sospeso la domanda fondamentale: chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?
Prova a informarsi direttamente: cercava di vederlo.Quando ci riuscirà i risultati saranno comunque deludenti. L’evangelista Luca al capitolo 23 descrive così l’incontro tra Erode e Gesù: Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla… Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui e lo consegnò a Pilato. Tutto questo mi ha fatto pensare al fatto che quando non sappiamo cosa pensare, in realtà siamo solo incerti sull’affidarci all’unica risposta vera, ma scomoda, che abbiamo davanti. Continuiamo a mettere in discussione la realtà, cerchiamo conferme che non arriveranno da fuori, pur di non fare quel passo che tocca a noi decidere di fare. Diamo ascolto solo a ciò che vogliamo sentirci dire, a ciò che ci dà ragione, ci rassicura e non ci scomoda. Il tetrarca Erode, quando Giovanni Battista gli aveva fatto notare che non era molto elegante e giusto prendere in moglie Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo, alla prima occasione fa uccidere Giovanni, tagliandogli la testa e mettendo a tacere quella voce scomoda che non aveva voluto ascoltare: Giovanni, l’ho fatto decapitare io. Erode, più ancora che l’uomo incerto, è l’uomo che sa ma non vuole. Conosce bene cosa è giusto fare, ma conosce anche la fatica di mettersi dalla parte del bene, intuisce quale è la verità, ma conosce le rinunce che comportano alcune scelte. Esistono certamente situazioni in cui non si sa cosa pensare, in cui non si sa cosa è giusto e cosa non lo è. Sono quelle situazioni in cui abbiamo bisogno di un aiuto, ma quasi mai quell’aiuto può arrivare da parte del primo che passa o da chi non ha il coraggio di parole scomode.
Chi vuole quell’aiuto deve saper essere più predisposto a fidarsi, che ad arrangiarsi; pronto ad esporsi, più che a difendersi; più attento al giudizio e al parere di Dio che a quello degli altri; desideroso di piacere a Dio più che agli uomini; capace di lasciarsi mettere in discussione piuttosto che rimanere incline al proprio compiacimento; più attirato dalla santità, che dalla popolarità o dal potere.
Così consiglia e raccomanda san Paolo: Fratelli, nessuno vi inganni con parole vuote… Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Quando non sai cosa pensare, allora domandati così: cosa è gradito al Signore? Egli è nostro aiuto e nostro scudo. È in lui che gioisce il nostro cuore, nel suo santo nome



