6 dopo Pentecoste

Tu sei, o Dio, la mia protezione,
il mio rifugio, la salvezza della mia vita.
Tu sei la mia forza e la mia difesa;

Vedere ed essere visti. Ciascuno di noi ha legittimamente nel cuore questi due desideri. Ciascuno di noi, anche se a volte preferiamo passare inosservati, facciamo tanto per essere visti. Non sempre riusciamo a passare inosservati, non sempre riusciamo ad essere visti, ad essere considerati e riconosciuti.  Essere visto è la conseguenza del nostro desiderio di amore, quasi una fame che abbiamo dentro e che in qualche modo va saziata. È la conseguenza del nostro diritto ad avere un posto in questo mondo e soprattutto ad avere il nostro posto nel cuore di un altro. Essere visti e sentirci visti ci dà la misura di quanto sentiamo di appartenere alla vita che stiamo facendo e alle persone che amiamo. È il segno del nostro bisogno di riconoscimento.
Vedere ed essere visti.
Oggi la prima lettura ci parla di un uomo che vorrebbe vedere Dio: «Mostrami la tua gloria!» e di un Dio che, contrariamente a quanto abbiamo detto finora, non vuole essere visto:  tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo. Ci parlano soprattutto di un Dio che vuole vedere l’uomo e di un uomo che desidera essere visto da Dio. Ci parlano di quel desiderio di poter rimanere sotto il suo sguardo e sentirci amati da Lui, nonostante veda tutto, la nostra bellezza e i nostri limiti.
A quelli che dicono di non credere perché Dio non lo hanno mai visto o incontrato, io sento di poter dire che neppure io l’ho mai visto, neppure Mosè, ma che noi siamo nella possibilità di credere non perché abbiamo visto Dio, ma perché ci sentiamo guardati e custoditi da Lui. Sento di poter dire che è questa la fede: l’intima persuasione di camminare ogni giorno, lungo ogni strada, sotto il suo sguardo. Quello sguardo che vigila su noi soprattutto quando la vita si fa faticosa; quando avremo fame, quando piangeremo, quando ci sentiremo odiati o disprezzati, quando ci sentiremo maltrattati dalla vita: anche e soprattutto lì, c’è un Dio che ci guarda, interviene, sazia, consola, ricompensa, accoglie, ci farà sentire comunque beati.  Non è così fondamentale vederlo, è più necessario sentirsi visti da Lui, considerati, amati, protetti. È necessario inoltre sentirsi ascoltati come accade al salmista che oggi ci ha invitato a pregare così: 
La mia voce verso Dio: io grido aiuto!
La mia voce verso Dio, perché mi ascolti.
Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore.
Sentire che la nostra voce interessa a qualcuno, che la nostra voce e la nostra supplica non cadono nel vuoto, neppure quando non accade quello che abbiamo chiesto. Sentire inoltre che la sua voce arriva a noi, che se non si fa vedere: Egli sa farsi sentire. Dio ci rivolge Parola, la rivolge a coloro che desiderano ascoltare.
Ma a voi che ascoltate, io dico – leggiamo nel vangelo e le indicazioni sono chiare, per quanto scomode –  amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».
Se torniamo alla prima lettura, dopo aver detto a Mosè: nessun uomo può vedermi, il dialogo non si interrompe, continua: Soggiunge, aggiunse, il Signore disse, proclamò e poi disse ancora.
Sembra essere un gran chiacchierone questo Dio.
È forse cessato per sempre il suo amore, è finita la sua promessa per sempre?
Può Dio aver dimenticato la pietà, aver chiuso nell’ira la sua misericordia?

Se anche non possiamo vederlo, possiamo sentirci guardati, ascoltati, raggiunti da una Parola: non abbiamo perciò proprio modo di dire che ci ha dimenticati.

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