
Anche Dio si arrabbia! Così ci dice il libro della Genesi, raccontandoci di un Dio deluso e furente; un Dio che prova sentimenti molto umani, come il dispiacere, l’ira, lo sconforto, quasi il desiderio di vendetta e di violenza. Quell’uomo a cui aveva affidato la terra perché la abitasse e se ne prendesse cura, ha dato spazio nel suo cuore alla malvagità: ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti».
Sembra uno di noi questo Dio: deluso e scoraggiato: sembra di vedere sulla sua bocca le parole del salmo che assomigliano spesso anche alle nostre: Sono tutti traviati, tutti corrotti; non c’è chi agisca bene, neppure uno. Tutti dediti al proprio esclusivo interesse. Tutti preoccupati di godersi la vita, di fare soldi, di soddisfare ogni desiderio, senza porsi tanti problemi: tanto Dio non esiste. Un Dio arrabbiato esattamente come una mamma che, vedendo un figlio che la combina grossa, fa uscire dalla bocca parole minacciose: “ti strozzo” o “come ti ho fatto di disfo”. Un Dio che non vuole che i suoi figli si imbruttiscano o si perdano e perciò interviene dando voce al disappunto. Un Dio che, come noi, contesta e lamenta la bruttezza dei tempi: fanno cose abominevoli. Un Dio che comunque continua a credere nella possibilità per l’uomo di essere giusto e si guarda intorno, cercando quel giusto: il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio; finché non lo trova: Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
Sembra di vederlo questo Dio, che in mezzo a tanto male, arrabbiato e deluso, comunque non si stanca di guardarsi in giro per vedere se qualche buono è rimasto; qualcuno che possa farlo desistere dai suoi propositi, che possa scegliere il suo dispiacere, possa riscattare la sua delusione. Perché Egli si arrabbia, ma non è un Dio malvagio. Perché l’amore non può sopportare il male e chi lo fa, specialmente contro i deboli e gli indifesi. Egli non è un Dio indifferente e impassibile, al di sopra delle vicende umane. Non può tollerare il male senza intervenire. Ne sarebbe complice.
Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. Anche egli, lascia intuire il testo, come i suoi contemporanei, mangiava, beveva, prendeva moglie… Anche lui aveva una vita e non si preoccupava di quello che facevano gli altri, operando a sua volta il male e permettendo alla malvagità di dilagare nel mondo, prendendo a giustificazione che “tanto fanno tutti così”. “Fanno tutti così” è la cosa più idiota che noi possiamo dire per giustificare il nostro peccato. Come sono belle le persone come Noè: anche Dio se ne compiace. Le cerca, le trova, le guarda e si compiace, felice di essere il Creatore di creature così! Persone che non hanno paura di rimanere soli ma camminano giusti e integri su questa terra; persone che senza badare a dove vanno e stanno tutti, decidono di stare dalla parte giusta. Noè sembra essere l’ultimo ostacolo alla realizzazione del proposito vendicativo di Dio. Non gli serve supplicare o invocare Dio perché cambi idea. È la sua stessa presenza e la sua condotta che appaiono come un’obiezione alla cancellazione dell’uomo dalla superficie della terra. Noè infatti trovò grazia agli occhi del Signore. E trovò grazia perché era uomo giusto, integro e camminava con Dio, pur in mezzo a una generazione traviata. Questo singolo uomo impedisce che si realizzi la cancellazione di tutti dalla faccia della terra. Dobbiamo tornare davvero a credere che ciascuno di noi senta di poter essere quel giusto di cui il mondo ha bisogno. Che ciascuno di noi desideri essere colui che trova grazia agli occhi del Signore.
Soprattutto quando tutti sembrano arrendersi o cercare dappertutto facili vie di uscita e i facili compromessi; quando la maggior parte sembra sfuggire istintivamente e in maniera arrendevole da tutto ciò che comporta sacrificio, rinuncia.



