
Ci fanno compagnia oggi i due discepoli di Emmaus. Due discepoli, in cammino. Come tutti gli altri hanno il cuore triste e deluso. Non riescono più a trovare un motivo per rimanere a Gerusalemme. Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, è morto; i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele;
Il primo pensiero che raccolgo si fa domanda: non accade anche a noi talvolta qualcosa di simile? Non siamo anche noi tristi quando i nostri progetti vengono scombinati, quando le nostre attese vengono deluse, quando le nostre speranze vengono infrante? Non siamo anche noi così, uomini che quando le cose non vanno semplicemente ed esattamente come pensiamo e vogliamo, andiamo in crisi? Ci arrendiamo e torniamo indietro? Ci è molto più spontaneo piangere e rattristarci, tirando subito conclusioni negative. Ci è molto più facile vedere i problemi che i germogli di speranza. Ci è molto più facile perfino accontentarci subito di una sconfitta che attendere e lottare per una vittoria che è ancora da conquistare. La delusione diventa così forte che non solo la nostra mente si appanna e perde di lucidità, ma anche i nostri occhi si spengono. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Tanto grande è il potere della tristezza e della delusione: ci impedisce di vedere.
Questi due uomini in cammino verso Emmaus sono talmente accecati dalla delusione e dal dolore che non riescono nemmeno a rendersi conto di chi lungo la strada li ha raggiunti e ora sta camminando con loro. La cosa ancora più sconvolgente è che qualcuno aveva anche loro detto che si stavano sbagliando: alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto.Ma nemmeno queste parole li avevano convinti che non era ancora finita! Sono anzi loro a voler convincere Gesù di aver ragione nel loro pensare male: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?» Loro che non riconoscono Gesù, sono quelli che dicono: ma come fai a non vedere e a non sapere! Non accade a volte anche a noi di venire a messa, così fermi e concentrati sui nostri pensieri, da tornare a casa senza averlo riconosciuto qui presente e incontrato? Non accade anche a noi di diventare uomini e donne per cui anche le cose belle sono inattese e forse per questo difficile da riconoscere e da accogliere? Tutto diventa inatteso perché non siamo più capaci di aspettare, troppo convinti dello sconforto che ci ha preso il cuore, della delusione che ci ha rattristato. Sono rivolte anche a noi le parole che Gesù dice ai due discepoli: Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti.
Una seconda cosa che mi pare utile raccogliere da questo Vangelo è l’invito che i discepoli fanno a quell’uomo dopo averlo ascoltato: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».Siamo soliti interpretarla come una preghiera rivolta al Signore, una richiesta di compagnia. Con questa intenzione la cantiamo: “Resta qui con noi, il sole scende già”. Ma possiamo anche più verosimilmente pensare che in quel momento siano i discepoli a credere di fare un favore a quell’uomo; a credere che sia lui ad aver bisogno di protezione, di compagnia, di un riparo per la notte. Ancora non riescono ad ammettere di essere loro, i discepoli di Emmaus, ad aver bisogno di lui. In quel momento, chiusi nella loro tristezza, non sanno nemmeno bene di cosa possono aver bisogno, cosa possono chiedere. Anche in questo assomigliamo molto a questi due uomini. Pensiamo che sia Dio ad aver bisogno delle nostre preghiere, del nostro tempo; che sia lui ad aver bisogno che noi veniamo a messa, che sia lui ad aver bisogno della nostra compagnia. Io trovo meraviglioso questo Gesù! Questo Dio che in Gesù si rivela in questo modo: Uno che non ha paura del nostro dolore e della nostra rabbia, anzi, uno che è solito farsi vicino proprio quando siamo tristi; che cammina al nostro passo e si fa accanto con dolcezza, si fa compagno proprio dentro le nostre crisi e difficoltà; uno che non ce le manda a dire: stolti e lenti di cuore; uno che ti accompagna lungo la tua strada tutto il tempo necessario prima di chiederti di camminare dietro di lui, sulle sue strade; uno che non ama imporre la sua presenza, ma che quando gli chiedi di restare, acconsente, si siede e non ti lascia solo.
Dove lo trovi un Dio così?



